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Intervista a Cinzia Tedesco: Verdi’s Mood

Ho avuto il piacere di scrivere circa l’esibizione dal vivo che tre anni fa annunciava l’esistenza di un’Idea tanto ardua ed innovativa in occasione del bicentenario della nascita del “Cigno di Busseto”, performance a mio avviso non adeguatamente “osservata” a suo tempo dalle riviste di settore e dalla Stampa in genere, tanto meno dalle Istituzioni .

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I filosofi e la musica: Immanuel Kant

C’è troppo profumo in quella musica!

Sulla musica Kant ha espresso un giudizio ambivalente, ma sostanzialmente negativo. Dice infatti che “forse è la prima arte, quando le arti si valutino dal punto di vista del piacere” ma “se invece si stima il valore delle belle arti secondo la cultura che portano all’animo … la musica avrà l’ultimo posto, perché essa non fa che giocare con le sensazioni” (Critica del giudizio, Laterza, 1982, p.191).

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Improvvisazione ed Evoluzione

L'improvvisazione intuitiva radicale è un "nuovo" modo di comporre in tempo reale, una composizione veloce.

Ci sono diverse opinioni contrastanti, certo è intuitivo che una composizione lenta ha tutto il tempo di essere costruita a tavolino, analizzata, mutata e arrangiata più volte in tempi e momenti diversi.

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Improvvisazione Altra? 

Lectio Magistralis di Enrico Intra all’Università “Bocconi” di Milano, 8 giugno 2016. 

Prendendo spunto dal libro di David Toop: Into the Maelstrom (Dentro il vortice) osservo:

L’improvvisazione ha, soprattutto nella musica jazz,  dei suoi campi d’eccezione. E occorre aggiungere che, se si riuscisse a lavorare con più linguaggi musicali, si potrebbe più facilmente entrare in un modo nuovo di fare musica estemporanea. Il procedimento può essere paragonato allo  studio delle lingue. Chi apprende  con lo studio più lingue,  ne  impara più facilmente una nuova.

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I filosofi e la musica: G.W.F.Hegel

Tre, quattro volte, distante dal vero 

La musica non è la più importante tra le arti, e l’arte non è la più importante tra le espressioni umane.  Può essere sintetizzata così la tesi di Hegel sulla musica, relegata in una posizione marginale all’interno del sistema della scienza rispetto ad attività che hanno maggiore potere rappresentativo della vita spirituale.

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I filosofi e la musica: Aristotele

Tre benefici 

“Secondo noi la musica non va praticata per un unico tipo di beneficio che da essa può derivare, ma per usi molteplici, perché può servire per l’educazione, per procurare la catarsi e in terzo luogo per il riposo, il sollevamento dell’animo e la sospensione dalle fatiche” (Aristotele, “Politica”, VIII, Utet, 2006).

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Nietzsche: filosofia, musica e Mediterraneo  

La prima opera di Friedrich Nietzsche porta il noto titolo de La nascita della tragedia dallo spirito della musica e qui il paradigma filologico con cui Nietzsche rivoluzionò le interpretazioni del mondo classico diventa subito paradigma filosofico attraverso cui si dispiegherà l’asse portante che sottintenderà, pur nel suo sviluppo a tutta la filosofia nietzschiana.

Read More: Nietzsche:filosofia,musica, Mediterraneo. di Giuseppe Cappello
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I filosofi e la musica: Jean Luc Nancy

I suoni del Reich 

Non abbiamo mai nascosto che dell’arte possa farsi un uso ideologico, ma abbiamo sempre aggiunto che non si possa giudicare, se non facendole un torto immenso, tutta l’arte come espressione ideologica.

Quando questo accade, tuttavia, le conseguenze possono essere veramente temibili e terribili.

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I filosofi e la musica:Walter Benjamin

Non solo mainstream 

Meglio la ripetizione o la differenza? L’eterno ritorno dell’uguale o la divergenza, il salto, la digressione?  La sicurezza del ritornello o la perdita poco rassicurante del leit-motiv, dell’origine e del centro? Non vogliamo parlare di Gilles Deleuze benché questi termini portino inequivocabilmente a lui, ma di Walter Benjamin, il filosofo tedesco morto suicida nel 1940 per sfuggire alla cattura dei collaborazionisti francesi. 

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