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I filosofi e la musica: Georg Simmel

La verità, vi prego, sulla musica! 

“La musica e l’amore sono le uniche prestazioni dell’umanità, che, in senso assoluto, non si dovrebbero tentare di descrivere con mezzi inadeguati” (G.Simmel, Diario postumo, Aragno, 2011, p.34). 

 

Secondo il filosofo tedesco, fondatore del Vitalismo, la musica e l’amore non andrebbero descritti con mezzi impropri, dove per  “improprio” o “inadeguato” deve intendersi ogni espediente logico e concettuale che contrasta con l’eccesso di vita e l’esuberanza incommensurabile di cui sono ricche queste due esperienze. 

Tuttavia, visto che la musica non può essere descritta da altra musica, mentre le parole possono essere descritte da altre parole, non resta che parlare della musica con le parole, con il rischio che nel parlarne si diventi - come i dilettanti - troppo approssimativi, superficiali e sentimentali o - come gli specialisti - eccessivamente astratti, fumosi e formali.

La critica musicale (e forse la critica d’arte in generale) dovrebbe tenersi lontana tanto dal rischio del dilettantismo quanto da quello dello specialismo: il primo si lascia impressionare dalle emozioni soggettive, sottovalutando che potrebbe esserci un valore intrinseco della musica che va trovato e, per quanto possibile, spiegato; il secondo, per paura di farsi impressionare troppo dalle emozioni, cerca un’essenza profonda e strutturale, resistente al tempo, della musica contro cui, prima o poi, dovranno andare a sbattere giudizi e pregiudizi individuali.

Ma se proprio cerchiamo una “verità” della musica, bisognerebbe ricordare, seguendo Simmel, che nella musica, come nell’amore, come del resto nella vita, non conta quello che l’amata è, ma quello che l’amata è per me, al di là del fatto che la si possa fissare e comprendere in modo esaustivo e duraturo. 

Stefano Cazzato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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