Feyerabend e la musica, Stefano Cazzato

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I filosofi e la musica:Paul Karl Feyerabend

Una voce fuori dal coro 

A lungo alternò l’interesse per il canto (coltivato di notte) con quello per l’astronomia (coltivato di giorno) fino a quando il secondo non prevalse sul primo, ma mai in modo veramente definitivo.

Paul Feyerabend, il fondatore dell’anarchismo metodologico, il filosofo che per tutta la vita polemizzò con la pretesa della scienza di possedere una verità eterna, avrebbe voluto fare il cantante (oltre che guardare molta televisione e andare in pensione da piccolo).

Ma sbaglieremmo a pensare che il canto fosse per lui il trionfo della libertà dell’arte contro i vincoli della scienza. Secondo Feyerabend imparare a cantare è più difficile che imparare a pensare perché il canto richiede un metodo esigente in cui convergono disciplina, gradualità, esercizio, pazienza, verifica e perfezionamento. Scrive nella sua autobiografia (“Ammazzando il tempo”, Laterza, 1999, p.38): “Una voce non è un cervello: se si applica su un problema che supera le sue capacità un cervello si confonde, non capisce ma rimane in buone condizioni di funzionamento. Una voce, usata in una simile situazione, s’incrina, s’indebolisce e scompare. Un genio matematico ha bisogno di un po’ di preparazione; tuttavia può iniziare subito con i problemi più complicati. Non c’è bisogno di crescere. Un cantante invece deve aspettare”.

Quali conseguenze possiamo trarre da queste parole? Possiamo dire che scienziati si nasce mentre cantanti si diventa? Che lo scienziato fa la voce grossa da subito mentre il cantante ha la voce piena solo nella maturità? Che il tempo è decisivo nella formazione di un cantante e lo è meno in quella dello scienziato?  Che il canto obbedisce al metodo più della scienza?  E che la scienza è molto più artistica del canto che dunque è più scientifico? Forse. Ma possiamo dire, soprattutto, che l’arte va disciplinata mentre la scienza va  sregolata; che la ragione senza  creatività è muta e la creatività senza ragione è sfiatata; che gli scienziati sono anche artisti e gli artisti anche scienziati. E che nulla è totalmente opposto a nulla e tutto è sempre in tutto. Questo sembra il senso della vita,  provocatoria e divertente, libera e geniale, di Paul Feyerabend, scienziato fuori dal coro, cantante mancato, ma dotato (pare) di una voce notevole e ottimamente impostata. 

Stefano Cazzato

 

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