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I filosofi e la musica: Søren Kierkegaard

L’immorale e l’immortale 

Così scriveva nell’Ottocento il filosofo danese, fondatore dell’esistenzialismo,Søren Kierkegaard: “Il resto della produzione di Mozart può rallegrare, suscitare la nostra ammirazione, arricchire l’anima, sanare l’orecchio, far bene al cuore” ma il Don Giovanni incarna “l’oggetto assoluto della musica”.

 

Di cosa si tratta ce lo spiega Massimo Mila, grande musicologo e interprete dell’opera mozartiana. Questo oggetto – scrive Mila – “è l’immediato sensuale che la lingua non può esprimere. Come la lingua è il mezzo espressivo dello spirito, così la musica è il mezzo espressivo del senso” (Lettura del Don Giovanni di Mozart, Einaudi, 1988, p.11).

Dunque, semplificando, si potrebbe dire che la parola sta al Logos, al concetto, alla riflessione mediata ed elaborata nel tempo, come la musica sta al Pathos dell’attimo, al desiderio non filtrato dall’intelletto, alla purezza estetica (che è una purezza del tutto particolare) non incrinata e contaminata dall’etica. 

Il Don Giovanni o è musicale o non è; se cessasse di essere musicale, non sarebbe né seduttore né seducente. Ecco perché – aggiunge Mila – Beethoven “deplorava il Don Giovanni per la sua immoralità”.

Ma spesso, nell’arte, ciò che è immorale finisce per diventare immortale: sfida il tempo e lo vince. Non si sa più quanti “Don Giovanni” siano stati composti, variazioni sul tema, citazioni e attualizzazioni.

Ma i Don Giovanni scorrono, mentre il “Don Giovanni” resta. Sacrificando il Logos al Pathos, il Don Giovanni è diventato un Mithos. E, di conseguenza, un topos, cioè un luogo permanente dello spirito. 

Stefano Cazzato

 

 

 

 

 

 

 

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