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Stefano Cazzato

Dialogo con Platone

Armando Editore 2010, pp.64

È un agile libro questo in cui Stefano Cazzato ci invita al dialogo con il filosofo, Platone, per la cui opera si è detto ancora, nel secolo scorso, che «tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine» (Whitehead). Un libro agile e coraggioso perché l’invito al confronto con Platone non passa dai canonici dialoghi più noti e blasonati ma attraverso quelli che figurano apparentemente come dialoghi minori del filosofo ateniese.

Sennonché dal maestro di questo filosofo, Socrate, sappiamo che il coraggio non è tale se non ha al fondo l’intelligenza e così la scelta di Cazzato, attraverso la via del coraggio, dà prova innanzitutto di un atto di brillante intelligenza. Non introdurre chi si voglia avvicinare Platone a scritti voluminosi che anche la fatica del più alacre e provato interprete impiega una vita a dominare; e non offrire, per altro verso, stralci da questo o quel dialogo assemblati in una sintesi più o meno felice. L’autore, appunto, fa una scelta coraggiosa ma innanzitutto intelligente. Quella di affrontare la lettura completa e omogenea di dialoghi più contenuti capace di dare un senso compiuto alla disponibilità del lettore e al tempo stesso di portarlo dentro a quello che è il mondo e il senso della filosofia platonica. A Cazzato non interessa principalmente portare alla conoscenza di chi si avvicini al suo libro delle nozioni che possano aumentare la mole della vulgata platonica; interessa piuttosto ricostruire quel laboratorio logico in cui si dischiude l’attività della mente di uno dei più grandi geni dell’umanità per far fare al lettore una vera e propria esperienza filosofica piuttosto che una ricognizione di nozioni. Il modo vero di entrare, insomma, in contatto con Platone e di mutuare da questa esperienza un paradigma di lettura del testo filosofico in grado di essere esportata anche sul altre letture filosofiche. L’autore lo dice ed è ben consapevole che ogni autore può richiedere la messa a punto di un paradigma di lettura adeguato alla sua opera; ma proprio in questa esperienza l’intento di Cazzato è quello della prova di una ginnastica del pensiero che poi non è altro che la stessa prova del filosofare. Ecco, questo volume, agile ma al tempo stesso denso, non ci vuole portare di fronte a una filosofia ma a un filosofare. Il filosofare platonico nella sua più intima connessione con il filosofare socratico. Il primo dei dialoghi che l’autore prende in considerazione è infatti l’Eutifrone, dialogo giovanile di Platone, in cui quest’ultimo è ancora molto caratterizzato dall’adesione alla filosofia del maestro. Si badi bene su questo punto. Ciò non significa che Platone si limiti a fare opera di mera registrazione della filosofia del maestro; ma, come sostiene Gabriele Giannantoni, uno dei più autorevoli studiosi del pensiero antico, «la presentazione che di Socrate e del suo pensiero viene fatta nei primi dialoghi platonici - per quanto possa essere valutata storicamente degna di fede e adeguata a ciò che Socrate e la sua filosofia furono realmente - è pur sempre in primo luogo da considerare come una presentazione schiettamente platonica: essa, cioè, non nasce sulla base di interessi dossografici, ma bensì da consenso di idee e da un atteggiamento di totale impegno nella problematica del maestro; consenso ed impegno che generarono, essi stessi, nell’animo di Platone, l’esigenza di un’ulteriore riflessione, di un più vasto e problematico approfondimento, e che portarono, col tempo, ad un distacco sempre più marcato, anche se mai totalmente dimentico dei punti di partenza». Dunque, con il libro di Cazzato, se è vero che ci accostiamo notevolmente al filosofare socratico al tempo stesso è altrettanto vero che entriamo dentro uno snodo cruciale del pensiero platonico. Non è un caso, infatti, che il problema in cui ci porta il dialogo fra Eutifrone e Socrate sia proprio il problema che Platone ebbe più a cuore per l’intero arco della sua riflessione. Il problema della definizione della giustizia; di cosa sia giusto nelle azioni umane individuali e nella loro interazione con gli altri uomini; alla stessa relazione dell’uomo con gli dei. Ed è intorno a questo problema che avviene lo scavo dell’autore del nostro libro all’interno della rete logica che sottintende alla filosofia socratico-platonica. L’interesse del libro, in questo senso, è quello di individuare i nodi di questa rete logica: la concezione del dubbio, dell’ironia e della dissimulazione, della definizione, del paragone e delle regole dell’interlocuzione fra i protagonisti. Della famosa maieutica. Avviene questo sia, come abbiamo detto, per l’Eutifrone ma anche per dialoghi che si allontanano dal momento più propriamente socratico della filosofia platonica fino a spingersi all’analisi del Crizia che è notoriamente un dialogo dell’ultima fase del filosofare platonico, quello della vecchiaia. Come per lo scambio fra Eutifrone e Socrate, in questa nuova interlocuzione tra Socrate e Crizia, ciò che interessa a Cazzato è quello di mettere in rilievo, come l’autore dice perentoriamente nel titolo di questo capitolo, le «strutture dell’argomentazione». Sennonché, in questo continuo indagare sul metodo che Platone utilizza nell’evoluzione del suo pensiero, nel caso di questo grande autore della filosofia, proprio l’avvicinamento al reticolo logico costituisce felicemente anche un andare dritto al contenuto stesso della filosofia in questione. Su questo punto sono eloquenti le parole di Guido Calogero, il grande studioso che ha istituito la cattedra di filosofia antica all’Università «La Sapienza» di Roma. Scrive Calogero: «come il persuadere protagoreo e gorgiano risponde allo spirito liberale della costituzione ateniese nella sua antitesi al violentare (biazesthai) tirannico, così il conversare socratico rappresenta ancora un passo ulteriore nel riconoscimento del diritto dell’individuo, che sarebbe umiliato anche se fosse soltanto persuaso, e non collaborasse personalmente alla ricerca dialogica della verità». Ecco: il conversare socratico, il dialogare brachilogico, quello che è Platone a far emergere nei suoi scritti, non è solo orizzonte epistemologico; dentro questo orizzonte epistemologico, o, meglio, in simbiosi con questo orizzonte epistemologico si leva continuamente l’orizzonte che più a cuore stette e a Socrate e al suo discepolo Platone, l’orizzonte morale e politico. Il problema di come gli uomini possano condurre una vita in comune nel segno della giustizia. Dunque il dialogo di Cazzato con Platone e quello di chiunque voglia seguirlo in questo suo agile ma denso libro rende giustizia alla disponibilità del lettore su due piani: quello dell’ingresso di colui che accetta il dialogo sia sul piano della ginnastica socratico-platonica nello svolgersi dell’attività del pensiero sia su quello della messa a fuoco di ciò che in questo irripetibile momento della storia dell’umanità, l’Atene democratica fra il V e il IV secolo a. C, venne inteso come il sommo bene per l’uomo; ciò che ne costituisce il più alto piacere e nutre più al fondo la sua felicità. Una vita dedita alla ricerca della verità e della giustizia, ancora meglio, come emerge brillantemente dalle stesse pagine di questo libro, della giustizia attraverso la verità".

Giuseppe Cappello

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