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I  cromatismi del Tyne: quattro poesie su Sting

(Giuseppe Cappello) 

  

I cromatismi del Tyne

 

Il ferro dei binari inchioda il grigio uggioso del cielo sulla città del Tyne

Il sibilo arrugginito degli scambi

Stridono i freni sugli ultimi metri della corsa

Scendono con gli strusci neri del carbone sulle guance

La cipria della fatica sul volto dei minatori

Lentamente avvolge le strade la scura cosmesi della notte

Nel locale, fra il fumo, le birre e lo slang,

una voce e il ferro delle quattro corde

Inchiodano la notte alle leggi del cielo

Armonie che tessono le danze dei pianeti nel firmamento

Nelle carni delle nebbie e del carbone, del ferro e della pioggia,

scorre fra le anime il bagliore del blues

 

La graffiante magia della rosa gialla

 

Fra l’asfalto e il ferro di Newcastle è venuto su un fiore

Una rosa gialla

La pioggia del Northumberland ha bagnato

l’asfalto e il ferro di Newcastle

Ed è venuto su un fiore

Una rosa gialla

Oggi piovono le stilettate di una tromba

e bagnano le armonie dei neri d’America

E li dove la pioggia danza con il sudore si leva la sua voce

Fra il cielo e il fango continua la graffiante magia della rosa gialla

 

Trasfigurazione di un bagliore del Nord

 

Ferro su ferro la pulsazione della città

È seduto sulla banchina del porto

Lo tocca un bagliore di un tramonto del Nord

Nell’anima la magia dell’idea

Scende per le sculture dei polpastrelli

Lungo il ferro lo scalpello del suono

Nelle quattro corde l’ordito

Cromatismi aurorali dal mare del Nord

 

La notte indigena dell’intimità

 

La chitarra viene su da un anonimato inquieto

L’anonimato del latte e delle nebbie

Del ferro e  del carbone

Di un’intimità che sa del suo valore pubblico

E il basso entra e spinge

Nel ritmo del piccone dei minatori

Spinge nel ritmo del piccone dei minatori

In levare la siderurgia delle percussioni

La pulsazione della grancassa risoluzione e domanda

Sui quarti pari incede

Nel passo dispari di speranza e disperazione

Spera e dispera l’intimità che sa del suo valore pubblico

Che sa che il mondo potrebbe non raccogliere

Il canto

Ha dentro una luce splendore e conflagrazione

Splendore nel mondo

Conflagrazione in una sola anima sola

La notte scende con la sua oscura coltre

Abito di un istante di fatalità

Nella notte indigena dell’intimo il sonno rapisce gli hertz del sogno

 

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