wilhelm furtwangler.Prima, durante e dopo le bombe. Il demiurgo(complete rec.DG & Decca)

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Wilhelm Furtwängler. Prima, durante e dopo le bombe: il demiurgo. 

Fine Agosto 1937, Salisburgo: Toscanini e Furtwängler sono in contemporanea al grande Festival. Inaspettatamente il maestro tedesco va a trovare il maestro italiano, di quasi venti anni più grande. E’ una visita inattesa, e soprattutto non desiderata dal maestro italiano. Ecco il nocciolo della questione (traduco dall’inglese). Toscanini: “So bene che non siete un membro del partito nazista,  so anche che avete aiutato i vostri amici ebrei (108); ma chiunque diriga nella Germania Nazista è un Nazista”. Furtwängler nega assolutamente di essere nazista e risponde seccato ma lucido: “Quindi, secondo voi, arte e musica sono semplice propaganda, una distorsione, come accade in qualunque forma di governo al potere: se un governo nazista è al potere, io come direttore sono nazista; se è un governo comunista io sono comunista; se è un governo democratico, io sono un democratico. No, mille volte no! La Musica appartiene a un mondo differente, ed è oltre gli eventi politici”.

Ovviamente Toscanini non è d’accordo. E ciò conclude la discussione (e, aggiungo, non solo la discussione ma molto di più: rovina definitivamente il già complicatissimo rapporto). Tra le diecimila cose che dovrei dire ne scelgo pochissime, indispensabili.

Il maestro ha sempre rifiutato la tessera del Partito, mentre Von Karajan ne aveva 2, era uno dei pupilli di Goring, e suonava sempre l’inno nazionalsocialista prima di ogni concerto, in quegli anni. Furtwängler evita di partecipare alle celebrazioni delle Olimpiadi del ‘36 a Berlino: diceva Goebbels “c’è qualche ebreo che Furtwängler non conosca?!”.

Andiamo avanti: ultimi mesi di guerra, fine 1944. La moglie di Himmler fa avvisare il maestro che Hitler ha approvato un piano per pedinarlo, spiarlo, e registrare ogni suo movimento, ogni sua esternazione...si può immaginare con quali fini! Alla fine di un suo concerto, in una Berlino già in gran parte ridotta a uno scheletro, si avvicina Albert Speer, il ministro degli armamenti, al quale Furtwängler chiede se a questo punto rimane qualche speranza per la Germania; Speer nega, e consiglia vivamente di lasciare il paese e rifugiarsi in Svizzera.

Le attività del maestro sono ormai ridotte a una altalena, tra Berlino e Vienna; anche Vienna è devastata: l’ultimo concerto a Berlino è del 23 Gennaio 1945, poi si va, l’ultima volta, a Vienna, in treno, tra mille difficoltà e 2 giovani vestiti interamente in nero (Gestapo?) che in treno e nella città austriaca, Hotel Imperial, spiano sempre ogni movimento.

Sappiamo per certo di un ultimo concerto viennese del 28 Gennaio 1945. Ma su Internet ho trovato notizie di un’ulteriore data, primissimi di febbraio, e c’é in nastro su Youtube un Finale della 1° sinfonia di Brahms, caricato da una persona di lingua spagnola che dice chiaramente essere l’ultimo concerto durante la guerra, con i Sovietici quasi alle porte, anche di Vienna.

Passato avventurosamente via Bregenz, il maestro entra in Svizzera l’ 8 Febbraio, accolto dall’amico e suo strenuo difensore con Yehudy Mehuin , il direttore Ernest Ansermet, gigante dell’interpretazione del ‘900, dell’impressionismo e di tanta musica russa.

In uno scenario da incubo, i Berliner danno il loro ultimo concerto il 12 Aprile 1945, che si chiude con il finale del “Crepuscolo degli Dei” wagneriano: appunto la fine di un mondo, la delirante illusione del Reich Millenario. All’uscita della sala, adolescenti in divisa nera, distribuiscono ai presenti capsule di cianuro. Il 30 Aprile Hitler si suicida con Eva Braun.

I sovietici sentono per tutto il Bunker l’inconfondibile odore di mandorla del cianuro. La sola Battaglia di Berlino in meno di 3 settimane vede 150 mila morti tra i soldati sovietici, e la stessa cifra (se non più alta) tra i civili berlinesi.

In questa sinfonia apocalittica, per la morte del Fuhrer la radio trasmette l’Adagio della Settima Sinfonia di Bruckner, eseguita da Furtwängler nel 1942, quale, diciamo così, marcia funebre di accompagnamento.

Ho scritto queste notizie per inquadrare il cuore centrale di un preziosissimo cofanetto da poco edito dalla Deutsche Grammophone, che contiene una parte certo sostanziosa delle registrazioni pubblicate negli anni dall’etichetta gialla e accuratamente ripulite.

Si va dal 1926 al 1954, anno della morte dell’artista.

Tenterò di inquadrare, in sintesi, una sintesi davvero crudele, perché ogni brano andrebbe raccontato dal di dentro e contestualizzato con il momento storico che lo ha generato.

Postulato di partenza: il nostro non fu mai un direttore tecnicamente preciso, ferrato, efficiente e prestazionale, come ci hanno abituato gli ultimi decenni. Il pensiero, l’individualità dell’animo del direttore si impongono sullo scritto, sullo spartito. Spartito alla mano, si potrebbero fare migliaia di rilievi e di critiche. Come ben dice Giulini, anche a vederlo, i suoi gesti ondivaghi, la sua figura alta, snella con un’ espressione quasi ascetica, dava all’orchestra la sensazione di qualcosa di mistico, di immateriale. E, certamente, i suoi gesti andavano soprattutto interpretati, essendo tecnicamente spesso incomprensibili. Ma il “Feeling” che si instaurava con le orchestre, in massimo grado Berliner e Wiener, produceva esperienze di ascolto sconvolgenti, specie dal vivo.

In studio, in particolare i nastri del dopoguerra, ci sono cose bellissime sempre; ma le “moderne”(per allora!) registrazioni, destinate agli LP, lo infastidivano e anche raffreddavano un po’ l’atmosfera del brano.

Primo Periodo: 1926/1937 (a 40/51 anni). La nota dominante, che progressivamente si adombra, è quella di un idealismo estremo postromantico, intriso di una intensa malinconia, ma con una fluidità di suono quasi assoluta: diciamo che negli ultimi anni (avvento di Hitler) il maestro percepisce ombre sinistre, ma tutto si risolve in un canto nobilissimo e profondo. Di questi primi Cd una 5° di Beethoven già inconfondibile, ma in verità, nel 1926, con un’acustica compressa e soffocata. Grandissime cose del classico repertorio tedesco e qualche incursione addirittura in Rossini, con una Ouverture del “Barbiere” certo non lucente e scintillante, ma eseguita con un certo spirito, piuttosto sorprendente.

Secondo Periodo: Gli anni di Guerra 1942/1945 (a 56/59 anni). Furtwängler è la muraglia che difende la civiltà Europea (tedesca nello specifico, ho detto tedesca, non nazista) dall’aggressione della belva stalinista a Vienna come a Berlino. Queste registrazioni sono il proseguimento della cronaca di guerra. Tra il ‘42 e il ‘43 ascoltiamo tutti capolavori con un ethos battagliero, la musica che vince la bestialità della guerra. La Germania che avanza è la liberazione, o il tentativo di liberare il continente dalla belva stalinista. C’é esaltazione, perorazione, ma è sempre tutto interpretazione intensissima che, se può apparire retorica oggi, si pensi a cosa rappresentavano per tanti tedeschi queste serate, uno sgancio dagli orrori, un momento di intensità inebriante.

I nastri del 1944/45 sono più scuri, angosciosi, cupi, con un clima da tregenda; la fiducia e l’abbandono del dettato musicale resta totale, ma si percepisce un senso di fine iniziale, già a fine ‘43, poi sempre di più fino ai nastri dell’inverno 44/45, dove gli squarci di desolazione e di catastrofe si dilatano a dismisura. Costretto per 26 mesi a non dirigere e a subire il processo di “denazificazione”, il maestro esegue le prime serate del periodo post bellico in Italia, a Roma, Santa Cecilia, Aprile 1947. Ma la grande rentrée a Berlino è per fine maggio 1947.

Terzo Periodo: 1947/1954 (a 61/68 anni). La prima parte di questo periodo, fino ai primi del 1952, quando torna a essere nominato direttore a vita della Berliner, è quello che io chiamo il periodo del “nomadismo”: vaga in tantissimi posti in Europa, ma anche in Egitto come in Sudamerica.

Il Nordamerica gli è precluso da Toscanini e i suoi seguaci. Si creano episodi dolorosissimi sia a Chicago come al Metropolitan di New York. Toscanini sa bene di avere davanti un genio almeno grande quanto lui (e dico, almeno!). E l’invidia rode e divora, acuita da una progressiva forma di arteriosclerosi e i molti problemi con la orchestra della NBC. Torna in Inghilterra, in Francia, fa molte cose in Italia, a Roma soprattutto ma anche a Torino e Milano. La sua salute si sta indebolendo. Inaugura il Festival di Bayreuth rinato nel 1951 ed è figura dominante al Festival di Salisburgo. Ma, pure adorato dai Wiener (“La mia amante preferita”), sente drammaticamente lo iato con i Berliner (ora c’è il giovane Celibidache, per altro suo grande ammiratore, allora).

A Gennaio 1952 finalmente arriva la notizia ufficiale con i Berliner. Ancora tournées trionfali, a dispetto dei diversi problemi di salute.

Queste ultime registrazioni sono, in apparenza, più serene; più sublimate, mentre fino al ‘51 si sentivano strappi e lacerazioni, toni spesso disperati, brucianti, roventi. In realtà in questi anni c’é la percezione netta di essere già fuori dal tempo: il rivale Karajan sta dilagando e una nuova generazione chiede spazio, il mondo cambia. E lui si rifugia in questa fascinosissima e profonda turris eburnea di sentimenti sublimemente sconsolati. Ultime immagini: estate 1954, Salisburgo, “Don Giovanni”; ultimi nastri Ottobre 1954, Vienna ,“La Valchiria” Emi, forse il primo step di un RING in studio. Muore qualche settimana dopo, in Svizzera. Mi piacciono le parole di Karl Bohm al suo funerale.Le sintetizzo: “ci hai lasciato un vuoto incolmabile, non sappiamo bene se e quanto il mondo ti abbia compreso, non vediamo nessuno in grado di sostituirti”. Nelle Note del booklet :“I critici hanno sempre cercato un successore in questi decenni”. Da 66 anni lo stiamo aspettando (aggiungo io, per ora, senza speranza).

P.S. I 34 CD, alcuni anche molto ricchi di minutaggio, sono solo una tranche del lascito di Furtwängler, in assoluto una parte minoritaria. E’ stato donato da Angela Merkel al Papa un cofanetto di 107 Cd, con le registrazione EMI anche, live e in studio, e altri live. Eppure non sono in conto le rimasterizzazioni di case piccole, su tutte Tahra, e i misteri di quanti nastri russi presi a Berlino nel ‘45 e ancora nascosti, il mitico “Parsifal” a Milano del ‘51, radiotrasmissioni della Rai 1947/1951 e della Radio Austriaca anni ‘30 a Salisburgo e Vienna e molto altro… 

Domenico Maria Morace.

 

WILHELM FURTWÄNGLER

Complete Recordings

Deutsche Grammophon & Decca

Works by

BEETHOVEN · MOZART · R. STRAUSS

BRAHMS · BRUCKNER · HAYDN

SCHUMANN · WAGNER · BERLIOZ

ROSSINI · MENDELSSOHN

Wilhelm Furtwängler

Berliner Philharmoniker

Wiener Philharmoniker

London Philharmonic Orchestra

Int. Release 27 Sep. 2019

34 CDs + 1 DVD

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