franco cipriano (stefano cazzato)

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Brevi note sull’opera di Franco Cipriano

Cosa c’è al di là della tela e dell’opera di Franco Cipriano? Che cosa veicola il testo passando? E che cosa, l’artista, superandosi, oltrepassandosi attraverso l’opera, facendola parlare o tacere, a seconda dei casi? 

Vorrei rispondere che oltre la tela c’è qualcosa che non passa, se non fosse che con questa formula c’è il rischio di rendere sostanziale un essere o un’essenza che non è facile identificare né trattenere una volta per tutte.

Ebbene, la pittura di Cipriano ci mette di fronte all’intrattenibile ma che - proprio perché intrattenibile - non è dato vedere, non sta lì, non è presente, è indisponibile allo sguardo e alla definizione. O se c’è, c’è nei termini di un’assenza, di un ricordo, di una memoria antica, prima dei tempi, di una nostalgia del perduto e non ancora ritrovato. Da qui la sua ricerca.

Eppure, la sensazione è che ciò che è lontano e indicibile possa essere avvicinato, e che sia possibile dargli voce più che forma (perché qui siamo nell’impero dei segni, delle tracce, delle incisioni, degli indici, delle apparizioni più che del figurativo). 

Qualcosa che aleggia come quel “Bello” che nel Simposio platonico non è stato formalmente invitato e nessuno dei protagonisti dell’agone, non dico Socrate, ma nemmeno la sacerdotessa Diotima di Mantinea, che viene evocata nel racconto mitico (anche lei assente, dunque) è in grado veramente di mostrare, ma al limite solo di indicare. Cos’è questo lontano intrattenibile?

Abbiamo usato la parola “cosa” sbagliando, perché è viziata dall’oggettivismo metafisico, dalla logica dell’ente presente e rassicurante.  Abbiamo usato la parola “essere”, sbagliando doppiamente perché è la parola più metafisica di tutte. 

Quello che c’è oltre la tela è la possibilità di fare un’esperienza, di tentare un incontro, di rispondere a un appello di cui l’artista è tramite e noi destinatari prima e interpreti poi.  Grazie a lui (messaggero ma non demiurgo, testimone ma non legislatore) anche noi siamo coinvolti nella catena del senso, nel processo di disseminazione dei segni.

Quella di Cipriano è un’opera che nasce nel cuore febbrile e tormentato della mistica, una scorta di senso nei nostri tempi ricchissimi di attività e così poveri di vita e di spirito. Un’opera umana poco umana, soprattutto poco umanistica.    

Stefano Cazzato 

Un percorso biografico 

Franco Cipriano è nato nel 1952 a Scafati (Salerno)

Si è diplomato al Magistero d’Arte di Napoli e ha frequentato la Facoltà di Architettura e la Facoltà di Lettere e Filosofia. Dal 1972 al 2015 ha insegnato nell’Istituto Statale d’Arte di S. Leucio in Caserta e nel Liceo Artistico de Chirico di Torre Annunziata. Vive e lavora a Scafati, Napoli, Roma.

È attivo nella scena artistica dagli anni Settanta, con attività espositive e di scrittura teorico-critica. La sua pratica artistica interagisce e dialoga con il pensiero filosofico e con i linguaggi poetici. Progetta, cura e organizza mostre ed eventi multimediali, attivando interrogazioni di linguaggi, temi e questioni della contemporaneità.

È stato promotore, negli anni Sessanta e Settanta, di gruppi d’intervento artistico e culturale, con pratiche di arte di azione urbana. Nei suoi percorsi multiformi la pratica della pittura e della scrittura ha incrociato esperienze multimediali, teatrali, e di politiche e organizzazione per la cultura.

È autore di testi di critica, storia, poetica e teoria dell’arte contemporanea, pubblicando in riviste, cataloghi e volumi. È intervenuto in diversi convegni e iniziative sui temi del rapporto tra arte e società, arte e linguaggi, arte e filosofia.

È stato art director dello Spazio Zero11 di Torre Annunziata, Napoli e supervisore nelle attività del collettivo “Di.St.Urb”. Ha promosso e coordina “Artlante, comunità di studi e iniziative per l’arte contemporanea”. Ha partecipato, dal 1969 al 1972, alla redazione della rivista NO diretta da Luca Luigi Castellano. È ministro dell’Institutum Pataphisicum Partenopeium e ha collaborato ai fogli “Patapart” e “Tiè”, diretti da Mario Persico. Dirige la collana “Signum”, per le edizioni Artetetra. 

La recente monografia HISTORIA, Grafica Metelliana Edizioni, 2015, raccoglie le molteplici tracce di dialogo e commenti della sua opera di filosofi, storici, critici, artisti, poeti, scrittori (Alfonso Amendola, Tommaso Ariemma, Michele Bonuomo, Enrico Bugli, Massimo Cacciari, Daniela Calabrò, Gennaro Carillo, Luciano Caruso, Vitaliano Corbi, Vincenzo Cuomo, Luca Luigi Castellano, Enzo Cocco, Antonio Davide, Matteo D’Ambrosio, Marco De Gemmis, Antonio Del Guercio, Giulio De Martino, Francesco M. De Sanctis, Ada Patrizia Fiorillo, Bruno Forte, Mario Franco, Dario Giugliano, Marcello Gombos, Giuseppe Limone, Domenico Mennillo, Yurika Nakajema, Ivan Nicoletto, Mario Persico, Elvira Procaccini, Stefano Taccone, Vincenzo Vitiello, Angela Tecce, Stefania Zuliani).

Numerosissime le esposizioni collettive e rassegne, dal 1970 a oggi, a Salerno, Caserta, Napoli, Teramo, Arezzo, Livorno, Lecce, Roma, Torino, Nizza. Historia è l’istallazione realizzata, nell’aprile 2019, per il convegno internazionale “Humanity, betwen lost paradigms and new trajectories”, negli spazi dell’Università degli Studi di Salerno.

* immagine: particolare dell'istallazione "Mysterium Bibliotheca Philosophica"

 

 

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