per stefano cazzato,una storia platonica (fabrizio Ciccarelli)

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Per Stefano Cazzato, Una storia platonica, Giuliano Ladolfi Editore, 2017.

Prima lettura: Là dove s’immagina (riflessioni su Rapsodi, Aedi, Iperuranio e Blue Notes)

Non sono certamente uno storico della filosofia né un esperto di Platone ed amo la filosofia così come chiunque abbia scelto della propria vita lo specchio artistico, specchio che sa dare  equilibrio e che non conosce cadute e semmai spinge l’osservazione del Sé nella Storia delle Idee, nella Storia dell’Umanità intera.

 

Per questo mi sento libero di viaggiare nel Testo Libero di Stefano Cazzato senza alcun limite anche ad una prima lettura, “Opera Aperta” che non può non condurmi all’ampliamento della mia libertà interpretativa, una delle tante possibili e, credo e spero, accettabili.  

“Una storia platonica”: a Stefano Cazzato non manca certo l’abilità del gioco linguistico, l’amore per l’aforisma, la visione disincantata della sciarada epistemologica e, soprattutto, l’amore per quel Gioco esperto che viaggia nella memoria di chi sa far cultura con il nobile senso della leggerezza.

Una storia platonica ovvero una Storia d’Amore (Eros e non Thanatos) sublimata per giungere ad Amori superiori (Arte, Morale, Scienza, Spirito)? Non credo. Una storia platonica che vive di riflessioni più che di pratiche materiali; una storia scritta e non scritta, una storia fatta di storie che rimandano ad altre storie, essendo tutte storie della Storia.

Ma cos’è questa Storia nell’ambito del mero studio filosofico? E’ “una vera e propria monografia su Platone”, afferma Giuseppe Cappello nella sua finissima lettura del Nostro, “un libro che più che una filosofia, ci restituisce infatti, come avrebbero voluto Platone, e ancor più il suo maestro Socrate, un filosofare.” E’ vero, è così; ma io non racconto le pagine dell’Autore, e per questo mi si scusi, quanto ciò che le pagine donano alla mia richiesta di evocare, più nel Pathos che nel Logos, le immagini del mio Ego, dei miei interessi, delle mie passioni, dei miei ricordi, proprio perché -come si diceva- questa Storia di iperdialoghi è una Storia sulla quale “ragionare assieme” con l’amore di chi “ama la filosofa e segue il sapere di non sapere” e che “non deve chiedere moltissimo a se stesso, non più di quanto egli stesso pensa di poter dare”, come il Nostro osserva (pp. 23 e 135).     

Ebbene, chiarite le circostanze preliminari, lo Ione di Platone tratta fra l’altro la figura del Rapsodo, l’interprete dell’interprete, il medium che trae dall’Iperuranio e lancia fra la gente, del tutto soddisfatto del proprio traslare in lingua accessibile agli Umani l’Epica, la Lirica, l’Elegia,  visto che il Rapsodo, a differenza dell'Aedo, ripeteva semplicemente ciò che gli era stato trasmesso dalle generazioni precedenti.

Altri, invece, pensano che anche i Rapsodi intervenissero sul repertorio tradizionale, magari arricchendolo. Ad esempio si pensa che a loro sia dovuta la composizione di certi inni omerici, che nella recitazione precedevano certe parti dei poemi veri e propri. Proviamo un certo disappunto circa questa distinzione: chi canta la tradizione canta il mondo, chi ispira emozioni in chi ascolta è artista, e che sia il tramite fra il mondo delle idee ed il terreno sentire è ipotesi tutta da dissentire, a meno che la Metafisica non divenga Fisica in base a quale supposizione veramente non saprei dire.

Tant’è.  L'età d'oro dei Rapsodi è probabilmente tra i secoli V e IV a.C., quando essi erano molto diffusi e partecipavano a giochi e feste pubbliche, dove si facevano notare per la voce stentorea e l'abbigliamento vistoso e gareggiavano fra loro per vincere premi vitali al loro sostentamento. I Rapsodi riuscivano a suscitare emozioni in chi li ascoltava mettendoci una passione che potrebbe avvicinarli ai moderni attori, ai moderni musicisti, agli improvvisatori delle Note che hanno tradotto il patrimonio culturale da una generazione all'altra. E quando si parla di Improvvisazione cosa di più coerente e attuale della Musica, a prescindere dai generi, certamente..ma come non citare il Jazz che dell’improvvisazione ha fatto paesaggio armonico di una Storia(se vogliamo platonica) antropologica, estetica, morale?

Nonostante i Rapsodi  fossero giudicati con disprezzo dalla classe colta (ma il loro livello era comunque più alto di quello dell'attore omerico) e considerati inattendibili, la loro attività continuò a lungo, giungendo fino al III secolo d.C., cioè quasi alla fine dell'era pagana. Di lì in poi, interpreti dell’Iperuranio divennero i profeti  e poi i cantori dell’età nuova, i trovatori, i cantori della Spagna islamica e poi i poetanti barocchi e le cortigiane del 700, gli stornellatori romaneschi nel Lungotevere del Papa Re e “le fronde di limone” napoletane del Regno delle Due Sicilie, fino ad arrivare all’improvvisazione canora del Gospel e dello Spiritual, del Blues e della canzone popolare Kletzmer ebraica, del Tango e dei tanti cantautori dagli anni 60 in poi.

In un libro così multistrato, che così tanto dispone a letture metatestuali, siamo tutti liberi d’immaginare le melodie  delle nostre Storie in un Mito Della Caverna in cui si scopra la realtà delle cose che ci circondano e si veda l’uomo come non più prigioniero dell’opinione, volgendosi piuttosto alla Luce delle Stelle e della Luna, giungendo a scorgere, come Platone volle, l’Idea del Bene in sé. E noi lettori musicofili non dimentichiamo mai questa lezione, perché la Musica, come ebbe a dire Nietzsche, ha un ruolo insostituibile nella Civiltà.

Quale il Sistema comunicativo di Stefano Cazzato? Pensiamo d’incontrarlo nel filosofo - jazzista Charles Mingus:

“Rendere complicato ciò che è semplice è cosa banale; trasformare ciò che è complicato in qualcosa di semplice, incredibilmente semplice: questa è creatività.”

Una Storia Platonica, appunto. Una Storia che il fine docente e acuto scrittore narra come le parole fossero Note di Confine che vivano in quell’immaginazione collettiva che faccia a meno dell’eccessivamente accomodante per includere davvero le Forme della Vita, secondo scelte facili o anche meno facili, come a noi sempre urge sapere.

Fabrizio Ciccarelli

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