gino paoli, una lunga storia d'amore (le parole della musica)

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Le Parole della Musica

Gino Paoli, Una lunga storia d’amore

 

Esiste davvero la consapevolezza che qualunque storia d’amore debba necessariamente finire?

Gino Paoli la compose nel 1984 per il film di Paolo Quaregna “Una donna allo specchio”: la protagonista arriva nella città in cui vive lui per restarci pochi giorni; una passione travolgente fa dimenticare ad entrambi ciò che li circonda.

La protagonista proprio lei, Stefania Sandrelli, la donna della sua vita. In questo caso soprattutto “un uomo allo specchio”: ma che Gino l’abbia scritta proprio per lei?

Mi piace pensare sia stato così, ed anche così non fosse stato credo che la canzone narri in modo chiaro e toccante quella “lunga storia d’amore” che in qualche angolo della memoria dei due sicuramente ancora vive.

Canzone intensa, tra le più sentite di quelle più autobiografiche di quel Gino Paoli sul quale c’è tanto da dire, con la vibrante pastosa suadenza di una voce perfetta per la chanson francese d’autore (in particolare Jacques Brel, Alain Barrière e Léo Ferré, la cui arte ha reso “popolare” in Italia)  e per le ottave medio-alte da jazz ballad (come dimostrano le performance con Danilo Rea ed Enrico Rava, ed in primis la sua “Signora Giorno” del 1977 dedicata a Lady Day , la principessa triste delle Blue Notes, la splendida  Billie Holiday che Gino definì “la sua vera maestra”).

Gino il Genovese che ha reso la musica leggera molto meno “leggera”; Gino dall’incedere vocale misterioso e pacato (Chet Baker? Sì); Gino che in tanti chiamano Maestro, ma che personalmente, pur avendone elogiato tante volte il carisma interpretativo, non ho mai sentito di omaggiare quale “Maestro”, caso mai “uno di noi che, a modo suo, ha fatto pratica di vita”, e con pieno merito, visto che ha avuto il coraggio di viverla interamente con un proiettile nel pericardio fin dal 1963 quando tentò di amare più della vita la morte:

“Il suicidio è l'unico, arrogante modo dato all'uomo per decidere di sé. Ma io sono la dimostrazione che neppure così si riesce a decidere davvero.”(Corriere della Sera, 12 dicembre 2005)

Ma come si fa a non provare un sentimento forte nei confronti di chi non è riuscito, come asseriva Albert Camus, a “giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, e dunque rispondere al quesito fondamentale della filosofia”? Come non sentire vicino chi ha voluto fermare il proprio dolore e sfidare la morte? “Io non voglio essere preda della morte, non voglio che la morte decida per me: sarò quindi io a guidare la mia uscita da questo mondo” (Friedrich Nietzsche): un suicidio non tanto dovuto alla depressione quanto ad un titanico avvertire l’assenza di Bellezza dal Mondo. Sentirsi superiori anche alla morte, uno “sparire” in nome di motivi sicuramente molto più futili di quanto non sia il valore della vita. Però: come non pensare che dietro ogni Dolore ci sia, sempre e comunque, la Felicità, e che proprio il Dolore stesso sia l’unica ineccepibile prova della Felicità stessa?

Gino simpatico o antipatico, giusto o meno giusto, artista o uomo di palcoscenico. Gino sotto indagine della Procura di Genova per un cospicuo ammanco fiscale; Gino presidente molto discusso della SIAE; Gino malvisto, Gino presuntuoso, Gino ritratto dell’incostanza e della contraddittorietà, Gino che “dice bene e razzola male”, Gino PCI e Gino aristocratico. Appunto un Gino immagine della Crisi dell’Uomo contemporaneo, nella quale riconoscersi e denigrarsi.

Ma lasciamo questi ragionamenti ad altri…

A chi non è mai accaduto di non credere possibile che qualcuno ci abbia amato al di là dei nostri “meriti”?

A chi non è mai accaduto di perdere le pagine sicure della propria Vita per una Notte giunta all’improvviso?

A chi non è mai accaduto un Amore inatteso nel quale chiudere gli occhi per gettarsi in un Futuro impossibile? E quale donna non è mai stata Anna Karenina negli occhi del Conte Vronskij - Lev Tolstoj? “Scese, evitando di guardarla a lungo, come si fa col sole, ma vedeva lei come si vede il sole, anche senza guardare”. E chi, per questo, non ha mai sentito togliersi il fiato? 

Quando ti ho vista arrivare

bella così come sei

non mi sembrava possibile che

tra tanta gente che tu ti accorgessi di me.

E per quanto Tempo? E per quante Ore? E per quanti Minuti? E per quanti Istanti? Il Nostro Tempo, lo sappiamo, non dipende tanto da fenomeni fisici quanto da significati psicologici apparentemente astratti, dalla postura emotiva con la quale recepiamo la durata in modo del tutto personale. E chi può dire quanto il Tempo duri? E chi potrà mai dire quanto l’Incontro abbia avuto Tempo, Tempo per conoscersi, Tempo per sapere di entrambi, Tempo per non sapere Nulla e, dunque, vivere non la Ragione ma quella Mistica che si affanna, umana e giustamente umana:

È stato come volare

qui dentro camera mia

come nel sonno più dentro di te

io ti conosco da sempre e ti amo da mai.

E poi l’Istante scompare e cattura l’anima nella Discrezione e nel Silenzio, in un Passato composto di Nessun Mutamento ma di una Realtà immutabile nella quale nessuna contraddizione è possibile se si è pronti a vietare a se stessi qualunque determinazione assoluta.

Fai finta di non lasciarmi mai anche se dovrà finire prima o poi

questa lunga storia d'amore

ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai.

Fai finta che solo per noi due passerà il tempo ma non passerà

questa lunga storia d'amore

Nulla si può fingere e Nulla si dimentica: non è mai Tardi e non è mai Presto. Nulla termina davvero, mai. 

Ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai

È troppo tardi ma è presto se tu te ne vai.

Egozero

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