gianmaria testa, le onde del mare (le parole della musica)

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Le Parole della Musica

Gianmaria Testa, Le onde del mare

 

Ma certe nostre sere hanno un colore

che non sapresti dire

sospese fra l'azzurro e l'amaranto

e vibrano di un ritmo lento, lento

e noi che le stiamo ad aspettare

noi le sappiamo prigioniere

come le onde del mare,

come le stelle del mare.

Pochi versi pochi accordi, tanta raffinatezza sia nei testi che nei pentagrammi: un cantante sincero diviso tra lo Spleen, l’Ironia, i Dialoghi metropolitani ed un’Estetica musicale per così dire “aristocratica” negli arrangiamenti e nella stessa concezione di canzoni segnate tanto da un passo italico quanto da un’apertura ad orizzonti internazionali.

Un nuovo modo d’intendere la Ballad di segno jazzistico e la Canzone di meditazione cantautoriale; una profonda cura nello scrivere versi di parole semplici, di rime originali, di metrica fluida, a loro modo visionarie e introspettive, delicate e crepuscolari, soffiate e sibilate in un modus vocale di assoluta intensità, pastoso ed emotivo nei medio-bassi, plastico e lirico negli alti avvolti da una discrezione che diceva ogni istante del suo non voler mai essere protagonista.

Ammirevoli quelle interpretazioni, quasi mai adeguatamente intuite dalla Critica Ufficiale: Gianmaria non ebbe quel riconoscimento che meritava; fu quasi del tutto ignorato dai Mass Media, pochi Comitati Organizzativi lo cercarono pur se molti come noi, volontariamente al di fuori dei Circuiti commerciali e/o politici, avessero più volte segnalato la sua Arte spontanea ed emozionante, la sua Cultura mai saccente, mai spettacolare, mai incline a populismi di maniera, semmai attenta ad una rilettura discreta ed anticonformista del repertorio popolare meno demagogico e furbesco.

Per dire la sua nella canzone d’autore andò in Francia (naturalmente in Francia…) dove pubblicò “Mongolfières” (Label Blue 1995) da cui è tratto il brano, e dove all’Olympia di Parigi sorprese (naturalmente: sorprese) la stampa italiana. Una Storia in più su un Italiano che se ne va per fare, e spesso fare cultura.

Nemo propheta in patria? Bè, direi di sì. Nonostante il successo al Teatro Valle di Roma per la presentazione di “Lampo” (1999), per la sua performance ad Umbria Jazz 2002, per gli spettacoli teatrali “Guarda che luna!” (in omaggio a Fred Buscaglione, con la collaborazione di Enrico Rava, Stefano Bollani ed Enzo Pietropaoli) e “Chisciotte e gli invincibili” su testo di Erri De Luca, il bellissimo album “Da questa parte del mare” sulle migrazioni moderne (con Gabriele Mirabassi, Paolo Fresu, Enzo Pietropaoli, Philippe Garcia, Bill Frisell) che ottenne la Targa Tenco, l’intensa partecipazione a “F.-à Léo”(omaggio a Léo Ferré in rilettura jazz), la pièce “Italy” sugli emigranti italiani attraverso il pastiche linguistico dell’omonimo poemetto di Giovanni Pascoli, i libri “Ninna Nanna dei Sogni”(canzone-fiaba illustrata da Altan, Gallucci 2012), “20 mila leghe (in fondo al mare)” (con tavole di Marco Lorenzetti, Gallucci 2014), “Biancaluna” (ballad notturna per i disegni di Altan, Gallucci 2014).

Onde del Mare e Cielo: immagini di una libertà soffocata, prigioniera nello sciabordio dell’andare- venire di chi fugge al di là del Mare e di chi fugge da questa parte del Cielo, i volti della malinconia sui flutti bui e stellati del Mediterraneo, i sorrisi opachi di chi vorrebbe lasciare terra alla terra e andare senza contare i passi che si lasciano su una sola Onda fra le tante Onde inattese della Vita.

Senza difesa di fronte all’Esistere in un Mondo Illogico, inerme finché il presagio di una possibile Lontananza traduca la Realtà in Universi senza Intenzione, finalmente nel segno definitivo del Distacco dalle Apparenze, senza nemmeno aver la necessità di Capirne nessi ascendenti o trascendenti.

Noi Mare nelle Stelle del Mare. 

Si muovono e ci incantano le ore

di certe nostre sere

e sanno di partenza e di tramonto

e di sorvolare lento, lento

ma noi che le sappiamo prigioniere

non le possiamo liberare

come le onde dal mare

come le stelle dal mare.

Ecco, Gianmaria, manca oggi la tua inquieta saggezza, il tuo saper fondere l’Alto Mediterraneo col “baglior di fiamme” fra Bisanzio e Leptis Magna, le tue “lacrime di pioggia” ed i tuoi “sorrisi bruni”, i tuoi “cieli di stelle” di fronte al Mare della tua “sorridente solitudine” da naufrago del Ricordo.

Mai sopraffatto dal Male Oscuro, Gianmaria se n’è andato il 30 marzo del 2016 per il Male del Secolo, un cancro che fino all’ultimo non gli ha impedito di narrare il suo Don Chisciotte di belle sconfitte e Storie di migranti  sulle carrette del mare, di meriggi assorti alla Montale, di sorrisi serissimi più di Paolo Conte, Cyrano de Bergerac alla Piero Ciampi per passioni agnostiche alla Georges Brassens, Carte di vite impazzite come Louis-Ferdinand Céline e nichilismi di “buone cose” crepuscolari.

« Non amo che le rose che non colsi » avrebbe detto Guido Gozzano.

Egozero

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