cartesio: prima del cogito fu il senso (i filosofi e la musica di stefano cazzato)

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Cartesio: prima del Cogito fu il Senso

I Filosofi e la Musica di Stefano Cazzato 

 

Prima di impelagarsi nelle questioni del Dubbio iperbolico e metodico, del genio maligno e del cogito, e di imbarcarsi in una delle più ardite follie razionalistiche, anche Cartesio fu un giovane di belle speranze, forse fu persino attratto da quelle arti che, al pari della Retorica e delle discipline umanistiche, avrebbe poi negli anni della maturità considerato come un attentato alla sequenzialità della logica e alle necessarie catene della matematica e della conoscenza. Che peccato, s’è perso il meglio, l’immaginazione e il sogno, il pathos e l’emozione. 

Sicuramente tra le arti fu la musica, più di tutte, a sedurlo se è vero che compose un trattatello (il “Compendium musicae”) che dedicò al suo amico più anziano, lo scienziato Isaac Beeckman, in cui la questione della scienza musicale, condotta peraltro in modo molto dotto e articolato, con puntigliose osservazioni sul tempo, il ritmo e il tono, si risolve alla fine in quella del piacere, l’oggettivo nel soggettivo, il vero nel sensibile, il tempo esterno in quello della singola coscienza che si distende nell’intimo spazio dell’ascolto. 

Bello è ciò che piace, che incontra il gusto dell’ascoltatore, eccita e scuote il suo spirito, commuove e tocca il suo animo, al punto che anche le bestie, che uno spirito innegabilmente ce l’hanno, quale che sia la sua materia, possono provare - ancorché prive di ragione e di conoscenza - un impulso del genere e mettersi persino a seguire il ritmo e “a ballare”. 

Detto in altri termini, la musica avrà anche le sue regole oggettive e inaggirabili, a livello combinatorio e di calcolo, proporzioni da rispettare, grandezze tra le quali sarà necessario istituire rapporti rigorosi e misurabili, ma poi quel che conta, al di là della mathesis musicale, siamo noi: “sento dunque suono!”. Anzi, “suono perché sento”! 

Stefano Cazzato

 

 

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