Herbert Von Karajan 30 anni dopo: fu vera gloria? (editoriale di D.M.Morace)

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"Fu vera gloria?" (Herbert Von Karajan...30 anni dopo). 

 

Fatta eccezione per alcuni siti internet, questo importante anniversario, sia dalle reti Mediaset che da quelle Rai, è stato totalmente ignorato. Ne facevo menzione alla segretaria di un importante direttore di rete...no comment!!! 

30 anni sono passati da quando, nel borgo di Anif, presso Salisburgo, il grande direttore si spegne il 16 luglio del 1989, alla vigilia delle prove generali di una nuova edizione del "Ballo in maschera" verdiano per il Festival con Placido Domingo protagonista. 

Pochissimi mesi prima, a Vienna registra il suo ultimo cd, la 9° sinfonia di Bruckner, pubblicato postumo dalla Deutsche Grammophone. 

Erano passati esattamente 50 anni da quando 30enne prodigio dirige a Berlino un’ incandescente esecuzione di "Tristan und Isolde", ancora con caratteristiche toscanineggianti, frutto della sua devozione sempre riconosciuta per il maestro italiano accolto in quegli anni trionfalmente a Vienna, a Salisburgo, a Bayreuth, a Londra, a Parigi. 

Quasi trentenne andava in bicicletta a vedersi queste opere e questi concerti, in giro per la Mitteleuropa. 

Il giornalista Von Der Null conia la definizione "Das Wunder Karajan" (il prodigio Karajan), dopo questo Tristano, a cui erano presenti Goebbels e Hitler. 

Pur poco coinvolto in politica, il nostro giovane maestro accetta di prendere la tessera del partito, e per 4 anni sarà l'ambasciatore musicale della "Nuova Germania" (a Roma nel 41, con evidente intento celebrativo, viene rappresentata in lingua originale, cosa assai rara allora, l’opera "Die Meistersinger Von Nurnmberg" (I maestri cantori di Norimberga): a suggello del "formidabile"(!!!) Asse Roma-Berlino. 

Tuttavia, a parte la competitività innescata da Von Der Null con Wilhelm Furtwangler, il più celebre direttore tedesco del tempo, che non volle mai la tessera dei nazionalsocialisti, dal 42 le simpatie di Hitler per il giovane prodigio si guastano, a seguito del suo matrimonio con una giovane moglie a metà ebrea, che sarà sua compagna fino al 1958. 

Comincia un periodo alquanto oscuro e documentato poco e male: tra il 42 e il  45 vaga in Europa e in Italia, risiedendo per un certo tempo a Trieste e incidendo solo sporadicamente: subisce il processo di denazificazione nel 1946 e viene il contatto con il grande produttore inglese Walter Legge, della Columbia-Voce del Padrone, per cui incide inizialmente con la Filarmonica di Vienna, in seguito con la Philharmonia, una nuova stupenda creatura creata da Legge, forse la più grande orchestra inglese negli anni '50 e '60. 

Da questo punto e momento la carriera di Karajan decolla, segnatamente dall'anno 1948 che lo vede sia a Salisburgo (guarda caso Mozart e Verdi) che alla Scala (guardacaso Mozart e Verdi). 

Per alcuni anni Karajan e Furtwangler domineranno anche la scena commerciale, oltre che quella artistica, soprattutto nel vecchio continente; praticamente fino alla morte, invero prematura, del secondo, nel 1954, a soli 65 anni. 

La verità "segreta" è che il giovane salisburghese ammirava profondamente il fuoriclasse tedesco come interprete unico e a tratti sconvolgente di certe partiture. Ma era piuttosto lontano dalla sua idea strettamente musicale, come dal suo stile direttoriale. Rivalità comunque c'era: e quando solo un anno dopo la morte di Furtwangler Karajan viene nominato direttore stabile dei Berliner Philharmoniker...insomma...il sogno è di ereditare il trono del "Vermachtnis" (il Demiurgo, così era definito Furtwaengler). Si tratta di una proposta troppo abbagliante per essere rifiutata: e inoltre, cosa sempre proibita al predecessore, ora si aprono le porte degli Usa, dove nello stesso anno avviene la prima tournee (non così trionfale come ci si è stato raccontato per tanto tempo). 

Nei primi anni, astutamente, il suono dei Berliner cambia poco; dal 1958/59, e segnatamente con la celebre integrale beethoveniana del '61/'62, si cominciano a vedere nuovi orizzonti e nuove sonorità, che "esploderanno" nella loro luminosità della tetralogia wagneriana 1966/1970, a seguito delle recite pasquali di Salisburgo. 

A questo punto, anche per problemi di spazio, mi fermo e passo a una serie di riflessioni conclusive: sono state rieditate in box sia le registrazioni Emi-Voce del Padrone come quelle Deutsche Grammophone e Decca. Data la mia formazione anche operistica, trovo i nastri Decca ancora oggi degli analogici meravigliosamente rimasterizzati, il meglio della “presa sonora”, soprattutto per la profondità di campo, il colore e il calore., mentre i nastri Deutsche Grammophone, pur migliorati negli anni, soffrono di un fronte musicale certo molto esteso "in orizzontale" in senso frontale, ma penano non poco in profondità, e la timbrica, che vorrebbe essere trasparente, ora, con le migliori rimasterizzazioni, si scopre alquanto asciutta. 

Quale Karajan? Ognuno può scegliere quello che sente più vicino: il candore profondo delle prime registrazioni Emi? La prestazionalità vorticosa, pur sempre musicale dei nastri Deutsche Grammophone anni 60 e 70? Oppure gli ultimi lasciti digitali con una sempre maggiore vena di sublimato distacco e sublimata amarezza? E per la vocalità? Premesse alcune irresistibili e immense letture di musica religiosa, per quello che riguarda l'opera lirica i suoi “pallini” sono Mozart e Wagner nel repertorio tedesco e Verdi e Puccini in quello italiano, oltre a "Carmen", "Boris Godunov" e "Pelleas et Melisande", solo per dare un’ idea infinitesimale dello spazio dei suoi interessi. 

Se si odono cose stupende per quello che riguarda le orchestre, il discorso cantanti è molto alterno. Diciamo così, in sintesi: il maestro ha trovato più volte meravigliose intese con alcuni artisti, con altri meno, e con altri ci sono state polemiche accanite (perentorio e sprezzante il commento di Birgit Nilsson:"un grande artista, un piccolo uomo"). 

Non giurerei che fosse davvero intimo con il concetto del respirare con il cantante, con tutti i cantanti. Spesso certe sue esplosioni, certi uragani sonori portano tante voci alle soglie della rottura: ma certo non si può negare la sua visione interpretativa anche dell'opera lirica, sempre fascinosa, spesso formidabile, indimenticabile. 

Vexata quaestio: era lui che sceglieva i Cast con una competenza intermittente, per dire così, o erano scelte dettate da altri, a cui il direttore doveva comunque adeguarsi, pur chiamandosi Von Karajan? Vero è che, grossomodo diciamo negli ultimi 10/12 anni, a queste scelte intermittenti si aggiunge un minore coinvolgimento nel teatro lirico (forse dovuto a problemi fisici nati nel 75 e trascinatisi, sempre più dolorosamente, fino agli ultimi giorni). 

Sempre per problemi di spazio ho anteposto il dettato musicale a quello commerciale e mondano, al gossip e alle mille gossippate che sempre hanno girato intorno a questo artista: anche perché, a tali altezze, secondo me sono vere miserie. 

A ottobre uscirà un cofanetto Decca con tutte le sue registrazioni per la celeberrima etichetta londinese, ovviamente rimasterizzate in maniera magica come hanno sempre saputo fare alla Decca. 

Dicono che Kirill Petrenko, nuovo direttore stabile dei Berliner, vorrebbe proporsi come l'erede di Von Karajan: vedete e sentite la conferenza di presentazione della nuova stagione in tedesco con i sottotitoli inglese, e vedetevi alcuni pezzi su Youtube o sul sito dei Berliner. Certo una buona mano e un ottimo professionista. Ma la magia e il rapimento di Karajan sono emozioni di una altra galassia. Ha "solo" 47 anni, Petrenko: in fondo, a 47 anni Karajan aveva siglato la stupenda integrale Philharmonia di Beethoven, con Gieseking i Concerti per piano di Mozart e un fantastico L'Imperatore di Beethoven, aveva incantato Bayreuth con la Tetralogia del 51 e il Tristano del 52, aveva realizzato edizioni di riferimento del Flauto magico, delle Nozze di Figaro, di Così fan tutte, del Reqiuem tedesco di Brahms, dei Quadri di una Esposizione di Modest Musorgskij, della Lucia e della Butterfly con la Callas...debbo continuare? Perché ci sta ancora tanto, fermatomi a 47 anni e al 1955, quando, assurdo che possa sembrare, Karajan è certo in prima fila, ma non è affatto "esploso"! 

Vi pare che fosse il caso di ricordarlo?

Domenico Maria Morace

PS: Chiedo scusa ai lettori.  Questo che ho scritto credo rappresenti 1 su 1000 di quanto ho da dire; una miseria, di cui un po' mi vergogno: ma non volevo "stendere" i lettori scrivendo l'equivalente di migliaia di pagine, di un libro che forse non esisterà mai. Chi si può permettere il lusso di pubblicare un libro su tutte le registrazioni di Karajan... di 5/6.000 pagine?

 

 

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