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Stefano Bollani /Hamilton de Holanda

O que serà

ECM 2013 , distribuzione Ducale

“O que serà”: ciò che accadrà. Una dichiarazione impegnativa per chiunque faccia Arte, e che immediatamente rimanda al senso del Divenire nell’Immagine del Mondo della Tragedia Ellenica, recitata dagli Ypokrites , che non erano “ipocriti” ma Attori.

 

Attori, come in questo caso, e tutt’altro che “falsi”, di un percorso impressionistico circa il quale ci chiediamo: in quale continente musicale siamo?

In questo jazz multietnico, palco moderno di una vicenda antica, ascoltiamo libertà visionarie dall’anima assorta in serissime esercitazioni, in cui quello che percepiamo succede davvero. Bastassero le Parole per descrivere il Suono, avremmo trovato la soluzione per svelare il Mistero dell’Arte. Ma così non può essere. Possiamo solo essere testimoni di un evento, al massimo “credibile”, semmai fossimo in grado di descriverne l’assoluta sincerità, l’assoluto senso di liberazione.

L’album, divertito e anche divertente, si muove in un ampio raggio d’azione, nel quale le inferenze col mondo Blue sono ridotte al minimo (giacché impossibile è evitarle del tutto) anestetizzando i Falsi Miti, richiusi nel Pantheon della sottomissione alle Regole ed ai Massimi Sistemi.

Bollani sa che tanti maldestri tentativi sono stati operati per porre riparo ad una Storia delle Notes della quale non si vuole si possa conoscere la Vicenda Mercenaria, nel caso fossimo ancora in grado d’intuire quanto i privilegi d’alcuni, solo alcuni, siano fonte delle  Mediocrità musicali che il Cantiere Commerciale non vede perché non vuol vedere.

Dunque, per questo, l’empatia fra il pianismo eccentrico e sensato del Nostro ed il lirismo dedito e cortese delle Corde di Hamilton De Hollanda  divengono Quadri disciplinati e gentili d’una civiltà discreta, volta all’ammirazione per la pura Bellezza di venture antropologiche, come nella sensibilissima Opening di “Beatriz” di Chico Buarque e nella dissonante  avvenenza de “Il barbone di Siviglia , levissima e cauta lettura dal Rossini de “Il Barbiere di Siviglia” che, più che Factotum, diviene ironico protagonista di una Piéce più contemporanea alla Dalì, un gradevole e complesso respiro che parrebbe composto da un Jarrett amazzonico o da un Piazzolla non esclusivamente tanguero e di “gaia voce” fra Jorge Luis Borges e Italo Calvino.

Il Tempo narrato è assolutamente indeterminato  e già proprio del clima World bruno e bronzeo del flamenquito di “Caprichos de Espanha” e soprattutto di “Guarda che Luna”, cornice surrealista desunta dallo spiritato Cabaret di Fred Buscaglione , immerso nelle aspre lucidità dello stralunato Fair Play del Vocalismo di Paolo Conte, qui generosamente evocato nel modo più nobile dell’Hommage, e ben reso dall’Alternativa Malagrazia di Bollani, cantore ameno e burlesco, stavolta, di una ferma ribellione alla Banalità raziocinante di una Musica che ha perduto il senso dello Stupore.

Piana e fine la ballad “Luiza”, in linea col solerte e cordiale intimismo di “O que serà” e col sorriso  aristocratico e amorevole di “Rosa” di Pixinguinha, alias Alfredo da Rocha Viana Filho, poeta e solista raffinato di flauto e sax che, con Heitor Villa-Lobos, fu massimo interprete del Choro. Tale essenza dell’anima musicale brasiliana viene ancora declinata nella psicologia sottile e deliziosa del “Canto di Osshana” di Baden Powell e Vinicius de Moraes, e nello Specchio dell’Invisibile della dimensione alata ed elegiaca di “Oblivion”, evanescente Dono dell’Esistenza che Astor Piazzolla validò nella grafia più poetica del Nuevo Tango.

Registrata dal vivo al “Jazz Middelheim” di Anversa il 17 agosto 2012 da VRT-Vlaamse Radio e mixata al “Rainbow Studio” di Oslo, la performance termina con ”Apanhei-te Cavaquinho” di Ernesto Nazareth, compositore e pianista di Rio de Janeiro (1863-1934), estroso alchimista di diverse influenze, dalla musica di Copacabana e Ipanema a quella europea e africana, divenuto famoso soprattutto per i suoi 88 tanghi e per i suoi radiosi Capricci in puro stile Ragtime. E, anche in questo caso, l’Omaggio non è affatto casuale, men che mai il suo senso del Divertissement.

Quel pianista eclettico “fine dicitore” , che volentieri abbiamo visto su RaiTre in “Sostiene Bollani” (titolo magari fin troppo sontuoso se per caso sia stato rimando all’analisi sulla falsità dei Regimi del “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi), non perde l’occasione per attivare il proprio spirito di adattamento e, intelligentemente, corre su vie libere, naturali e solari. Non dimentica l’Arguzia e le strutture discorsive contingenti e situazionali, indotte da una certa Ironia Socratica , che conduce l’interlocutore (ascoltatore) a trovare da solo le risposte piuttosto che affidarsi ad un’autorità intellettuale in grado di offrire solo opinioni già “preparate”, pronte e preconcette . 

Non solo il Piacere del Gioco in Note: una Voce insolita e brillante che, al di là dei confini geometrici e geoculturali, vogliamo godere e difendere.

Fabrizio Ciccarelli 

Stefano Bollani: pianoforte

Hamilton de Holanda: mandolino

 Beatriz; Il Barbone di Seviglia; Caprichos de Espanha; Guarda Che Luna; Luiza; O Que Será; Rosa; Canto de Ossanha; Oblivión; Apanhei-te Cavaquinho.

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