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Hobby Horse

Dan Kinzelman, Joe Rehmer, Stefano Tamborrino

Rocketdine

Parco della Musica Records, 2016

Una formazione quanto meno insolita quella di Hobby Horse, ultimo prodotto fra le nuove tendenze sostenute dall’Auditorium Parco della Musica. Insolita come le direzioni indicate da un album tra vampate esplosive e discese ipnotiche, fra turgori deflagranti e timbriche evocative.

 

A colpire sono i suoni più inattesi, che sembrano voler creare un tessuto connettivo non unicamente formale ma stilistico ed espressivo, trasversale fra la ricerca obliqua dei synths e l’interiorità profonda delle voci, moltiplicate nelle linee melodiche dai balzi naturali del contrabbasso e delle varie percussioni che rifrangono gli accenti distonici di una vertigine tutta metropolitana, acida, rigorosa, tagliente, disposta per intenzione emotiva ad una improvvisazione priva di ogni riserbo espressivo, talora difficile da cogliere sia nelle motivazioni profonde che  nei contrasti fra le linee cromatiche (“Squirells are not your Friends”, “ My Fellow Astronauts”).

Il trio punteggia abilmente i propri arabeschi, insegue una Creatività a volte esasperata e molto forte nei significati estetici (Thelonious Monk, Roswell Rudd, Don Cherry, Steve Lacy  docent), volutamente eccessiva ma coerente nei rimandi free non privi di lirismo tardo novecentesco, volitivi sino al virtuosismo e all’ idea d’incrociare i parallelismi fra Blue Notes, Elettronica e Minimalismo (“Typical Landscape”, “Drone”).

Il modo di piegare le note o le frasi fa pensare a certo intuizionismo proprio delle Arti visive (dacché “visionaria” è la tensione compositiva) ed alla relativa realizzazione prospettica di colori fra colori, di immagini fra non immagini: narrative New Wave (Joy Division, Soft Cell, Ultravox) appaiono fra brune ed inquiete autonomie di “flusso di coscienza”, nelle quali sembra manifestarsi la più convincente e coinvolgente Inventio del Trio (“NPR”), senza che l’autoreferenzialità prenda il sopravvento sulla volontà descrittiva, come evidente nei commenti solistici affidati ad ogni oggetto musicale i tre intendano usare assieme e, per meglio dire, percuotere e reinventare nella propria essenza fisica.

Fabrizio Ciccarelli  

Dan Kinzelman, fiati, elettronica e voce;

Joe Rehmer, contrabbasso, elettronica e voce;

Stefano Tamborrino, batteria, percussioni, elettronica e voce

  1. Squirrels Are Not Your Friends
  2. My Fellow Astronauts
  3. Mod I
  4. Mod II
  5. Typical Landscape
  6. Drone
  7. Two Beautiful Clouds: A Beautiful Cloud / Another Beautiful Cloud / First Beautiful Cloud
  8. The Birthmarch
  9. NPR

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