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Pasquale Innarella Quartet

Migrantes

Alfamusic, 2017 

Musica migrante. Finalmente un disco politico, non inutilmente estetizzante, mainstream, sperimentale, postmoderno (anche se ci piacciono - confessiamolo – molte cose utilmente estetizzanti, mainstream, sperimentali e postmoderne).

 

Un disco duro e incandescente come dura e incandescente è la materia da cui trae ispirazione: le vecchie e le nuove emigrazioni, quella italiana degli anni Sessanta e quelle dei nuovi migranti che attraversano oggi il Mediterraneo sulle carrette del mare. Certo, la materia di cui sono fatti i viaggi dei migranti sono pur sempre i sogni, ma prima che i sogni si realizzino, sempre che si realizzino, ci sono la sofferenza, la solitudine dello sradicamento, l'abbandono, l'incertezza, mista a paura del nuovo, la difficile prospettiva dell'integrazione e della convivenza in Paesi di arrivo indifferenti o ostili. A questo grumo di sentimenti veri, di emozioni forti, vuole dare programmaticamente voce, visibilità, dignità, musica, il nuovo disco del Pasquale Innarella Quartet, presentato alla Casa del jazz di Roma il 26 luglio con dedica speciale a uno dei quattro componenti del gruppo, il contrabbassista Pino Sallusti, improvvisamente scomparso pochi giorni prima.

Non aspettatevi dagli otto brani originali del disco una musica conciliante e accomodante a far da contrappunto ai nuovi esodi di massa, quanto una musica aspra, spigolosa, dolorosamente lancinante, in cui si raccolgono le voci del mare e della terra, dei tanti Sud implicati nei fenomeni migratori, una specie di esperanto musicale che conferma la capacità dell'arte di abitare case diverse, di essere poliglotta, di ibridare e tenere insieme, a differenza della politica, le differenze. Ecco perché parliamo di un disco politico. Quanto alle dominanti musicali di questo lavoro c'è sicuramente il jazz, con il suo portato di improvvisazione, di ritmo, di acidità, e il rock, soprattutto il Progressive degli anni Settanta, con la lezione dei Goblin e più recentemente dei Cherry Five, formazione di cui proprio Sallusti è stato tra i protagonisti.

A suggellare questo incontro tra generi, in un disco che gli incontri li cerca e li celebra a vari livelli, l'uso preponderante di uno strumento chiave come il vibrafono che amplifica la solennità quasi spirituale della materia trattata. A proposito di questa solennità non mancano  momenti di raccoglimento e di riflessione, tra evocazione, nostalgia e preghiera. Molto belli in questa chiave "I go" di Innarella, una ballad con qualche elemento latino, "Yekermo sew", un quasi tango, e "Night in town" di Sallusti, sintesi di rock e hard bop con un magnifico assolo di sax che potrebbe essere anche quello di una chitarra elettrica.

Suoni migranti, dunque, e esseri migranti, cioè tutti noi come ci ricorda il filosofo Paul Ricoeur in un libro che segnaliamo come sponda teorica a questo lavoro musicale. In "Ermeneutica delle migrazioni" il filosofo francese scrive: "Noi oggi siamo gli eredi, in quanto europei, americani, asiatici o africani di mescolanze culturali o veri e propri meticciati etnici. Il destino delle migrazioni è intercontinentale. Esso crea nuovi incroci di spazio e tempo, di geografia e storia, di geopolitica e cultura". E di musica, aggiungiamo noi. Di ottima musica, una musica itinerante ed esplorativa che non ha paura di andare a vedere cosa c'è di là dei confini e dei pregiudizi, e quindi accogliere, integrare.

Stefano Cazzato

Pasquale Innarella saxes, Francesco Lo Cascio vibraphone, Pino Sallusti double bass, Roberto Altamura drums

  1. Oriental Mood 2. Indaco 3. Arteteke 4. I go 5. Yekermo sew 6. A quattro piedi 7. Migrantes 8. Night in town

All composed by Pasquale Innarella except 5 by Mulatu Astatke and 8 by Pino Sallusti

Publishing: AlfaMusic Studio (Siae). Produced by Associazione di Promozione Sociale Le Rane di Testaccio for AlfaMusic Label&Publishing. Artistic production Pasquale Innarella. Production coordinator Fabrizio Salvatore

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