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Simone Graziano

Snailpace

Auand 2017

Sorprende dell’album di Simone Graziano la maturità estetica e la fermezza cromatica nel produrre atmosfere rarefatte, nel rendere le energie riflessive di un Keith Jarrett in una metafisica rallentata ed ideata in un livello spazio-temporale fra assoluto lirismo e ombrose figurazioni ECM per Trio (Craig Taborn, Peter Erskine, Vijay Iyer e, primus inter pares, Charlie Haden).

 

Di “Snailspace” potrebbe senz’altro catturare la “tecnica esoterica” così come l’avvolgente cantabilità delle composizioni originali, il battito rotondo dell’emotività, la cultura classica che traspare dalle agili frequenze emotive declinate nelle flessioni modernissime e stranianti di Synth e Fender Rhodes, rese magnetiche dal versatile disegno di Francesco Ponticelli al contrabbasso e Tommy Crane alla batteria (piana e speziata “Accident A”; vibrante, agitata e policroma “Accident R”).

Riteniamo, invece, che la forza poetica risieda nel “paganesimo” della visione jazzistica del pianista, animata da una grande versatilità che attraversa le distonie di Arnold Schönberg e Anton Webern per configurare un contesto storico-musicale dai confini immensi, astratti e non di rado impressionistici, spinti alle estreme conseguenze dei suoi abbagli armonici, senza mai levitare nel Modo di Maniera di Blue Notes anacronistiche e stantie (“Tbilisi”, “Emicrania”).

In ciò l’originalità del Nostro, la sua passione educata, composta, vigile circa le innumerevoli varianti minimaliste offerte nella Storia sia della Classica più melodica sia delle Avanguardie del ready-made di Marcel Duchamp e dell'eliminazione di tutto ciò che viene percepito come non essenziale, secondo i postulati sull’Arte per l’Arte di Ad Reinhardt, come nel silenzioso dileguarsi di “Neri” e nell’evanescente crepuscolo metropolitano di “Slowbye”.  

Siamo convinti che Simone Graziano non ami flussi eccessivamente mainstream e, allo stesso tempo, ami il Futuro del Jazz, ma in nome dell’emancipazione da schemi avveniristici e letture profetiche poiché il suo (ed il nostro) Jazz è lontano da ogni forma scenica cavillosa e noiosamente intellettualistica.

Fabrizio Ciccarelli

Simone Graziano (piano, synth, Fender Rhodes, composition) Francesco Ponticelli (double bass, synth) Tommy Crane (drums)

1.Tbilisi 2.Accident A 3.Accident R 4.Emicrania 5.Neri 6.July 2015 7.Aleph 3 8.Vignastein 9.Slowbye (S. Graziano, F. Ponticelli)

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