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Diego Ruvidotti Quartet

Simply Deep

Music Center 2017

Viaggiando per le vie del Jazz è possibile fare incontri interessanti, specie in quella sfera  ormai quasi in via d’estinzione che chiamiamo interplay, condivisione di enzimi naturali di biosfere emotive delle quali o si sta perdendo l’essenza o si sta dimenticando l’urgenza.

 

Non so se definire Diego Ruvidotti  patron del Quartetto (fatto sta che è l’autore degli undici brani dell’album) o se la Band sia nata per comune volontà di percorrere la medesima eufonica biologia, vista la spinta vitale che muove i quattro in un Unisono  di grande immediatezza, di assoluto senso della leggibilità reciproca, di medesimi punti di riferimento e, per così dire, medesima “coscienza narrativa”: Miles Davis (elettrico e non, sempre un piacere incontrarlo), piano e ritmica di John Coltrane (in primis McCoy Tyner, altro piacere assoluto), Cannonball Adderley (e la sua meravigliosa Varietas improvvisativa), Bill Evans (ed il suo ineguagliabile incedere nella forma squisita dell’elegia novecentesca).

“Questi sono bravi” è sembrato sussurrasse la mia curiosa coscienza jazzistica, un pensiero indipendente dall’algida analisi tecnica che, quasi sempre in “forse”, mi ha pur suggerito coerenza formale, giustezza d’equilibrio, ampiezza dinamica, facilità d’esprimere Soli non telepatici e chiaroveggenti ma puntuali ed eclettici nella lettura delle armonie, ricordando soprattutto a me stesso che il Jazz non è rigida convenzione ed imitazione bensì slancio e percezione di se stessi nell’ambito dell’anima che si sceglie di figurare, così come nel fluente linguaggio bop di “Fastol”, nelle nebbiose ed albeggianti posture ballad dell’emisfero immaginativo del colto Alessandro Bravo al piano in “Very Cris’Song”, nell’impressionismo lirico fra sordinati davisiani e forti espressività alla Lee Morgan con gli Art Blakey’s Jazz Messengers  del bel chiaroscuro di Ruvidotti alla tromba ed al flicorno (i tre passi di “Beyond the War”), nella girovaga e sincopata Paternità del Funk moderno in “Voiceless Rap”(ed ancora una volta ecco il Davis elettrico con Darryl Jones al basso, reso percettibile dal bravo Alessandro Bossi, fratello in pectore anche di Jaco Pastorius e Marcus Miller, e dall’agile swing del batterista Fabio D’Isanto).   

Inciso dal vivo al “Ricomincio da 3 Music Club” in San Mariano di Corciano (Perugia)- dove parecchio accade, ci si faccia caso- il Live coinvolge per l’atmosfera intima, modulata e immediata che chiunque ami le Blue Notes attende, immagina e cerca.

Fabrizio Ciccarelli

Diego Ruvidotti: tromba, flicorno, composizione; Alessandro Bravo: piano; Alessandro Bossi: basso elettrico; Fabio D'Isanto: batteria

  1. Fastol 2. Very Cris’ Song 3. Beyond The War (I. Waste Land 4. II. Courage 5. III. Hope) 6. Only A Red Floor 7. Voiceless Rap 8. Quiet Line 9. Electric Blue 10. Simply Deep 11. Changing Air

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