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Keith Jarrett

Creation

Ecm 2015

Fra il Suono e lo Spazio.

Sappiamo che Keith Jarrett non ama riascoltare i propri concerti, e per questo può stupire il fatto che abbia voluto a tutti i costi un album composto non da sequenze di “illuminazioni istantanee”, quelle che a suo dire rappresentano l’essenza primaria della sua performance.

 

Non ce ne vogliano i semiologi della musica, ma il concetto di Competenza (la “capacità idealizzata” secondo Noam Chomsky) sembra calare a pennello nel caso del Nostro in quanto, opponendosi a quello di Performance ( l'effettiva produzione degli enunciati ), in qualche modo porta proprio all’azione intellettuale (e spirituale) che pare aver originato l’andamento concentrico delle ascendenze espressive che compongono questo singolare Mélange di aristocratica memoria e nobilissima astrazione, un breve Compendium con il quale (sembra) intenda celebrare i suoi 70 anni, una Vulgata della “sua Arte”, come lui stesso la chiama nelle più recenti interviste. Da chi lo ascolta da quasi 50 anni la Summa è senz’altro concessa. Ci mancherebbe: Jarrett è uno dei pianisti più importanti del 900.  

“Creation” è titolo significativo sia guardando alla sua personalità sia alla sua musica: l’album è una meditazione sulla propria Luce e sulle proprie Ombre nel corso di nove rappresentazioni dal vivo, digressioni che egli presenta nella fisica estemporaneità d’introverse emozioni che, a 70 anni, possono anche svanire nella regione più metafisica e irriverente del suo essere (ed essere stato) maestro di melodie e di improvvisazioni, di percezioni celesti e di espressioni che, nell’ambito contemporaneo, hanno disegnato divagazioni elevate nel segno di una ricerca tanto tecnica quanto istantanea nel viaggiare, motu proprio, fra il bruno lirismo di Bela Bartòk, l’inquieto Logos di Claude Debussy, l’effettismo compositivo di Maurice Ravel e la straniante concentrazione cromatica che lo ha reso diverso, molto diverso da ogni altro pianista che col Jazz abbia avuto a che fare.

La sensazione è che l’avvertire Classica e Jazz come mondi paralleli non del tutto conciliabili (come egli stesso dichiara) non sia effluvio per un Certamen fra Stili quanto un non voler condizionare la propria creatività in nome della purezza del suono, dell’intelligenza cromatica, del pragmatismo interpretativo, sentendo la propria istintività sublimata soprattutto nei momenti dell’improvvisazione, in una sintassi peraltro non del tutto estranea all’Inventio di Bach, Mozart, Beethoven, Bizet o Stravinskij.

Certamente: l’improvvisazione è la più contemporanea delle musiche contemporanee, ma come non sentire nelle note di Jarrett echi settecenteschi o postromantici? E chi ha mai pensato che questo sia collisione con l’anima della Musica, da qualunque lato la si voglia osservare o studiare? Non è un caso , come avrà notato chi l’ha ascoltato dal vivo, che i suoi secondi set siano sempre più densi di significanti solistici e di percorsi emotivi rispetto ai brani d’entrata, quasi l’artista abbia necessità di riflettere su quanto prima accaduto: a mio avviso è anche questo che lo rende veramente artista, lettore di se stesso e della platea che ha di fronte, forse avvertita ad inizio concerto quasi come “ostile”, “ostile” in quanto non sentita del tutto incline ad accogliere un Ego ancora non del tutto pronto ad esprimere ogni minimo slancio del proprio Divenire fra le Note.

Che i brani non rechino Nome ma solo Numero Romano non è un caso: la discontinuità sintattica e la simbologia essenziale del suo pianismo, da anni evolutosi dal Free, dal Post Bop e dal Cool, volge in un minimalismo da tempo cercato in percorsi disinteressati al Rito dell’Avanguardia e ai Riferimenti altezzosi ai Maestri del piano Jazz, sottolineando la necessità del rigore formale in comportamenti intemperanti nei confronti di chi assiste ai suoi concerti senza la dovuta attenzione, visto che il pubblico è sempre parte essenziale delle sue esibizioni. Logico che da qui sia nata la notizia del “Jarrett antipatico”, visto anche il costo dei biglietti per i suoi concerti, imposto sì dai suoi agenti ma anche da egli condiviso non in nome di un  “Carmina non dant panem” in memoria di Ariosto e Petrarca, semmai per la locuzione originale del poeta latino Orazio che visse di Poesia grazie alla ricchezza del suo amico Mecenate…e certamente Jarrett di Mecenati non ne ha più bisogno,  se assistere ad un suo Live può attualmente costare anche 300 dollari .

In ogni caso, al cospetto di “Creation” inevitabilmente la mente corre a quel “Köln Concert” (ECM 1975) ancora considerato il più famoso album jazz per piano solo con quasi 4 milioni di copie vendute, definito “capolavoro che scorre con calore umano” da “Jazz: The Rough Guide” (London 1995, p.326) e che, appena pubblicato, sbalordì la mia generazione, portando le Leggi bachiane nei battiti distonici di Paul Bley attraverso lo studio del Blues , del Gospel e della Classica nei colori di Igor Stravinskij, poi profondamente  intuiti alla fine degli anni 90, quando le diagnosi mediche ipotizzarono una “sindrome da fatica cronica”  che, nel lungo isolamento nel suo  private living room di fronte al nero lucido dello Steinway , indusse Jarrett alla riflessione sul repertorio classico e sugli standards, resa discograficamente nel magnifico “ The Melody at Night, With You” (ECM 1999), originariamente ideato come regalo di Natale per la moglie, atto che immaginiamo - ma davvero solo immaginiamo- come canto d’amore freudianamente edipico nel lasciarsi “prendere per mano” da una Giocasta avvertita in onirica mitezza, disponibilità, tenerezza.

I fraseggi cupi e i bui ostinati (“Part I”), i controlli sospensivi e i frammenti crepuscolari (“Part II”) anticipano le nebbie del Pianissimo – ma non dell’ Allegro gentile-  del “Concierto de Aranjuez” di Joaquín Rodrigo, fluiscono nel bruno eclissare di “Part IV”, corrono attraverso la flebile affabilità delle cromie Bossa di “ Águas de Março” in “Part V”, ricordando come Jarrett sia senza discussione un innovatore del Jazz , uno studioso di indagazioni complesse, un Magister Musicae di Proporzioni armoniche ed Allocuzioni solistiche su flussi Blue Notes che, men che mai incline alla modestia, in “Part VI” sibila nei frammenti lirici sommessi all’unisono con le Crome e Semicrome della tenue ma decisa pressione delle dita sulla tastiera, quale Voce del proprio Universo performato “ore rotundo”, come in ogni concerto, del resto, nel quale abbia avuto piacere di esibire quel celeberrimo canto sottovoce.

Il Suono e lo Spazio di Keith Jarrett sono Gioia pura per chi abbia nell’anima Mozart, Händel, Šostakovič,  Arvo Pärt e soprattutto Johann Sebastian Bach, così come il celeste misticismo di Arturo Benedetti Michelangeli, lo straordinario ed introverso talento di Wilhelm Backhaus nelle letture di Beethoven e Brahms, la lucidità analitica di Ėmil Grigorevič Gilels nelle composte dizioni  dei pentagrammi di Scarlatti e Prokofiev, la sapida estemporaneità di Dollar Brand, il raffinato concettismo di George Russell, le iridescenze timbriche di Cecil Taylor, la multiforme passionalità di Ahmad Jamal e l’ansiosa episodicità di  Lennie Tristano, perché Keith Jarrett, sempre ed in ogni caso, narra delle infinite articolazioni fra i diversi stati d’animo che prendono il cuore ed il respiro nel ciclo delle stagioni poetiche che appaiono, scompaiono e riappaiono attraverso carte luminose da raccontare attraverso l’incessante ricerca di fiabe moderniste, attraverso il magnetismo degli accenti cromatici o delle lunghe ombre che esaltano una tecnica impeccabile, un equilibrio sempre in forse, un indiscutibile eccesso di perfezionismo che nella sua algida solarità e nella sua straordinaria capacità d’immediatezza vive il senso profondo di una Storia che passa, sempre meno provvisoria e sempre più inquieta, in quel Divenire che per Noi è Musica.

Fabrizio Ciccarelli

Keith Jarrett – piano solo

  1. Part I (Toronto 25 June 2014)
  2. Part II (Tokyo 9 May 2014)
  3. Part III (Paris 4 July 2014)
  4. Part IV (Rome 11 July 2014)
  5. Part V (Tokyo 9 May 2014)
  6. Part VI (Tokyo 6 May 2014)
  7. Part VII (Rome 11 July 2014)
  8. Part VIII (Rome 11 July 2014)
  9. Part IX (Tokyo 6 May 2014)

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