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Giovanni Scasciamacchia trio

My land

Abeat 2017        

Un jazz di sicura identità storica, un Jazz che istruisce al buon gusto e al rinascimento culturale, un Jazz che rievoca (e riscopre) il carattere accogliente delle plurime geografie swing che, soprattutto in Italia, hanno mantenuto una chiarezza espositiva ed un decoro stilistico da far invidia al mondo intero.

 

Il batterista-compositore varia nelle Mille Miglia delle Blue Notes, dalle sponde scoscese dell’introspezione di Bill Evans alla temperata fierezza del trio di Keith Jarrett, intese come eredità indelebile immediata nel gesto artistico, discreta nei silenzi e piacevole nella Poesia  crepuscolare che avvolge le sue composizioni originali, belle e determinate nell’attesa d’esser sfiorate dal puro Senso del Tempo del suo drumming in ciclica armonia con la lettura contrabbassistica di Aldo Vigorito e l’élégance élégante di Alfonso Deidda al piano, qualità già avvertibili nell’introduttiva “My Land”, brano che potrebbe apparire solo di grande solare suggestività ma che da un punto di vista tecnico riteniamo tanto complesso quanto frutto di intelligente perizia argomentativa.  

I riferimenti storici, si sa, lasciano un po’ il tempo che trovano anche se sono sempre necessari per comunicare a chi legge quale sia il clima che si respira ascoltando: parlare del Jazz del Nostro è non solo riferirsi ai Maestri citati ma anche e soprattutto meditare su interessanti escursioni nelle Blue Notes contemporanee di colore mediterraneo, nell’attraversare in punta di piedi il piacere della discrezione descrittiva e della composta eloquenza stilistica, come nel “Tito Tato” dal modus jarrettiano, nel tenue lirismo di “Blacks”, nel valzer evansiano di “Bianca Epifania”, nei luminosi dilemmi del cantabile “Amabile”, nell’escursione Bop di “Swingando”, in cui Deidda dal piano passa al sax tenore con fluente nonchalance memore di Charlie Parker e Lester Young ed in cui Scasciamacchia ha modo di dar passo all’emotiva dinamica del suo essere batterista, sostenuto dal timing elegante del contrabbasso di Aldo Vigorito (e senza che in alcun modo si avverta l’assenza del pianoforte, tradizionale strumento “di mezzo” per simili elaborazioni).  

“My Land”: ritrovarsi a casa, la propria casa, nella misura della Forma e nell’equilibrio degli Affetti.

Chapeau!

Fabrizio Ciccarelli

Alfonso Deidda : piano, tenor sax

Giovanni Scasciamacchia : drums

Aldo Vigorito : doublebass

1 My Land 2 Natura 3 Tito Tato 4 Blacks 5 I Walk 6 Bianca Epifania 7 Amabile 8 Hello 9 Calipso 10 Swingando 11 Marcia

 

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