Visite: 716

Peo Alfonsi Trio

Oyasin

Abeat Records, 2017

Peo Alfonsi , chitarrista e compositore di solida formazione classica ed attento elocutore di sintassi jazzistiche ed interessanti sedimenti popolari, ancora una volta ha modo di distinguersi nell’ambito del miglior repertorio di quell’avventura sonora che per brevità chiamiamo new age .

 

Ho avuto il piacere di presentare un ottimo album del chitarrista sardo qualche anno fa a Rai International (canale che naturalmente è stato cancellato dai miopi cialtroni dell’ente pubblico: si parlava a tutto il mondo della cultura italiana a 360 gradi…Sembrava poco? La goffa porcheria è stato un ulteriore contributo alla continua mortificazione della nostra bella arte: gliene fregava e gliene frega  alcunché a Lor Signori? No. E come mai?).

Torniamo alla Musica: si trattava di “Itaca” (Egea Records 2010), memoria biostorica di ricerca e sperimentazione in quella “terra di mezzo” della quale gli artisti italiani sanno forse più di tutti, eloquenza descrittiva e finezza d’immaginazione che ritroviamo, ampliata nella consapevolezza culturale e nella solidità delle Idee, nell’avventura neoplatonica di “Oyasin”, parola dei pellerossa Lakota che rimanda al Come Tutte le Cose Siano Fra Loro Connesse (come già argomentato con passione nel bel romanzo del talento visionario Selden Edwards “La connessione di tutte le cose”, Neri Pozza 2009).

“Oyasin”: una philosophia naturalis che per la cultura pellerossa cui Alfonsi allude consiste nella riflessione  applicata allo studio della natura, una filosofia narrata nelle avvolgenti sensazioni delle Storie scritte dall’Autore, e che significativamente culminano, a percorso quasi concluso, nell’Homenagem ao indio brasileiro (Preludio n.4) del geniale innovatore Heitor Villa-Lobos che nei suoi viaggi nel nord-est del Paese e in Amazzonia ebbe modo d’intuire quanto Bach fosse in ognuno di  noi  e quanto del modo chitarristico dell’Ottocento (Ferdinando Carulli, Dionisio Aguado, Fernando Sor e Matteo Carcassi) fluisse nel Mondo Contemporaneo della Sei Corde, come del resto il Nostro ben sa e ben colora di sfumature introspettive, di luminosi cromatismi latini (Paco De Lucia docet, e ancor di più Al Di Meola, con cui Peo ha suonato nelle tournées degli ultimi anni), come nello sguardo elegiaco di “Opale”, nella pagina onirica di “Comanche’s Moon” , nel racconto notturno di “Pellerossa”, nelle raffinatezze accordiali di Indiana e nelle memorie crepuscolari dei “Capi” Cochise, Geronimo e Alce Nero.

Credo che Peo non intenda divenir Pigmalione d’una richiesta di perdono, sebbene la stessa sarebbe atto dovuto di tutto l’Occidente nei confronti delle nobili Nazioni dei nativi americani sterminate da conquistatori sedicenti devoti non a quel Cristo esibito con enfasi nauseante quanto al Sistema Coloniale ancora padre di questa fetida parte di mondo, ma, comment il devrait imposer l'éthique, non posso che condividere il suo implicito richiamo morale, quanto mai attuale.

Se pensare all’equilibrio dei Ricordi nella pura condivisione dell’Archè attraverso il composto e creativo interplay fra Peo , Salvatore Maiore al contrabbasso e Roberto Dani alla batteria e alle percussioni, e se tinte tenui e suoni d’atmosfera  possono figurare  Immagini d’una Poesia di Viaggio, la natura intimista e l’Intimo della Natura possono vivere all’Unisono nel Suono di un Trio elegante e maturo nelle linee solistiche ed attento a sussurrare Sogni  a chi ancora ne ha.  E sognare, come sappiamo, è Segno d’Eternità.

Fabrizio Ciccarelli  

Peo Alfonsi : nylon and steel string guitar; Roberto Dani : drums, percussion; Salvatore Maiore : doublebass

Accesso Utenti