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Italian West Side Big Band

Blue Tone

Alfa Music 2017

Un disco magistrale (da magister nel senso etimologico del termine) che, oltre ad allietare l'udito e l'animo, educa all'ascolto e introduce alla conoscenza di una delle stagioni più importanti della storia del jazz, quella delle grandi orchestre e partiture, dei grandi compositori, direttori ed esecutori (ruoli che spesso si sovrappongono e coincidono).


Da quelli esplicitamente richiamati a quelli evocati tramite le atmosfere, le citazioni e i rimandi più o meno espliciti nel quadro di un articolato lavoro di composizione, rilettura e attualizzazione di cui si apprezzano senza dubbio interplay e virtù individuali, scrittura e improvvisazione, ispirazione immediata e cultura musicale di sfondo. Occasione di amicizie e di incontri, di sodalizi artistici e scambi intellettuali, di passaggio di grandi talenti, quando non siano essi stessi creatori e produttori, e di addestramento di giovani promesse, che qui si fanno le ossa e da qui talvolta vengono avviati a importanti carriere solistiche, l'orchestra o big band è stata finestra, fucina, luogo di lavoro e quindi pagina d'oro del jazz.
Dalle sue origini, gli anni Venti e l'era dello Swing (mai tradito ma sempre ripensato perché, come diceva Ellington, senza lo Swing non vai da nessuna parte), fino ai nostri giorni, tra alti e bassi, momenti di decadenza e fasi di rilancio, tra cui la splendida ripresa degli anni Sessanta (fonte diretta di questo lavoro) l'orchestra è stata il presidio del jazz e delle sue infinite variazioni e combinazioni e
tendenze e ha potuto esserlo grazie alla sua quota variabile di evasione, divertimento, ballabilità, frenesia ritmica, abbandono, pulsioni liberatorie e piacere dell'ascolto. E inoltre ha svolto una funzione sociale aggregante, colmando il distacco tra un jazz che talvolta poteva sembrare “musica alta”, riservata a minoranze colte, e la base popolare, che ne aveva sempre rappresentato il
terreno di cultura e irradiazione.
Nell'Orchestra, più che mai, Alto e Basso scompaiono, e passano in secondo, terzo piano canone e improvvisazione, bianco e nero, differenze di genere e di codici in una sorta di corale e, in taluni casi, miracolosa rappresentazione.
Per tutte queste ragioni bisogna dire grazie agli artefici di questo progetto: il sassofonista e in questo caso anche produttore Giancarlo Canini e il direttore Marco Tiso che ha composto cinque brani del disco e lo ha arrangiato con Filiberto Palermini, più naturalmente i musicisti (in gran parte legati alla realtà del Conservatorio di Frosinone) e le special guests Maurizio Giammarco, Eugenio Colombo, Aldo Bassi e Giancarlo Schiaffini.

Quanto alla poetica è chiaramente detto nelle note di lettura del disco firmate da Luigi Onori e cioè che i due artefici si sono chiaramente rifatti al mainstream e in particolare a certe orchestre prestigiose operanti negli anni Sessanta, come quella Quincy Jones o quella di Thad Jones e Mel Lewis. Ma in realtà i riferimenti sono molto più estesi sia nel tempo che nello spazio, sia perché le orchestre di quel decennio ripresero pur modernizzandola la formula di Count Basie e poi perché il repertorio di Blue Tone annovera standard di tre grandi bandleader degli anni Venti e Trenta (Over the rainbow di Harold Arlen, Somebody loves di George Gershwin e Dearly Beloved di Jerome Kern). E poi, per restare in anni più recenti, pare di sentire anche l'influenza di Gil Evans. Un po’ per l’ ampiezza dei riferimenti un po' per le particolari modalità espressive dell'orchestra che vive dell'alternanza, della sovrapposizione e della successione delle voci e dei timbri, cui si unisce la bravura dei musicisti e l'equilibrio del repertorio a metà strada tra filologia, riscrittura e scrittura, ci sentiamo di segnalare Blue Tone come uno dei dischi più belli e più utili, anche in chiave didattica e di conoscenza, del 2017.
Stefano Cazzato

1 Moanin’ (Charles Mingus) 7.01

2 Music Inn (Marco Tiso) 3.50

3 Over the Rainbow (Harold Arlen) 8.36

4 Blue Tone (Filiberto Palermini) 7.03

5 Chase the Phantom (Marco Tiso) 4.18

6 C for Chet (Marco Tiso) 5.42

7 Big Drivers (Marco Tiso) 4.53

8 Raven Flight (Marco Tiso) 6.18

9 Somebody Loves Me (George Gershwin) 5.50

10 Dearly Beloved (Jerome Kern) 5.59

11 Monk, Bunk & Viceversa (Charles Mingus) 6.34

Musical Direction Marco Tiso, Arrangements Marco Tiso & Filiberto Palermini.

Special Guests: Maurizio Giammarco tenor sax, Eugenio Colombo soprano sax, Aldo Bassi trumpet, Giancarlo Schiaffini trombone.

Saxofones: Filiberto Palermini ss/as, Stefano Preziosi ss/as, Alessandro Tomei ts/fl, Antonello D’Orazio ts, Danilo Raponi ts, Giancarlo Canini bs/as

Trombones: Romeo Venditti, Davide Rossini, Mattia Collacchi, Rosario Liberti tb/tuba

Piano: Alberto Giraldi

Trumpets: Mario Caporilli, Enzo Collacchi, Franco Santodonato, Fabio Gelli

Rhythmics: Ettore Fioravanti drums, Stefano Spallotta guitar, Alessandro Del Signore double bass

Produced by Giancarlo Canini for AlfaMusic Label&Publishing

Production coordination: Alessandro Guardia & Fabrizio Salvatore

 

 

 

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