Graziano-Frontal

 

Simone Graziano Frontal

Trentacinque

Auand 2015

Ricordo, dei rari versi di Vasco Pratolini nel booklet dell’album, il ritmo fluido e le immagini vicine a Umberto Saba e Cesare Pavese (“Spuntava l’alba e si stringeva il cielo in una mano…Ci piaceva Bach come ci piacevano le canzoni…Ci si addormentava che le madri uscivano per la spesa”).

 

Cosa lega la poesia dello scrittore fiorentino de  “La Città ha i miei trent’anni” (Milano 1967) alle sfumature mordenti e icastiche di un cd che intende titolarsi “Trentacinque”?

Forse il computo bizzarro degli anni, forse , più probabilmente, una filosofia di vita che spinge oltre, oltre le diluizioni armoniche e le incognite di undici brani all’insegna dell’improvvisazione senza timore, del “celestial coraggio” che vuole proporre una simbiosi fra post Hard Bop e avanguardia novecentesca.

In effetti nella performance c’è tanto notturno silenzio ispirato sia a Chopin sia a Bill Evans(“White Piano” e “Blue Piano” ) sia al minimalismo narrativo (“Before the Stars”e “Starlette”) quanto ad un Meltin’ Pot metropolitano agitato, ostico, spigoloso, oscuro e sommesso (“Killcoal”), nel quale le strutture sghembe e le fughe crepuscolari conducono ad un’irrefrenabile simultaneità strumentale, a prospettive visionarie e distoniche (“Intro K.B.”) plasmate da un background elettronico che, inaspettatamente, volge in un neoromanticismo  da Ballad , nel quale i saxes (David Binney all’Alto e Dan Kinzelman al Tenore) diffondono il collage di un ermetismo complesso e coinvolgente.

Del resto è l’incipit stesso a definire il rapido movimento dell’eclettismo dei modelli di riferimento fin de siècle (“B_Polar”), variando dai sollecitanti influssi del Free alle alternative ciclotomiche e dicotomiche di stati d’animo che corrono veloci, impellenti, impulsivi, lanciando umori disforici in un una soggettività che avvertiamo profondamente intima e lirica nella gestualità del Brainstorming.   

L’estemporaneità è il vizio di chi dubita prima di prendere una decisione, così come  è il pregio di chi, dopo averla presa, ne dubita dopo (Karl Kraus).

Fabrizio Ciccarelli

Simone Graziano piano, Fender Rhodes, electronics

David Binney alto sax

Dan Kinzelman tenor sax

Gabriele Evangelista double bass

Stefano Tamborrino drums

  1. B_Polar
  2. White Piano
  3. Falk the Bow
  4. Give Me Some Option
  5. Window on a Better World
  6. Blu Piano
  7. Killcoal
  8. Intro K. B.
  9. Kamennaja Baba
  10. Before the Stars
  11. Starlette
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