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Claudio Fasoli Samadhi Quintet

Haiku Time

Abeat Records 2017

 

Haiku Time, o della Musica Possibile. Tanto quanto la brevità incisiva della forma poetica giapponese in tre versi, Claudio Fasoli ed il Quintetto Shamadi trovano nel termine buddista (che indica l'unione del meditante con l'oggetto della meditazione) la sintesi di una creazione collettiva, jazzisticamente evoluta, un collage di meditazioni lontane dal suono della metropoli e che indica concrete aree di lavoro mentale sul quale riflettere e (possibilmente) operare.

Per questo motivo riteniamo l’album non una forma musicale di nicchia per adepti, né prodotto di culto sciamanico privo di effetti collaterali, i quali, anzi, colpiscono e volteggiano valenze umane in un linguaggio per nulla destinato agli addetti ai lavori.

Le sonorità, soprattutto quelle desumibili dalla necessità arcaica del sentire assieme le Note, rispondono ad un bisogno di dar senso ad un jazz esfoliato da autoreferenzialità e meccanismi ideologici, da metodologie “alternative” e concettismi stereotipati, come nel lirismo lunare di “Fit”, nella nebbiosa temperie di “Far”, nella bellissima ballad “Low”, tenue ed intensa lettura di una prassi jazzistica del tutto originale.     

Per questo motivo l’album avvolge, incuriosisce, colpisce il nostro desiderio d’immaginare senza barriere stilistiche, focalizza la nostra attenzione sulle molteplici possibilità che la musica contemporanea possiede per formare Energie, Sentimenti, Stati d’Animo da (ri) conoscere in un percorso apparentemente brevilineo ed essenziale, quasi minimalista per chi intenda fermarsi solo al titolo della performance o ai nomi dei brani, e che invece, come appunto Samadhi, prosegue linee infinite ed infinite occasioni di vertere in pentagramma e in improvvisazione intuizioni brevi (così come brevi sono, per definizione, le intuizioni) intercettate dall’ampio potenziale creativo di Fasoli al sax soprano e tenore e Michael Gassmann alla tromba e al flicorno, i cui transiti cromatici vengono accompagnati dal colto novecentismo di Michelangelo Decorato al piano e dai naturali impulsi ritmici  di Andrea Lamacchia al contrabbasso e Marco Zanoli alla batteria.

Per questo ragioniamo: se ad un artista non piace divergere dal consueto, la valenza estetica è solo pseudosaggezza di fatture “normali”; e ciò può anche interessare chiunque, non c’è dubbio, ma solo nell’ambito nel quale il riconoscersi è prosecuzione del già detto, e pertanto vale per quel che s’intende Arte come assenza di Trasformazione.

In questo caso, invece, non ascoltiamo sguardi convenzionali né un Terzo Occhio dal quale restare stupefatti ed ammaliati, piuttosto incontriamo immagini ingrandite di un Particolare che fluisce nell’Universale, nell’attentissima Idea compositiva di un Fasoli già compagno di Lee Konitz, Kenny Wheeler, Bill Elgart, Manfred Schoof, Michel Pilz e Palle Danielsson, già padre e figlio del Perigeo e di tante formazioni che hanno guidato le Blue Notes italiche verso Conoscenze e Piaceri fatti di Coraggio, Cultura,  Sobrietà e raffinata Forza Comunicativa.

Fabrizio Ciccarelli  

Claudio Fasoli: sax tenore, sax soprano

Michael Gassmann: tromba, flicorno

Michelangelo Decorato: pianoforte

Andrea Lamacchia: contrabbasso

Marco Zanoli: batteria

1             Fit           5:41

2             Dim        5:44

3             Far         6:00

4             Wet       6:06

5             Low       5:47

6             Bag        3:41

7             She        1:42

8             Try         5:37

9             Bow       5:27

10           Day        6:11

11           Fog        4:14

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