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Ottimo Massimo

Tella Tingia Te

AlfaMusic 2017

 

Esistono album che continuano pedissequamente ad elaborare idee sulla supremazia che le Blue Notes indubbiamente possiedono in ambito improvvisativo e compositivo, e ne esistono altri che, al di là di apologie, esprimono la verve jazzistica nella misurata dimensione della creatività, proponendo forme di  vera cultura secondo un linguaggio mai stereotipato, all’insegna della spontaneità e della riconoscibilità dei Segni stilistici.

Personalmente da sempre preferisco ascoltare musica di quest’ultimo genere, certamente in debito nei confronti dei grandi Maestri ma allo stesso tempo abile a cogliere ciò che di nuovo si muove intorno a quell’indispensabile avanguardia che, in tempi più o meno ampi, sola può dare il necessario senso del progresso, del Divenire di ogni Arte e di ogni Artista.

Tella Tingia Te è una performance che sembra seguire queste linee indicali, garantendo colori moderni e generose vibrazioni solistiche ispirate al “pensar oltre” senza mai progettare divagazioni debordanti, eccessive e in definitiva manieristiche. In questo momento storico, in attesa di ridefinizioni ideologiche anche per la Musica, davvero non se ne sente il bisogno: prova ne è, soprattutto nel jazz, la mastodontica produzione di “provocazioni” fini a se stesse, di “novità” enfatiche che continuano a riproporre il “rovescio del contrario”, ergo il Nulla Futuro.   

Dunque, concordo con le scelte di Ottimo Massimo,  la cui Armonia del Far Musica non manca di ricordare gradevolissimi passi Bop e Swing nel dialogo tra il sax post Parker di Luigi Di Nunzio, il piano post Peterson di Antonio Faraò, l’educata e contemporanea sintassi di chitarra di Lorenzo Herrnhut-Girola, tra il periodare attento di Cristiano Callegari al Fender piano ed il timing elegante di Francesco Bertone al basso ed Enzo Cioffi alla batteria, guest il morbido fraseggio di Giampaolo Casati al flicorno e alla tromba (ne scegliamo la dizione nel magnifico crepuscolare di Poco Distante e nell’onirico distonico di A Muzz). 

Concepita nei propri sorprendenti tratti cromatici coraggiosamente condotti sino al Free Se telefonando del Genio Ennio Moricone per Mina, espletata l’intensa colloquialità di Into My Arms di Nick Cave (sicuramente più coinvolgente dell’originale), ruba l’attenzione la strabuzzante pazzerella Tingia Tella Te, curiosa e divertente Carioca per Voce e Controtempo che, Mistero Buffo, darebbe nome all’album della Band che ha scelto di chiamarsi Ottimo Massimo (Aedes Iovis Optimus Maximus: il Giove del Tempio capitolino dove il popolo assisteva alle cerimonie trionfali, si svolgevano le cerimonie solenni del Senato e, tra l’altro, erano depositati gli archivi riguardanti i Libri Sibillini…sarà un caso?).

Intrigano le pagine eclettiche del compositore-sassofonista Andrea De Martini, che girano in modo molto originale attorno ad un centro disegnato da tanti spessori, non ultimi il Romantico di For Ail (nel quale Faraò segue la poetica incantevole di Bill Evans e tutto il quintetto sembra muoversi illuminato da quel pensiero immenso), di Colle Muse Ceneri (ove il piano di Callegari ed il soprano di Martini tratteggiano d’introverso crepuscolare un pentagramma scritto “in punta di colore” elegante e coinvolgente) e di Warne and Geraldyne, splendida ballad dedicata a Warne Marsh,  gigante del Cool e maestro d’improvvisazione (e meno male che qualcuno se ne ricorda…).   

E, se la Conclusio è affidata al brevissimo bruno introspettivo di Vera, “soffiato” ed appena accarezzato nella purezza di una diteggiatura minimalista, tanto essenziale quanto attenta, su un “semplice” piano acustico, un motivo ci sarà: a mio avviso il Segno di un attento meditare tanto sulle voci meno fragorose del jazz contemporaneo quanto sulla propria essenza artistica, affabile e irrequieta, complessa e composta.    

Non so a cosa alluda il titolo, ma anagrammando mi risulta “lenti tagliate”… “tagliate” non tanto, in realtà, a voler giudicare questo album così fluido e denso di inviti all’emozione. Prima o poi ce lo dirà chi l’ha ideato. Intanto: Chapeau.  

Fabrizio Ciccarelli

Andrea De Martini - sax tenore, sax soprano; Lorenzo Herrnhut-Girola – chitarre ; Cristiano Callegari - piano, piano fender ; Francesco Bertone - contrabbasso, basso; Enzo Cioffi – batteria

Special Guests: Antonio Farao' pianoforte; Luigi Di Nunzio sax alto; Giampaolo Casati tromba, flicorno; Valentina Carenzo, Ray Dos Santos voce.

1 Se Telefonando 2’52 2 La Scoperta del Panachè 5’29 3 Poco Distante 4’10 4 A Night at the Cave 7’30 5 Tema di Zlatko 2’11 6 Subson 2’00 7 Otellik 5’47 8 For Ail 5’49 9 A Muzz 5’35 10 Colle Muse Ceneri 7’00 11 Tella Tingia Te 5’15 12 Warne and Geraldyne 4’43 13 Into My Arms 7’18 14 Tingia Tella Te 3’00 15 Vera 1’03

All compositions by Andrea De Martini except 1 E. Morricone, M. Costanzo 3,5 A. De Martini - C. Callegari, 13 N. Cave, 14 A. De Martini - R. Dos Santos

Prodotto da Dem'Art Soc Coop per AlfaMusic Label&Publishing

Coordinamento di Produzione Alessandro Guardia e Fabrizio Salvatore

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