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Ammendola /Brissa/ Scopelliti  Special Guest Achille Succi

Play

AlfaMusic 2017

 

La prima impressione, musicalmente parlando, è quasi sempre quella che conta. Poi magari, ascoltando e riflettendo, un disco può aprire nuovi indici di valutazione, vuoi per come è suonato vuoi per come i pentagrammi sono stati interpretati vuoi per i colori dei Soli, talora difficilmente intuibili ad un primo ascolto, specie se ispirati ad una certa sperimentazione o al prolungamento di esperienze importanti in merito agli strumenti narranti.

Pensando al clarinetto di Domenico Ammendola e al clarinetto basso di Achille Succi, di cifre stilistiche di notevole spessore ne vengono in mente, eccome!

In merito ai due strumenti, la forza espressiva più intensa che riesco a immaginare nel Jazz  – tolti i Maestri che furono (Jimmy Dorsey, Woody Herman, Barney Bigard) ed i Maestri che per teoria cromatica sono ancora (Oliver Nelson e Michel Portal) - è senz’altro nell’eclettica genialità di Eric Dolphy, del quale sia Ammendola che Succi sono compagni intriganti, specie nei contorni Free e nelle corrette stravaganze che ogni jazzista può e deve concedersi per cercare la propria strada, il proprio Cimento dell’Estro Armonico, il proprio Blues.

Questo ed altro accade nei sei brani di Play, performance talora ardita, se vogliamo, limata sul Filo dell’Essere, dell’Inventare, dell’Agire in sintonia con una formazione pianoless, senza pianoforte, ardita per definizione e storicizzazione, ardita quanto basta ai 12/8 di Portrait of You per esprimere “fiori lunari” (non ne conosco il motivo cosciente, ma anche qui mi sembra presente il benevolo fantasma di Sidney Bechet) o al ternario Looking for a Title per agire sulle avvolgenti ottave suadenti del Legno  Basso di Succi in dialogo forte ed emotivo con il clarinetto di Ammendola, Leader di una visione d’assieme ben supportata dalla solida fluenza del Legno bassistico di Andrea Brissa e dalle variegate articolazioni di Francesco Scopelliti alla batteria.  

Fraseggi, curve inventive, punteggiature e contagi stilistici dirigono l’ascolto verso altezze che rimandano tanto al lirismo liberatorio delle Free Forms quanto alle origini di un Jazz memore di Work Songs e delle Marching Bands di New Orleans (Blues for MB): un Jazz leggendario in ambedue i casi, un Jazz che è doveroso tener sempre dentro sé per interpretare (questo è il punto nodale) secondo il Colore che la Storia della Musica, dal Mingus di Pithecanthropus erectus (1956) all’Ornette Coleman di Something Else!!!! (1958) e al Max Roach di Freedom Now Suite (1960), suggerisce anche nelle divagazioni più visionarie e dunque più concrete. Una Storia con la quale dialogare, più che esserne Semplici Mecenati.   

Fabrizio Ciccarelli   

Domenico Ammendola, clarinet; Andrea Brissa, double bass; Francesco Scopelliti, drums

Guest:  Achille Succi, bass clarinet, alto sax

1 Portrait of you 4.28 2 Maia’s dream 4.37 3 A bad day 4.42 4 Bea 4.58 5 Blues for MB 6.10 6 Looking for a title 7.35

Music by D. Ammendola 1,3,5,6  A. Brissa 4  F. Scopelliti 2

Production supervisor: Fabrizio Salvatore; Sound engineer: Alessandro Guardia

 

 

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