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Esbjörn Svensson Trio

e.s.t. live in London

ACT Music 2018, Distribuzione Egea 

 

Tra i più talentuosi pianisti del jazz contemporaneo, Esbjörn Svensson, scomparso a 45 anni il 14 giugno 2008 in un incidente subacqueo, non ha mai lasciato ombre circa il proprio modo d’intendere la Musica, Jazz o Rock o Classica che fosse.

E’ stato un grande interprete, un grande compositore, un grande strumentista che senza dubbio avrebbe potuto offrire importanti innovazioni nell’ambito di quel processo di allineamento fra i generi che il Mondo Contemporaneo chiede ed esige da quando l’agilità del timbro affermativo ha superato la nevrosi di un Intelletto sottomesso più al Logos che al Pathos, come Bill Evans dimostrò nei migliori anni della sua profonda dedizione non a passi commemorativi quanto al librarsi della gamma espressiva nell’intensità del Colore, della parte irrazionale dell’animo, della Vox Media della partecipazione autobiografica alle letture dei pentagrammi e alla condivisione emotiva nella forma eletta del Trio.

L’artista svedese, al di là d’ogni schema, varia accenti pieni di forza e dirige sedute intonate alla più ampia libertà formale, come nel jazz Rock e nei sentori psichedelici di Mingle in the Mincing-Machine, una demi-suite ispirata alle vie poco frequentate di un’intelligenza complessa fra Classica Contemporanea e Post Bop, o accarezzando con estrema naturalezza il lirismo della Ballad con dita leggere ed abbandoni crepuscolari che, da Tide of Trepidation alla solenne mestizia di Viaticum narrata dall’archetto bachiano di Dan Berglund, rendono il senso di un pianismo dalla cura meticolosa, impressionistica nelle nuances affettive care tanto a Claude Debussy quanto a George Gershwin.

Certamente la Live Session registrata al Barbican Centre di Londra il 20 maggio del 2005 manda a memoria l’eleganza in Trio di Keith Jarrett ma non ne produce mai gli effetti talora algidi e comunque finissimi dal lato estetico, lanciando fiamme di squilibri dodecafonici in The Unstable Table & The Infamous Fable e bacchettate free nelle lunghe armonie World di Behind the Yashmak, variazione fra i percussivi argentei di Magnus Öström ed i morbidi Diesis del contrabbasso, caldi e d’atmosfera per la “scrittura ad impronta” di un non-teorico dello “scrivere senza pensare” e del relativo profondo mistero dell’interpretazione, di un pianista squisito, sensibile e raffinato che ci ha lasciato troppo presto e che per sempre rimarrà nel cuore delle Blue Notes.     

Fabrizio Ciccarelli

Esbjörn Svensson: piano, composition, arrangement; Dan Berglund: bass; Magnus Öström: drums.    

Track Listing: CD1: Tide of Trepidation; Eighty-Eight Days in My Veins; Viaticum; Mingle in the Mincing-Machine; In the Tail of Her Eye; The Unstable Table & the Infamous Fable. CD2: When God Created the Coffeebreak; Behind the Yashmak; Believe, Beleft, Below; Spunky Sprawl.

 

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