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Amato Jazz Trio

One Day

Abeat 2018

 

Il Trio Amato è un’interessante prova di come il Jazz sappia liberare le proprie forze astrattive in una Terra nobile e colta come la Sicilia (la Magna Grecia per me, ancora) ove gli intellettuali di ogni tempo non si sono mai lasciati intimidire da sudditanze psicologiche ed estetiche. Lasciatemelo dire: non è un caso che tanta creatività come quella dei tre fratelli Amato sia nata in questa parte del mondo, e si sente soprattutto nella finezza compositiva di Elio, il pianista, l’arabescatore (passi il neologismo), il maître à penser che salta sulle corde della storia jazzistica da Jarrett a Mehldau, da Duke Ellington a Ornette Coleman, ai quali, significativamente, sono dedicati due “rispolveri” tutt’altro che statici: il complesso Trigonometry (positivo elemento di sbilancio nel “Song X” di Pat Metheny con il free man statunitense, Geffen Records 1986) e Take the A Train, insuperabile signature song dell’Orchestra di Duke a firma del geniale Billy Strayhorn.

Qualcuno potrà pensare: “siamo alle solite, si dedicano due brani ai Grandi delle Blue Notes ed il disco è fatto”. Neanche per sogno. L’agilità con la quale le due letture si muovono all’interno dell’album (e dei pentagrammi di Elio e della composta dedizione di Alberto al contrabbasso e di Loris alla batteria) ne dicono tutta la coerenza dal lato stilistico, il “problema risolto” dell’improvvisazione, il savoir faire di chi probabilmente diecimila volte ha meditato e riletto con attenzione l’impeccabile sapidità di chi di Jazz ne sapeva fin troppo senza mai operare d’astuzia in favore del “buon palato”(spesso di pessimo gusto) di milioni (eh sì, milioni) di uditori senza udito incuriositi dalle fragorose novità di certo Jazz, per così dire, “alternativo”.

Considerando ad occhi chiusi la partecipazione emotiva e l’intensa affettività di brani quali One Day (Incipit bruno e vibrante), Prelude (ove Elio si dà con passione tutta moderna al trombone), Valeria (passaggio bachiano dai lumi crepuscolari che non voltano pagina dalla dedizione direi elegante nei confronti di un timbro strumentale caldo e “cantante”), la chiusura ipnotica dei lirici controtempi di Coldness sembra animare un’Idea Circolare di pagine che corrono senza falsi interludi, se non quelli strettamente necessari a chi cerca originalità e anima nel proprio Viaggio nel Vento.

Fabrizio Ciccarelli      

Alberto Amato : doublebass

Elio Amato : piano, trombone

Loris Amato : drums

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