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ELLA FITZGERALD

ELLA SINGS BROADWAY

Poll Winners Records 2018, Distribuzione Egea

 

Due album in un cd, due performance del 1962 della Regina della Voce Jazz (la Principessa, ma senza obblighi di Casata,  Billie Holiday: ma è un altro Sentire, un altro Avvertire). Tanto basterebbe a giustificarne la posizione d’eccellenza nella nostra discoteca: non si può far a meno di Ella Fitzgerald, e personalmente non ricordo album di basso valore artistico, in qualunque periodo della sua vita abbia cantato, in qualunque condizione fosse stata la sua voce ed il suo stato di salute.

Ella è stata perfetta senza mai ricercare la perfezione: possono non convincere alcuni arrangiamenti, magari risultare un po’ datati e troppo indulgenti nei confronti di alcuni momenti storici in cui il Jazz ha un po’ troppo flirtato col Pop statunitense; ma si sa come in certi casi (discografici) vanno le cose e sarebbe atteggiamento farisaico far finta di non capire.

Bene, i quasi ottanta minuti del cd includono i due Lp della Verve “Ella sings Broadway” (Los Angeles, ottobre 1962, vinile dai classici 12 brani) ed “Ella Swings Gently with Nelson” (Los Angeles novembre-aprile 1962, 14 pièces  con la partecipazione di Ronnie Lang all’alto sax: scusate se è poco…): nella prima sequenza l’orchestra è diretta da Marty Paich, un Maestro dello Swing, nella seconda a condurre è Nelson Riddle, finissimo arrangiatore amato tanto dai musicisti quanto dal pubblico; ambedue prodotte da Norman Granz, fondatore della Verve Records e figura fondamentale del Jazz fra anni 50 e 60 (dove firmava lui la garanzia di qualità era sempre indiscutibile).  

Il tutto ha il sapore di un Songbook, come tanti Ella ne ha dedicati ai Numi tutelari George Gershwin, Duke Ellington, Cole Porter, Hoagy Carmichael, Johnny Mercer, Jimmy Van Heusen, Vernon Duke, Harold Arlen e Rodgers & Hart. Il clima è proprio quello, un omaggio educatissimo e di finissima sensibilità a pentagrammi che hanno caratterizzato uno dei momenti più importanti dal lato jazzistico.

Iniziamo: dal film “Guys and Dolls”  (e chi non lo ricorda? Regia di  Joseph L. Mankiewicz con Marlon Brando, Jean Simmons e Frank Sinatra. Titolo italiano: “Bulli e pupe”. Un successo enorme!) If I Were a Bell,  standard tra i più noti, Warm All Over, Guys and Dolls, Somebody Somewhere, a firma di Frank Loesser.

Sono canzoni che hanno segnato un’era indimenticabile del connubio Cinema- Jazz, così come la celeberrima Hernando’s Hideaway, il divertentissimo Tango tratto da “The Pajama Game”, film del 1957 diretto da George Abbott e Stanley Donen, con Doris Day e John Raitt (ma sì, tanto per ricordarlo ai pochi jazzofili Italiani cui sarà sfuggito: quello rivisto in modo stralunato da Francesco Guccini ne “Il bello”, fatale Olè del brillantinato con le scarpe di coppale in sella alla Gilera, spezzacuori esperto di Casché alla conquista della “bambola Sguazzinelli Argia”, tenebroso anemico viveur felliniano di “Opera buffa”!) o Almost Like Being in Love (da “Brigadoon” di Vincent Minnelli con Van Johnson, Gene Kelly, Cyd Charisse; 1954).

Ma non solo Broadway, in verità: Georgia in my MindI Can’t Get Started, Darn That Dream, e, cantate in modo indimenticabile, Ie splendide Body and Soul e All of Me. Certo, Broadway da sola non sarebbe mai bastata ad Ella per esprimere a pieno tutto il suo Pathos del vivere le Blue Notes, ed ecco allora l’inevitabile riaffiorare della Poesia da sempre avvertita come il Centro Emotivo del suo bilanciare la Passione per l’istinto dello Scat con l’Amore profondo per la sommessa inquietudine delle Ballads, flessione intimista rispetto alla quale ebbe (ed ha) pochissimi rivali (senz’altro Billie e Chet Baker, a volte Nina Simone, Frank Sinatra, Tony Bennett).   

A che punto era la voce di Ella? Perfino chi ha il vezzo di trovare difetti a tutti i costi potrà dire pochissimo: intonazione magnifica, interpretazione disinvolta ed elegantissima, controllo magistrale dello sterno e delle impeccabili e passionali emissioni medio-basse, garbo unico nella morbida cadenza degli acuti, sempre gentili e pastosi. Ella aveva già dato prova del suo passo lirico nel capolavoro “Porgy and Bess” con Louis Armstrong (Verve 1957) e avrebbe raggiunto la maggior maturità intellettuale qualche anno dopo (a mio parere: “Ella and Basie!” col Count nel Verve del 1963, “Ella & Oscar” con Peterson, Pablo Records 1975, “Fitzgerald and Pass... Again” con Joe Pass, Pablo Records 1976 e poi nel 1981 “Ella Abraça Jobim” con Clark Terry alla tromba e Zoot Sims al sax tenore). In ogni caso, la potenza gentile del suo strumento vocale, caldo e avvolgente nella formidabile e completa estensione di più di tre ottave, era già, dal 1962, in straordinario divenire. Per questo sarebbe diventata la  First Lady of Song, indiscutibilmente.

C’è poco da fare: Ella era Ella. Punto e basta.   

Fabrizio Ciccarelli

[1-12]: ELLA SINGS BROADWAY

Orchestra conducted & arranged by MARTY PAICH. Los Angeles, October 3, 4 & 9, 1962.

[13-26] ELLA SWINGS GENTLY WITH NELSON

Orchestra conducted & arranged by NELSON RIDDLE. Featuring Ronnie Lang (alto sax). Los Angeles, November 1961-April 1962.

  1. HERNANDO’S HIDEAWAY
  2. IF I WERE A BELL
  3. WARM ALL OVER
  4. ALMOST LIKE BEING IN LOVE
  5. DITES-MOI
  6. I COULD HAVE DANCED ALL NIGHT
  7. SHOW ME
  8. NO OTHER LOVE
  9. STEAM HEAT
  10. WHATEVER LOLA WANTS
  11. GUYS AND DOLLS
  12. SOMEBODY SOMEWHERE
  13. SWEET AND SLOW (*)
  14. GEORGIA ON MY MIND (*)
  15. I CAN’T GET STARTED (*)
  16. STREET OF DREAMS (*)
  17. IMAGINATION (*)
  18. THE VERY THOUGHT OF YOU (*)
  19. IT’S A BLUE WORLD (*)
  20. DARN THAT DREAM (*)
  21. SHE’S FUNNY THAT WAY (*)
  22. I WISHED ON THE MOON (*)
  23. IT’S A PITY TO SAY GOODNIGHT (*)
  24. MY ONE AND ONLY LOVE (*)
  25. BODY AND SOUL (*)
  26. ALL OF ME (*)

 

 

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