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Alfredo Rodríguez

The Little Dream

Mack Avenue 2018, Distribuzione Egea

 

Piccoli sogni, singolari se vogliamo, enunciati dal titolo dell’album dell’estroverso pianista cubano Alfredo Rodriguez, ottimi veicoli interculturali che pulsano di parametri armonici e temporali di sincera energia, di calde accensioni, di continue diversioni nel terreno generoso del Latin Jazz, sempre fresco e piacevole quando si possiede sicura padronanza della tradizione e dell’apporto, formidabile, di un produttore discografico del calibro di Quincy Jones, arrangiatore, direttore d'orchestra, trombettista e compositore   statunitense, punto esclamativo del Pop, del Funk, della Black Music, e di quasi qualunque oggetto sonoro abbia toccato (dalle Blue Notes di James Moody, Moody, Prestige 1954, di Milt Jackson, Plenty, Plenty Soul, Atlantic 1957, allo splendido Frank Sinatra di L.A. Is My Lady, Warner Bros 1984, al notissimo evento umanitario We Are the World con le più importanti star americane, Columbia/CBS 1985, e al titanico successo delle trenta milioni copie di Bad di Michael Jackson, Epic 1987).

Un Piccolo Sogno variato nelle superbe memorie di Chick Corea e Lyle Mays (“Vamos todos a cantar”), nelle imprevedibili fantasie di “Tree of Stars” dimensionate nel virtuoso garbo chitarristico di Munir Hosnn in dialogo con il pianismo evoluto del Nostro (sempre memore della propria migrazione da Cuba) e le lampeggianti figurazioni del drumming di Michael Oliveira, premonizioni già “pizzicate” nell’introduttiva “Dawn”, lettura popolare e allo stesso tempo visionaria di un Mondo Latino divertito, felice e naturale.   

Un Piccolo sogno toccato da felici alternanze di dinamiche, da continui spostamenti gestiti con discrezione e fisionomie trasparenti che rimandano a certe dimensioni poetiche di Pat Metheny con Pedro Aznar, a contesti di Antille in espansione jazzistica vergati nei pentagrammi originali di Rodriguez e  da letture di voci autentiche del miglior repertorio ispanico, come “Besame mucho”, meravigliosa composizione scritta nel 1940 dalla messicana Consuelo Velázquez, una delle più popolari del XX secolo, la canzone in lingua spagnola più cantata e registrata e forse la più tradotta in altre lingue, punto di riferimento della dimensione culturale sottesa all’album, spiegata nel suo intento profondo dallo stesso musicista in una recente intervista: «Il titolo del mio nuovo disco è la mia risposta alla nostra situazione mondiale. Il titolo deriva dal mio fascino per il mondo dei sogni, che è una bellissima manifestazione della nostra realtà. Il mio sogno più grande è quello in cui tutti gli esseri umani vivono felici e in pace. I bambini sono la speranza e la risposta alla creazione di un mondo di amore, pace, unità e comprensione».

Fabrizio Ciccarelli

Alfredo Rodríguez: piano, vocals and Fender Rhodes; Munir Hossn: guitar and electric bass; Michael Olivera: drums and percussion

1: Dawn; 2: The Little Dream; 3: Silver Rain; 4: Bloom; 5: Dance like a Child; 6: Vamos Todos a Cantar; 7: Bésame Mucho; 8: Tree of Stars; 9: World of Colors; 10: Alegría; 11: Moonbeam; 12: De Rua Pra Rua (From Street to Street)

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