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Fabrizio Sferra e Costanza Alegiani

Grace In Town

Auditorium Parco della Musica Records /Jando Music 2018

 

Dove si diriga il Jazz contemporaneo è vicenda misteriosa fino ad un certo punto: le progressioni armoniche, le scelte stilistiche, gli interessi per melodie non convenzionali segnano da tempo una ricerca che, senza stravolgerne le esigenze primarie d’innovare, ha giustamente abbandonato l’accademismo per dirigersi in orizzonti Rock, Elettronici, Folk, World, Neoclassici.

Dalle 10 composizioni del bravissimo Fabrizio Sferra, cuore e anima di Grace in Town, possiamo dedurre forze gestuali e figurazioni intrise di evocazioni psichedeliche plananti nel Prog anni 70, nelle vibranti siepi cantautoriali di Tim Buckley, nel surrealismo del Canterbury Sound dei Soft Machine e di Robert Wyatt, dei Gong, dei Caravan e di Kevin Ayers, esplorate con riservata grazia dal vocalismo composto ed elegante di Costanza Alegiani, raffinata e delicata cantrice di un universo nebbioso e crepuscolare in cui render in canto passaggi strumentali sfumati in lirica ed inquieta delicatezza (l’onirica Glittering Eyes, l’apollinea serenità di Phoenix e di In the Mood for Annie – che personalmente mi evoca certe luminose mattinate Velvet Undergroung senza quasi esser capace di coglierne il trait d’union stilistico, ma quello vaneggiante sì, un po’ come nella Canzone d’Utopia di David Bowie in Three Lives Before My End- il magnifico climax mistico di Brian Eno e David Sylvian in Upon the River e Sylvan Tales, la pensosa immaginazione cantautoriale di Peter Gabriel nell’afro-mediterraneo di Watching You Pass By ).   

 

Grace in Town è un’avventura di singolare neoclassicismo, non fosse altro che per il riferimento concettuale alla Grazia, all’Equilibrio, alla Compostezza, alla “nobile semplicità e quieta grandezza” per dirla con lo storico dell'arte e archeologo tedesco Johann Joachim Winckelmann, ove comunque l’Emozione è tradotta in termini di assoluto Contemporaneo, declinato nell’ampia creatività degli strumenti elettronici (Alessandro Gwis, oltre che al piano, alle tastiere ed ai live electronics; Francesco Diodati alla chitarra elettrica; Francesco Ponticelli al basso elettrico; Federico Scettri alla batteria ed ai live electronics).    

I riferimenti jazzistici, già naturali al Progressive, parlano della carriera stessa di Fabrizio Sferra (e delle sue collaborazioni con Enrico Pieranunzi, Massimo Urbani, Antonello Salis, Maurizio Giammarco, Pietro Tonolo, Rita Marcotulli, Stefano Battaglia, Chet Baker, Lee Konitz, Mal Waldron, Joe Pass, Johnny Griffin, Kenny Wheeler, Toots Thielemans, Paul Bley) e della sua eclettica abilità compositiva, così come i versi di Costanza Alegiani (fine ed intensa vocalist) operano, come lei stessa dichiara, “una pratica di traduzione dal suono alla parola”, prassi tipica tanto delle Blue Notes quanto della Poesia moderna.

L’eccellente performance è una di quelle da ascoltare con attenzione nella Misura di un Mondo Musicale spesso chiaroscurale e sognante prossimo ad apparire, senza mai esser acerbo o arduo o privo di libertà visionarie.

Fabrizio Ciccarelli

Costanza Alegiani: voce

Fabrizio Sferra: voce, elettronica, batteria

Alessandro Gwis: pianoforte

Francesco Diodati: chitarra

Francesco Ponticelli: basso

Federico Scettri: batteria

 

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