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Tonbruket

Live Salvation

ACT 2018, distribuzione EGEA

 

Parlare di Swedish Jazz non sembra più una novità, specie dopo le ottime performance di Esbjörn Svensson e del tuo Trio E.S.T. di cui Dan Berglund faceva parte, per poi dar vita nel 2008, dopo la prematura scomparsa del geniale pianista, al Quartetto Tonbruket, ensemble dinamico, vibrante, eclettico, modernissimo nelle affabulazioni improvvisative, stilisticamente proteso verso un Jazz Rock visionario venato da ampie libertà psichedeliche e acide linee Progressive che ne disegnano a tutto tondo la bruciante originalità ed il passo decisamente onirico da un punto di vista ispirativo.

Live Salvation è tratto da un concerto del 2017 al Bix Jazzclub di Stoccarda: il clima dal vivo si sente in ogni angolo degli otto brani poiché l’ambito temporale sembra influire in modo decisivo negli agili vigori dei giri del contrabbasso di Berglund, nelle calde e volatili digressioni pedal steel guitar di  Johan Lindström che corrono rapide nell’intenzione di avvicinare il pubblico quanto più possibile, avvolte in un clima lampeggiante di spettacolo figurativo dagli effetti noise dei synth di Martin Hederos e dai controtempi e dalle rullate del talentuoso batterista Andreas Werliin.

Volendo descrivere le Note secondo i linguaggi delle Arti Visive mi riferirei alle “indiscipline” di Jackson Pollock, ai luminosi paradossi del surrealismo di Man Ray,  alle provocazioni anticonsumiste della Pop Art di Andy Warhol, al Cinema dell’inconscio di Luis Buñuel e al Futurismo distopico di Metropolis di Fritz Lang, modelli figurati nei contorni dello sperimentalismo elettronico della World Fusion Music di Joe Zawinul con i Weather Report, con uno Jaco Pastorius ad eleggere il basso quale fantasma narrativo di accordi, melodie ed effetti percussivi, e con un Miles Davis a dirigerne Tempi e Perizie tecniche secondo i satelliti ultralunari dei Soft Machine ed il “Funk Interplanetario”, come volle chiamarlo George Clinton per i suoi Funkadelic.

Quale Rock esista nelle vene del Tonbruket e quale Jazz corra nelle composizioni è molto chiaro, bruno e intimista nelle nostalgie di Sinkadus, lirico e descrittivo nelle espansioni di The Missing, nelle mistiche accensioni di Nightmusic e nelle inquiete trasparenze di Gripe, a dirne le memorie con Rick Wakeman con gli Yes e con David Gilmour con i Pink Floyd.   

Fabrizio Ciccarelli

Dan Berglund: contrabbasso / Johan Lindström: chitarra, pedal steel / Martin Hederos: piano, synth, violino / Andreas Werliin: batteria

1.The Missing ( Andreas Werliin, Martin Hederos & Tonbruket) 09:31

2.Dig It To The End ( Dan Berglund) 04:06

3.Nightmusic ( Johan Lindström) 11:41

4.Sinkadus ( Dan Berglund, Johan Lindström & Tonbruket) 07:04

5.Gripe ( Martin Hederos) 07:09

6.Balloons ( Martin Hederos) 06:02

7.Polka Oblivion ( Johan Lindström & Tonbruket) 06:56

8.Vinegar Heart ( Johan Lindström) 13:44

    

 

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