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Guido Di Leone

Standards on Guitar. Two Sleepy People

Abeat 2018

 

Qual è il senso dello Standard nel Jazz se non quello di rileggere ed espandere secondo una visione del tutto personale? Lo Standard non è esattamente la Cover tanto frequentata nel Rock o nel Pop, è un altro Modo di Vedere, di Ascoltare, di Avvertire, lasciando che a fluire non siano dettami stilistici oppure orpelli di musica piacevole da offrire al pubblico, quanto invece meditazioni prive di compromessi su moduli artistici scelti come Soggetti cui ridar nuova Parola e nuova Intenzione.

Lo Standard jazzistico ha un’intrinseca peculiarità: è il Modo col quale l’artista conosce se stesso e rende noto il proprio percorso culturale, le selezioni delle proprie emozioni…e per questo ben venga chiunque voglia esprimere il proprio Credo non in nome dell’aristotelica Imitazione ma nel senso melodico che ad esso diedero Maestri come Charlie Parker, Oscar Peterson, Duke Ellington, Bill Evans, Miles Davis e Chet Baker e, osservando l’educatissima sobria chitarra di Guido Di Leone, Barney Kessel,  Kenny Burrell, Jim Hall, Wes Montgomery ed il nostro magnifico Gentiluomo Franco Cerri.

Al di là di non necessari dettagli tecnici (il Quartetto è composto da bravi musicisti che sanno suonare e sanno opportunamente  interagire), l’album corre via con grande piacevolezza e convincente personalità; non un Surplus ridondante ma un Indice organizzato che ricorda, anche a chi il Jazz lo conosce bene, brani bellissimi e indimenticabili: e di Prove di tale intenzione ce n’è sempre bisogno perché Jazz significa innanzitutto Memoria, come ben sa chi lo cura in modo così spontaneo senza ricorrere mai ad ispessimenti bizzarri e, per principio, “alternativi” e “sbalorditivi”.     

Bravo il Nostro nella scelta: 10 eccellenti pentagrammi di assoluta finezza, tra i quali il proprio vivace, swingante e gradevolissimo original Larry Bird, che immaginiamo dedicato al formidabile “The Legend”,  Ala dei Boston Celtics anni 80, cestista maestoso e atleta carismatico dell’NBA.

In un linguaggio di fluida inventiva Guido Di Leone intende dar senso ad ogni Nota senza cedere a sterili narcisismi grazie a frasi ampie ed eleganti, narrando l’Ottimo delle Blue Notes: Love Letters di Ed Heyman e Victor Young, Old Folks di Eric Blau/ Mort Shuman/Jacques Brel, They Say It’s Wonderful di Irving Berlin, lo stupendo Crepuscolo Bossa di Inutil Paesagem di Antonio Carlos Jobim, Modi interpretativi caldi e morbidi perfettamente resi dalla Sintassi jazzistica di Renato Chicco al piano (che bravo!), Dario Deidda al contrabbasso e Andy Watson alla batteria. E, se a concludere, è Two Sleepy People di Hoagy Carmichael e Frank Loesser, “cantata” in piano da Nino – padre di Guido, se ben intendiamo -  il Segno dello stato d’animo sarà ancor più chiaro: dire di sé, del proprio Privato, e lasciarsi andare ai Momenti importanti, veramente importanti, della propria Vita.    

Fabrizio Ciccarelli  

Guido Di Leone, chitarra/Renato Chicco, piano/Dario Deidda, contrabbasso/Andy Watson, batteria

1 Love Letters 2 Old Folks 3 Larry Bird 4 Two Sleepy People 5 They Say It's Wonderful 6 LeTue Mani 7 Thinking Of You 8 Tea For Two 9 Inutil Paisagem 10 Two Sleepy People (Bonus Track)

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