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Pensiero che ascolta e dialoga 

Lucio Saviani, Monte Athos. Il cielo in terra. Esperienze della filosofia. 

Luca Sossella editore, 2018 

 

Come ci ha insegnato John Cage il silenzio è parte essenziale della musica, non solo perché è una pausa, uno spazio, un ponte tra due suoni, ma perché è un’assenza piena di qualcosa di naturale, di increato, che c’è già, sotto forma di una presenza diversa, di un altro suono, di un altro parlare.

E’ come se l’artista si facesse da parte, sospendesse la sua soggettività demiurgica, per creare nel (e tramite il) vuoto le condizioni di un’apparizione e di uno stupore.

Vorrei iniziare così, con l’adattissima immagine mistica del silenzio, la recensione di questo libro del filosofo Lucio Saviani, dedicato al monte Athos, alla preghiera, al raccoglimento, all’invocazione di Dio così come si manifesta nell’esicasmo, esperienza di ricerca spirituale praticata dall’antichità sino ai nostri giorni dai monaci dell’oriente cristiano.

Ma forse l’esicasmo è anche di più di quello che ci dice la sua etimologia: come il silenzio, è uno spazio, tra la filosofia e la teologia, nel senso che pur non coincidendo con l’una o con l’altra, dell’una e dell’altra l’esicasmo non può fare a meno.

Così come è uno spazio tra il cielo e la terra, tra Dio e l’uomo,  tra  lo spirito e la natura, tra l’anima e il corpo, tra il logos e il cuore, tra il mondo greco e quello cristiano, nel senso che esicasmo è la misura (una misura del tutto interiore, agostiniana) dell’unità irriducibile dell’umano, l’espressione - a vari livelli - della relazione, dell’incontro.

All’esichìa, infine, sembra ispirata  (ma questa è una valutazione del tutto personale) la struttura stessa del libro, un libro di incroci, di contatti, di confronti che si svolgono su più piani.

Da specialista dell’ermeneutica, Saviani dialoga con i grandi maestri del pensiero, le fonti e la tradizione; da filosofo aperto ai saperi non filosofici dialoga con le suggestioni di uno scrittore prestigioso come Pedrag Matvejevic; da intellettuale che vive nel postmoderno, e se ne fa produttivamente interprete, dialoga con Roland Barthes, il semiologo che più di tutti forse nel Novecento ha esplorato realtà esicastiche: confini, spazi, crocevia, luoghi-limite, passaggi, diramazioni in cui la soggettività vacilla in preda alla vertigini del nuovo e dell’imprevisto; e dialoga, infine, con la fotografia di Oliviero Olivieri che funge in queste pagine non solo da illustrazione dei luoghi, dei paesaggi e dei volti (una specie di impero dei segni, non a caso) ma da commento del testo.

Avevamo iniziato con la musica, per passare alle parole e ai discorsi (filosofici e non), per finire con le immagini. 

E’ un ricco ipertesto quello che Saviani ci consegna sulle altezze del monte Athos e sulle profondità, spesso insondabili, degli uomini. E sulla ricchezza di una sapienza senza prove, intesa come modo di vita, di cui, tuttavia, si può fare esperienza. 

Stefano Cazzato 

L.Saviani, Monte Athos. Il cielo in terra. Esperienze della filosofia. 

Fotografie di Oliviero Olivieri 

Con un’introduzione di Predrag Matvejevic e un saggio di Saviani sul Corso, ancora inedito, che Roland Barthes dedicò al Monte Athos nel suo ultimo seminario al Collège de France. 

Luca Sossella editore, 2018, pp.119, euro 20.00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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