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Camilla Battaglia

EMIT: Rotator Tenet

Dodicilune 2018

A differenza di molti critici musicali, chi scrive non ha mai avuto una particolare passione per certe Avanguardie jazzistiche, per solisti distonici e caparbi pentagrammi volutamente “differenti”  e “alternativi”, per eversioni a tutti i costi moderniste e gelidamente distaccate da qualsivoglia mainstream; stomaci bulimici di futurismi fiammanti e spesso tediosi e inutili e cervellotici che hanno spesso prodotto Noie ipertecniche e poco altro.  Ma nel caso di EMIT, viaggio iniziatico senza alcun tributo da affiancare a Nessuno, il caso è diverso, sia lo si veda dal lato Free sia lo si intenda quale dimensione musicale disinibita e ben poco preoccupata da distorsioni e prevedibili cascate di Note (che comunque non mancano, anzi).

Camilla Battaglia, pianista e vocalist di visionario carisma, assume poste di complessa veridicità, fiato a fiato con i rimestii eclettici e vigorosi del talentuoso trombettista Ambrose Akinmusire, Voce dell’Oggi al pari di Michele Tino al sax alto, e varia climi misteriosi secondo pose plastiche  in nessi vocali narrati da fraseggi tenui ed eleganti di Ottave dedicate al Sogno, volutamente opposte e contigue alla forte espressività di una visione in Quartetto ed in Quintetto che ritaglia un Tempo dentro al Tempo stesso, come lei stessa sottolinea in una recente dichiarazione.     

Camilla Battaglia induce a pensare a Friedrich Nietzsche e l’Eterno Ritorno: un Universo che rinasce e rimuore in singolari penombre, profezie divinatorie, sospiri capovolti e grani di polvere cosmica (EMIT: Rotator Tenet, Same Difference, Crossing the Water), partendo dall’insoluto e notissimo Quadrato Magico dell’Iscrizione latina*, ed arrivando alla Fantasia alchemica nelle dizioni Free (in fondo misteriosofiche tanto quanto l’enigma del graffito citato) dei Verbi dissonanti di Andrea Lombardini (basso, electronics) e Bernardo Guerra (eccellente batteria per frequenze decontratte).

Sogni posteriori e colloqui intimi: di quel che vive la singolare Parola di un album di coraggiosa lucidità e d’immediata proporzione.

Fabrizio Ciccarelli

Camilla Battaglia, voce, pianoforte, elettronica/ Michele Tino, sax alto/ Andrea Lombardini, basso elettrico/ Bernando Guerra, batteria/ Ambrose Akinmusire, tromba.

01 EMIT: Rotator Tenet 02 Be still in motion 03 Same Difference 04 Event 05 Crossing the water 06 You don’t exist I 07 You don’t exist II 08 teneT rotator

* Presente, fra l’altro, nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, a Santiago di Compostela in Spagna, a Riva San Vitale in Svizzera. E’ composta dalle cinque parole SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS. La loro giustapposizione, nell'ordine indicato, dà luogo a un palindromo certamente dal significato simbolico: per l’eventuale piacere di chi legge, a mio avviso l’interpretazione letterale sarebbe “Il Seminatore di un piccolo terreno mantiene con il suo lavoro il convento", ma ben altro senso avrebbe ponendo le parole in Quadrato, ottenendo una Croce, metafora di Dio; lettura più che plausibile considerando il Medioevo nel quale l’Enigma ebbe grande diffusione e notorietà.

Comunque cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Quadrato_del_Sator

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