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Franco D’Andrea Octet, Intervals 1, Parco della Musica Records 2018 

Un disco “alieno”, una performance tanto “difficile” quanto diretta: poche parole per presentare Intervals 1 di Franco D’Andrea e del suo ben amalgamato Ottetto, composto da musicisti tra i maggiori nell’ambito del Contemporary Jazz italiano.

Informiamo subito che si tratta della prima puntata di un progetto (quanti ne ha ancora il Maestro meranese nel corso del suo settantottesimo anno?), di un’attenzione accuratissima ai calibri della Musica Contemporanea (e sarebbe fin troppo facile definirla solo così) ovvero del Libero più Libero del Free in congiunzione con i liquidi acidi dell’Elettronica (territorio differente e molto raffinato curato da Luca Roccatagliati, DJ Rocca).

La Prova da Palco (non possiamo definirla diversamente) parte con un accigliato Intervals 1 onnivoro e dissonante nell’abilissima diteggiatura pianistica, si equilibra nell’astrattezza siderale di Afro Abstraction e nei Magneti incorporei di Enrico Terragnoli alla chitarra in Intervals 2, evolve il proprio Calibro nella primitiva Meditazione di Intervals 3 e nell’Orchestrale di Traditions N.2, causa primaria di attriti frullanti in un “pianoversare” icastico, scattante, muscolare, fibroso e impaziente.

Sun Ra, Art Ensemble of Chicago, Charles Mingus, Thelonious Monk: così va dunque la Tradizione, il bop, l’hard bop, il gioco alchimista iperbrillante di improvvisazioni e soluzioni rapide, sovrapposizioni armoniche, slittamenti melodici spesso ai confini di un’asprezza lirica cui non interessano Segni di Confine e “lasciapassare” inattaccabili per sponde standard e antipatie verso questo o quell’altro stile…E crediamo di conoscerne il motivo, perché il direttore-pianista dell’Ottetto non si limita a non dar limiti alle proprie partiture e, senza egocentrismi e forzature d’occasione, presenzia all’happening come ad un Incontro nel quale si vinca pienamente se stessi per diluire le Note nelle Vie del Contatto.

Il Percorso del piano di D’Andrea muove in naturale acrobazia soprattutto tra le evoluzioni fluide della sezione fiati di Mauro Ottolini al trombone, Andrea Ayassot al sax e Daniele D’Agaro al clarinetto, come posasse la sua trama inconfondibile sui ritmi brucianti e metafisici di un Futuro da tempo già intuito.

 

Fabrizio Ciccarelli 

 

Piano – Franco D’Andrea

Alto Saxophone, Soprano Saxophone – Andrea Ayassot

Trombone  Mauro Ottolini

Clarinet –Daniele D’Agaro

Guitar – Enrico Terragnoli

Double Bass – Aldo Mella

Drums – Zeno De Rossi

Electronics –  Luca Roccatagliati

1. Intervals 1

2. Afro abstraction

3. Intervals 2/m2+M3

4. A4+m2

5. Air Waves

6. Intervals 3/Old Jazz

7. Traditions n.2

8. Intervals 4

 

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