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The ACT Family Band, The Jubilee Concerts, ACT 2017 (distribuzione Egea)

 

La Label tedesca ACT è senza dubbio un’etichetta molto attiva nell’ambito della musica contemporanea, e sembra quanto mai opportuna questa grande reunion ideata per celebrarne i 25 anni di attività, presentando in questo live registrato al Konzerthaus Berlin nell’aprile del 2017 gli artisti più significativi, stilisticamente diversi ma uniti fra loro da una costante ricerca per sonorità diverse   nell’ambito di differenti matrici culturali. Si tratta di un evento di grande interesse musicologico, nel quale l’alternarsi di figure, intenzioni e vibrazioni, dà uno spettro assolutamente chiaro di quale sia la non distinzione fra generi alla base delle scelte discografiche e di quale sia il valore e la portanza intellettuale dell’assunto filosofico.

Come brano più interessante e simbolico segnaliamo il nebuloso ed intimo passo neoclassico di Send In The Clowns, una bellissima song di grande tensione emotiva ben resa dall’atmosfera onirica del sussurrato rough della voce del trombonista Nils Landgren e dal lirico andare pianistico di Michael Wollny, un quadro soffuso che richiama alla memoria l’intensità interpretativa di John Martyn e della sua voce come strumento musicale, la visionaria elegia di Nick Drake, la straordinaria raffinatissima psichedelia di Tim Buckley ed il soul celtico del primo Van Morrison. 

A confermare la poliedricità del Segno ACT il sincopato Walk Tall firmato da Joe Zawinul per il solismo viscerale di Landgren in Quintetto (ancora una spanna al di sopra dell’usuale Wollny e soprattutto Ulf Wakenius alla chitarra; cinque stelle di valutazione, senza dubbio), il magistrale duo bassistico di Dieter Ilg e Lars Danielsson in Savannah Samurai, l’ispanico inconcreto narrato dalla Sei Corde del bravissimo Nguyén Lè e dall’ottone di Landgren per il sofisticato pentagramma di Suffering, il vitale espressionismo a memoria dell’indimenticabile Maestro Esbjorn Svensson per i magneti acidi e angolosi di Ulf Wakenius ed il flauto, deditorio alla grandezza di Ian Anderson e dei Jethro Tull, di Magnus Lindgren   nel torrenziale Progressive di Dodge The Dodo.

A concludere, inaspettatamente, la simpatia dell’R & B più spassionato che si possa immaginare: We Are Family (sì, quello esplosivo delle Sister Sledge composto da Nile Rogers e giustamente inserito nella Grammy Hall of Fame Award ) esaltato dalla pastosa imperiosa forza vocale di Ida Sand (cinque stelle anche lei): un punto esclamativo con ben venti performers dell’ACT per una serata improntata all’eclettismo più viscerale, vagabondo, energico e privo di ogni cliché di mezzetinte e banalità improntate a frivole e vistose velleità d’eleganza.  

Fabrizio Ciccarelli    

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