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World Spirit Orchestra, Black History, Autoprodotto 2019 

 

Le origini, le radici, non possono e non devono mai esser dimenticate: questo uno dei motivi per il quale Black History dell’ensemble World Spirit Orchestra non può essere un album che possa e debba passare inosservato, con quel clima Live On Stage che pervade l’intera performance, una performance che immaginiamo essenziale e coinvolgente là dove sia stata proposta. 

Perché questo è ciò che giunge al cuore, al di là di notazioni tecniche che comunque non potrebbero non tener conto della bravura dei performers, dell’accattivante lucidità degli arrangiamenti, di costrutti strumentali e cromatismi vocali di un livello indubbiamente superiore, di un’immaginazione senz’altro molto oltre la media se riferita al repertorio con il quale in tanti oggi si confrontano, negli USA come in quell’Italia più musicalmente accogliente che magari ogni tanto si ricorda (specie in tempi natalizi) di Gospel, Work Song e Spiritual. 

Una bellissima tracklist fra traditionals e contributi memorabili per la causa della Black Music intesa nel modo più giusto e più ampio, affinata innanzitutto dagli apporti solistici delle voci portanti, a partire da Mario Donatone, patron del disegno globale, e dalle brave vocalist Gio’ Bosco, Sonia Cannizzo, Isabella Del Principe, Luna Whibbe; ma occhio! perché nella WSO cantano proprio tutti. 

Il clima caldo delle esecuzioni corali accarezza nella nostra memoria la fine dell’ 800 e gli inizi del 900 in quelle chiese battiste ed in quei tendoni da circo nei quali la gente nera riconosceva la propria identità, violentata dal Potere Bianco di una nazione bugiarda e brutale, ancor oggi sviolinata quale esempio di democrazia e tolleranza in quei tempi…

E così si fa la Storia. “People get ready” del grande Curtis Mayfield, un’ intensa e bellissima “Wade in the water” nel modo travolgente alla Carlos Santana per la chitarra di Angelo Cascarano e le tastiere di Donatone e Angelo Mercadante, il trasporto elegiaco di “A salty dog” dei Procol Harum e lo standard immortale “Come Sunday” dell’immenso Duke Ellingon (di cui vogliamo ricordare le versioni di riferimento di Mahalia Jackson, Abbey Lincoln, Ben Webster, Oscar Peterson, Kenny Burrell, Eric Dolphy, Archie Shepp e Hank Jones con Charlie Haden) rendono la nostra partecipazione autentica e attiva ed ispirano fantasie agili e forti nell’Avvertire in questa Antologia di Viaggi un Mondo Nuovo al confine con l’Età dell’Oro…

Fabrizio Ciccarelli     

Mario Donatone (arrangiamenti, piano, organo, voce)

Giò Bosco (voce)

Sonia Cannizzo (voce)

Isabella Del Principe (voce)

Angelo Cascarano (chitarra elettrica, basso elettrico, voce)

Andrea Mercadante (organo, tastiere, voce)

Roberto Ferrante (batteria, voce)

Milo Silvestro (Percussioni 1,3,4, chitarra elettrica 9)

Special guest: Riccardo Biseo (arrangiamenti, piano 10)  

 

1.Halleluyah time (Peterson-Brown)

2.People get ready (Mayfield)

3.Jesus on the mainline (trad.)

4.Wade in the water (trad.)

5.A salty dog (Brooker-Reid)

6.Don’t get around much anymore (Ellington-Russell)

7.Sail away (Newman)

8.Short people (Newman)

9.Freedom (trad.)

10.Come sunday (Ellington-Watson)

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