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Desert Session, Displays, AlfaMusic/Anima Mundi 2019 

 

Basterebbe osservare quelle nuvole di sabbia, quel sole sul deserto, il colore nero in campo giallo-arancione, leggere autori e performers, sfogliare le immagini del booklet (bambini vestiti alla bell’e meglio, campi di baracche nel Nulla, cianfrusaglie che dicono di un’esistenza al limite del vivibile, sorrisi di giovani donne avvolte in poveri e bellissimi abiti) per rendersi conto di non essere in presenza di un album come un altro: Desert Session, Displays

Poi i racconti trascritti nel fascicolo del disco: storie di solidarietà, di vita quotidiana descritta dai nostri cooperanti e versati in note dai bei medio-alti del vocalist Ali Mohamed Ahmed Salem e dall’attenta perizia della scrittura e dell’arrangiamento di Alberto Piccinni. 

Racconti come nelle parole dello scrittore somalo Nuruddin Farah anteposte al booklet:”essere rifugiato non è uno status giuridico ma è una condizione esistenziale metafora dell’esistenza umana alla ricerca di un rifugio, di un equilibrio tra solitudine e appartenenza”. 

Storie del popolo Saharawi e della sua musica quale affermazione di Vita e Tradizione Culturale, di dolore e di gioia in canzoni arabo-berbere contaminate dal pop, mistiche e allo stesso tempo sinuose di sensualità antica nel desert sound padre di tanti polimorfismi ritmici e melodici del Suono del nostro Sud e delle Radici di varianti occidentali e americane, folk (“Shueddeni”, “Guitara Ti”), blues (“Cocktail Zemla Magat”, “Bismillah”), rock (“Shudjan”, “El Aiuoun”) ed elettrominimaliste (“Intifada”). 

Non è solo il nostro naturale e giusto muovere emozionale a coinvolgerci nelle arcaiche atmosfere psichiche (e, in quanto tali, giuste per il moderno) di questi versi d’infinita espressività, di queste rime glossate in note belle da ascoltare: è la giustizia della Musica che rende autentico tutto quanto tocca, che dice la Verità circa origini e territori estetici attuali, che rende conforme ogni presunta difformità, che tesse il lungo fil rouge dalla creazione dell’Armonia all’evoluzione del pensiero umano attraverso l’immediatezza comunicativa dei protagonisti di questo Displays. “Dis”, prefisso di alterazione e disfunzione, intelligentemente preposto e fuso col “play”, il gioco. E che ognuno ne tragga in coscienza le proprie conclusioni per una filosofia come questa, tanto neoilluminista quanto purtroppo ancora al di là dall’avverarsi.

Ma intanto il Collettivo musicale nato tra la Puglia e i Saharawi, popolo di rifugiati che vive confinato nel deserto algerino, dà una mano a questa Utopia irrinunciabile, poiché viviamo tutti tra le stesse Acque e sotto le stesse Stelle, cercando (non proprio tutti…) le stesse ragioni per dare un senso definitivo al nostro significato d’esser uomini, e all’incommensurabile fortuna della Vita.

Fabrizio Ciccarelli

 

Aali Mohammed (chitarra, voce) Alberto Piccinni (chitarra, voce, basso,music and arrangements), Nando Farro (chitarra), Brahim  Maguey (chitarra), Nasra Salek Lamin (voce), Mahmoud Bara (chitarra, voce), Mauro Semeraro (chitarra, mandolino, banjo), Simone Cavina (batteria), Anna Cinzia Villani (coro), Enrico Russo (samples, electronics), Gigi Bello (basso), Gigi Calabro (batteria), Stephane Rougier (batteria), Lemrabet Mahfud Aliyiin (voce), Alwali Mohamed Alkheir (tastiere). Cori: i piccoli Mahmoud, Abdi e Tfarah insieme ai volontari Fulvio Rifuggio, Zuzana Daubnerova, Sergio Nosari, Antonio De Iaco, Giuseppe Sodero, Alice Rolli, Agnese Dell’Abate, Alessandra Fersini, Agata Miks.

 

  1. Shueddeni (Aali Mohammed, Lamin Alal) 5:57
    2. Shudjan (Aali Mohammed, Lamin Alal) 2:15
    3. Cocktail Zemla Magat (Mahmoud Bara, Aali Mohammed) 4:31
    4. Bismillah (Naym Alal) 5:44
    5. Intifada (Naym Alal) 5:02
    6. Haiyu el mukat Ilin (Naym Alal) 5:18
    7. El Aiuoun (Aali Mohammed) 4:18
    8. Cocktail Awell (Mahmoud Bara) 5:08
    9. Guitara ti (Mahmoud Bara) 2:59

 

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