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Julian Lage, Love Hurts, Mack Avenue 2019, distribuzione Egea

 

Cover minimalista (punti sospesi tra i fiammiferi in campo bianco), un Trio essenziale per un Suono che viaggia eclettico tra riferimenti contemporanei e le 4 collaborazioni discografiche con Gary Burton e le tre  con John Zorn:  Julian Lage, considerato da molti addetti ai lavori un enfant prodige, ed il suo pluriclassificabile Love Hurts, una performance cosmopolita nella quale corre nelle sue vene il desiderio di un jazz volatile ma deciso nel fraseggio, onirico ma oggettivato nell’audace teoria dell’Avanguardia.

Di solito pensare che a 32 anni un chitarrista possa raggiungere una qualsivoglia maturità artistica anche come compositore è quasi Utopia. Eppure non di rado Julian Lage, precorrendo il proprio futuro con talento e quasi sfacciata decisione, si rivela in grado di tessere piccole magie tra linee melodiche complesse con un controllo tecnico decisamente inusuale se riferito alla sua giovane esperienza, in questo album vissuta con trasporto assieme ad una ritmica scelta con grande oculatezza (Jorge Roeder al basso e Dave King alla batteria, abili nell’intuire le intenzioni non di rado molto articolate del seicordista americano).

Il suo pensiero eclettico viene equamente distribuito tra Doveri devozionali (il dialogico intellettualismo di Ornette Coleman in Tomorrow is the question),  Omaggi ravviluppati in forme acide ai limiti del Free (The Windup di Keith Jarrett e Trudgin’ di Jimmy Giuffre),  pur sapendo costruire luminose logiche di cuore (la programmatica Love Hurts e I’m getting sentimental over you, magnifica popular  per Tommy Dorsey,  Ella Fitzgerald, Frank Sinatra, Thelonious Monk e Bill Evans) e torride temperature di un blues notturno che sa di diverso e d’intangibile, di chiavi chitarristiche libere e surreali, con un occhio al Rock progressivo e l’anima rivolta, sempre e comunque, alle Blue Notes (In Heaven).   

Personalmente sono convinto che Julian Lage sia solo all’inizio di un percorso estetico tra studio e palcoscenico: importante sarà affrontare con Saggia Modestia ogni idea jazzistica senza cadere nell’ingannevole convinzione di saper già suonare tutto, e soprattutto saperlo sempre interpretare con  spontaneità e profondità emotiva.    

Fabrizio Ciccarelli

Julian Lage: guitar; Jorge Roeder: bass; Dave King: drums.

  1. "In Heaven" (Peter Ivers, David Lynch) – 4:34
  2. "Tomorrow Is the Question" (Ornette Coleman) – 3:36
  3. "The Windup" (Keith Jarrett) – 4:03
  4. "Love Hurts" (Boudleaux Bryant) – 4:45
  5. "In Circles" (Julian Lage) – 4:30
  6. "Encore (A)" (Jarrett) – 4:44
  7. "Lullaby" (Lage) – 3:45
  8. "Trudgin' " (Jimmy Giuffre) – 3:57
  9. "I'm Getting Sentimental Over You" (George Bassman, Ned Washington) – 4:06
  10. "Crying" (Roy Orbison, Joe Melson) – 5:34

 

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