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Marisa Petraglia, Unusual, Emme Record Label 2019

 

Cantare Jazz è, come ognuno sa, difficile prova d’artista: in molti ci hanno provato, spesso con esiti deludenti, ed anche i “grandi nomi”. Quindi, detto francamente, quando si affaccia alla ribalta una vocalist che ambisca ad esser riconosciuta come Jazz Singer, personalmente aggrotto le ciglia e mi preoccupo.

Le eccezioni, però, non mancano. Per chi possiede una certa pratica con le Blue Notes, dopo aver ascoltato i primi brani di Unusual di Marisa Petraglia (banale ma spesso vero: “il buon giorno si vede dal mattino”) una qualche ragione per nutrire nuove speranze si affaccia all’alba di un album molto ben curato, eclettico nella conversazione con un interessante quintetto, intelligente nella scelta di un repertorio correttamente diviso tra evergreens e brani originali.

Nel primo caso ottima la scelta e la realizzazione jazzistica di Mean to me di Fred Alhert (Billie con Lester Young, Frank Sinatra, Ella Fitzgerald e Chet Baker), dell’intro chitarristica di Pietro Condorelli e dei tenui colori sguscianti della tromba di Giovanni Amato per The man I love di George Gershwin (pagina stupenda e conosciutissima, e proprio per questo ancor più ardua ad esser affrontata: decine e decine di cover strepitose…anche in questo caso le versioni di riferimento sono di Ella, Billie, Chet e Miles Davis) e Come Sunday di Duke Ellington, pentagramma capolavoro slowly but freely sull’identità afro-americana affrontato con un Pathos tutto blues da Marisa Petraglia, un blues “fuori dai denti” e di sapore acidulo e spinoso quanto calibrato nei colori vocali.

Nel secondo caso diciamo: Brava Marisa. Brava per i brani originali da lei scritti, come la ballad To my Angel, interpretata nel velluto di un coinvolgente swing intimista e, a proposito di swing, il tocco italiano di Sempre sì e Dimenticavo, che dimostra come si può (e si dovrebbe) vocalizzare il Jazz nelle armonie linguistiche del nostro idioma, musicale e avvolgente per una straordinaria natura storico-fonetica troppo spesso dimenticata (anche in questo caso: molti ci hanno provato, pochissimi ci sono riusciti).

Ultima osservazione, last but not least: il portento Bop di Clifford  Brown The Blues Walk esaltato dallo Scat agile di Marisa, nel quale l’ottimo Andrea Rea al piano ha modo di legare la voce-strumento all’ improvvisazione sostenuta dalla pura e accurata vivacità di una ritmica eccellente (Francesco Puglisi al contrabbasso e Adam Pache alla batteria).

Ovvio che un album così non possa che rapirci in un Cosmo indimenticabile delle Blue Notes. 

Fabrizio Ciccarelli

Marisa Petraglia- voce, composizione

Andrea Rea – piano

Francesco Puglisi – contrabbasso

Adam Pache- batteria

Pietro Condorelli- chitarra

Giovanni Amato- tromba

1             Mean To Me    04:31

2             To My Angel    06:37

3             Sempre Si       03:09

4             The Man I Love   04:22

5             Dimenticavo    03:22

6             Charlie's Beat    01:45

7             Come Sunday   04:42

8             The Blues Walk 03:09

9             Alone    05:01

 

 

 

 

     

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