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Dexter Gordon

Go!+A swingin’ affair

Jazz Images 2109, Distribuzione EGEA

 

Del modo singolare di articolare soli e fraseggi in interplay, Dexter Gordon fu sicuramente maestro innovatore, come testimoniato in due album immancabili in qualunque discografia jazz: Go! innanzitutto, incisione Blue Notes del 1962 con Sonny Clark, Butch Warren e Billy Higgins, e A swingin’ affair, realizzato solo due giorni dopo con la stessa formazione per la stessa casa discografica. Si tratta di due dei dischi più eleganti del virtuoso sassofonista, tenore per eccellenza del Be Bop, eccellente nel suono aereo e spazioso del suo laid back, del suo suonare dietro al tempo, nelle forme intimiste e staccate forti di una potenza emotiva quasi irraggiungibile per i componenti dei suoi importanti quartetti.

Di Go! non si possono non ricordare il prorompente incipit “Cheese Cake”, lo swing impertinente di "Second Balcony Jump" e la magnifica interpretazione dello standard  “Love for sale”, riletto in un modo tutto personale, in un linguaggio fatto di penombre newyorkesi ed articolazioni libere, tipiche del suo stile complesso dal lato psicologico e formale, tanto inimitabile da costituire un vero idioma considerato da ogni musicista come un monolite inviolabile ed invalicabile.   

Poco prima di Go! Gordon aveva iniziato ad avere seri problemi di alcolismo che causarono un consistente altalenare della sua vena artistica ed un incerto vagabondare per l’Europa, dove rimase per 15 anni vivendo principalmente a Parigi e Copenaghen, collaborando regolarmente con alcuni jazzmen espatriati quale Bud Powell, Freddie Hubbard, Bobby Hutcherson, Kenny Drew, Horace Parlan e Billy Higgins. Di rado tornò negli Stati Uniti, ove comunque registrò molti degli album usciti sotto il suo nome, compresi i due di cui stiamo parlando. Solo nel 1976 rientrò definitivamente negli USA e l'esibizione di quell'anno al “Village Vanguard” di New York fu un nuovo inizio, e la critica finalmente lo riconobbe come uno dei migliori sassofonisti jazz.

In ogni caso l’affetto per la terra europea era rimasto intatto, tant’è vero che spesso lo si poteva ascoltare anche a Roma, al “Music Inn” di Lungotevere, nel quale (si consenta il mio breve excursus memoriale) ebbi la fortuna d’incontrarlo più volte tra fine anni 70 e primi anni 80, sbadato e confusionario circa la scaletta da seguire nelle tante serate in cui esibiva classiche giacche blu a doppiopetto sopra improbabili gilet leopardati e stivali country, spesso pericolosamente oscillante (data la sua imponente stazza fisica) sia davanti al bancone del bar con in mano bicchieroni di Whisky che nel piccolo proscenio destinato al concerto (più d’una volta fu per cadermi addosso, ma non ci riuscì). Anche in quelle condizioni il suo sound era straordinariamente incisivo ed originale, molto chiuso in sé come quello d’un attore estremamente concentrato sulla sua parte scenica, in assoluto oblio con quanto lo circondasse, pronto ad esprimere il proprio monologo interiore senza ulteriori coinvolgimenti con gli astanti.

E forse quella era la sua grandezza, del resto espressa pienamente in A swingin’ affair, come detto registrato solo due giorni dopo Go! con lo stesso line up, pur essendo frutto di un pensiero musicale non esattamente identico, forse più brioso negli incisi e, nonostante aperto alla libertà esecutiva dei comprimari, comunque sempre pronto a rubare la scena con impudenti brillantezze che spiegano chiaramente perché Dexter sia uno dei più istintivi sassofonisti jazz, tanto vigoroso quanto sognante, come in “Soy Califa” e in “You Stepped out of a Dream”, pur se quel sapore bruno d’elegia è il più definito a caratterizzare l’anima delle modulazioni strumentali del suo tenore triste e distonico, come in “Don’t explain” dell’amata Billie Holiday , assoluto capolavoro crepuscolare. 

Ai due album sono aggiunte ben 16 bonus tracks: si tratta di "Dexter Blows Hot and Cool" del 1955 (Carl Perkins al piano, Leroy Vinnegar al contrabbasso, Chuck Thompson alla batteria, Jimmy Robinson alla tromba) e "Dexter Calling" del 1961 (Kenny Drew al piano, Paul Chambers al contrabbasso, Philly Joe Jones alla batteria). 

Credo che la completa maturazione di Dexter avvenne dopo il carcere per eroina, quando s’ appassionò di cinema, tanto che nel 1986 accettò con entusiasmo di interpretare la parte del protagonista in “Round Midnight - A mezzanotte circa” diretto da Bertrand Tavernier e ispirato alla vita di Bud Powell e Lester Young, e nel 1990 partecipò come comparsa interpretando la parte di un paziente nel film “Risvegli” diretto da Penny Marshall, con Robert De Niro e Robin Williams. Forse troppo tardi, come spesso avviene per quei grandi uomini inquieti che trovano le proprie ragioni esistenziali solo ai margini ultimi del proprio viaggio…

Fabrizio Ciccarelli

Dexter Gordon (ten.), Sonny Clark (p.), Butch Warren (cb.), Billy Higgins (batt.)

CD1:

01 Cheese Cake

02 I Guess I’ll Hang My Tears Out to Dry

03 Second Balcony Jump

04 Love for Sale

05 Where Are You?

06 Three O’Clock in the Morning

07 Silver Plated

08 Cry Me a River

09 Rhythm Mad

10 Don’t Worry About Me

11 I Hear Music

12 Bonna Rue

13 I Should Care

14 Blowin’ for Dootsie

15 Tenderly

CD2:

01 Soy Califa

02 Don’t Explain

03 You Stepped Out of a Dream

04 The Backbone

05 Until the Real Thing Comes Along

06 McSplivens

07 Soul Sister

08 Modal Mood

09 I Want More

10 The End of a Love Affair

11 Clear the Dex

12 Ernie’s Tune

13 Smile

 

 

 

 

 

 

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