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Marco Testoni

Musica e multimedia. Il ruolo della musica nello sviluppo di un progetto multimediale.

Dino Audino Editore 2019

 

La tecnologia ha cambiato la natura e l’essenza dell’arte (pleonastico citare Umberto Eco, Andy Warhol, Brian Eno, Peter Gabriel o Walter Benjamin) ed ognuno può, se crede, illudersi di divenire demiurgo, pantocrator a mezzo di manopoline, scuffietti, cursori, software gratuiti con i quali “inventare” supposte sinergie tra il Sé ed un Mondo sempre più ampio di “fruitori creativi” o “intellettuali punk” ammaliati dalle diversità espressive costruite su diagrammi di oscilloscopi e algoritmi anticonvenzionali.

Ma non è così. Occorre sistematizzare il pensiero, ricondurre le appassionate ragioni del cuore ad una modalità comunicativa che dia fluidità espositiva al giusto Caos che giustamente impera nel sentimento, quel giusto Caos che non è mai assoluto cieco “flusso di coscienza”, semmai stream of consciousness  di un’improvvisazione che abbia alla base Conoscenza e Riflessione.

Ergo, lasciamo perdersi nel Tempo cataclismi punk e terremoti free, avventure scapigliate e ingorde che al palato dovrebbero ormai giungere fâné e déjà écouté, più che sorpassate dalla reale essenza delle aitanti ricerche contemporanee.

Ordine e Disordine sono categorie estetiche ben precise, e le due, nell’Arte, devono confluire in un medesimo movimento dell’anima, come peraltro ha ampiamente dimostrato più d’una performance di Marco Testoni tra live electronics, loop station, iPhoneografi e, ovviamente, “strumenti naturali” (di recente, il suggestivo volo visionario del “Klimt Experience” a Roma, di cui informammo a suo tempo in  http://www.romainjazz.it/index.php/live-report/406-testoni-salza-maje-klimt-experience-roma-11-5-18 ).

Chi meglio di un artista sottile e sensibile come il Nostro può spiegare la differenza tra Suono e Musica, tra Interattività e Percezione, tra Impressione e mero spettacolarismo? Ed infatti l’autore “sistema” il mare magnum della Multimedialità con senso della misura estetica e delle necessarie tassonomie, riferendosi (come è sempre corretto) non a strette teorie e a glaciali intellettualismi aristocratici, nei cui oscuri meandri inevitabilmente ci si perde, bensì a “fatti artistici” quali l’action painting di Jackson Pollock (immediatezza pittorica e senso dell’istante delle Blue Notes, tanto da essere citato nella copertina del più noto disco di jazz d’avanguardia, “Free Jazz” di Ornette Coleman), l’innovativa istallazione sonora di Minori Nagashima e Hideyuki Nakazato “Sound Forest”, nella quale “lo spettatore può ottenere una sensazione tattile del suono toccando alcuni dispositivi a forma di perla sospesi nello spazio” (p.62) o la “Chalkroom” di Laurie Anderson e del programmatore taiwanese Hsin-Chien Huang, “un progetto di una realtà virtuale in cui si vola (letteralmente) in un universo onirico fatto di parole e per tutto il viaggio si è accompagnati dalla musica e dalla voce dell’artista” (p.63).

Ecco il Metodo del Testoni, didatticamente ineccepibile: mostrare e riflettere, dare un immediato punto di riferimento a chi legge, anzi tanti e tanti punti di riferimento che aprano a osservazioni personali, a meditazioni, a quella curiosità che (come sa soprattutto chi è docente, come anche il Nostro) è insostituibile principio della presa di coscienza, ovvero inizio dell’apprendimento.

Chi conosce il Marco Testoni musicista nelle (è il caso di sottolinearlo) multimediali performance con il suo Pollock Project  sa che troverà nel disegno generale dell’opera il suo emotivo Format sperimentale, il suo Software naturale di Ragione e Sentimento, la sua fine Cultura, la sua preziosa Modestia, il suo soundscape intellettivo che, come lucidamente osserva il sociologo Pippo Russo nella prefazione, “ha il merito di fornirci gli strumenti necessari a leggere il mutamento”, un Manuale (vorrei dire se la dizione non fosse troppo riduttiva) ”che è analisi ma anche, in fondo, auto-analisi”, un excursus nel quale riguardo al balzo tecnologico tra XX e XXI secolo “spetterà a ciascuno decidere quanto vi sia stato di progresso e quanto di dissipazione”. In piena libertà, come da sempre nell’animo dell’Artista romano.

Fabrizio Ciccarelli

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