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Hiromi Uehara, Spectrum, Telarc 2019, distribuzione Egea

 

Hiromi Uehara: Spectrum. Come spiegare l’esplosiva volontà di conoscenza, la voglia di divertire e divertirsi, la necessità di sorprendere soprattutto se stessa attraverso un fiammante percorso dal Blues alla Classica del 900, dalle Blue Notes di Errol Garner e Michel Petrucciani agli interludi di Bach e Mozart, se non incidendo un album in completo dominio della propria essenza, tanto ironica quanto istrionica?

Hiromi Uehara, un talento straordinario al servizio di una mente superattiva, una devota pluralista che sa viaggiare dal Rag al Cool e per chiunque riesca ad ispirala, fatti e nomi a parte. Hiromi, un talento precoce e rapido nell’apprendere, raffinatezza in una spontaneità a dismisura, un prodigio di esplosiva coniugazione fra  tradizione jazzistica e sonorità orientali, una performer abbacinante dal vivo, slacciata da ogni obbligo conformista, come evidente dalle mise fantasiose, neofuturiste e cosplay ad imitazione dei cartoons manga tanto popolari nel suo Giappone ipertecnologico.  Un’artista di spettacolo che mai smette di cercare tra il repertorio europeo cameristico del 700, il pop britannico tra 60 e 70 e le Blue Notes più contemporanee, così come contemporaneo è il suo Sound naturale, strabordante, curioso, eccessivo e allo stesso tempo sempre lirico, distonico, paradisiaco, contagioso, straripante nel flusso energico dei Diesis e nei Controtempi che ne compongono la Forma aerea dei Soli, dei giochi sugli accordi e sulle variazioni cromatiche.

Hiromi suscita sempre un entusiasmo particolare: al di là degli sconfinati confini stilistici di cui è assoluta padrona, lascia viaggiare assieme alla sua anima complessa e coltissima finché ne può divagare in colori forti e ispirati, tra scosse elettriche d’emotività e rare capacità interpretative, fra tentazioni nervose e sottili essenzialità melodiche come in tutte le composizioni a sua firma contenute in questo suo Spectrum, fatta eccezione per due brani. Il primo è Blackbird di Lennon e McCartney, una delle canzoni più belle, semplicemente belle,  belle ed impegnate, dei Beatles (fu Paul a riferire di aver preso spunto per il testo della canzone da alcuni fatti di cronaca che vedevano protagonista il movimento per i diritti civili dei neri statunitensi nella prima metà del 1968; durante il concerto del 25 giugno 2013 a Verona, lo stesso McCartney ha presentato la canzone come "inerente ai diritti civili") nel quale la pianista di  Shizuoka veleggia con una formidabile padronanza di colori, di tinte crepuscolari incantevoli che lasciano sempre più intuire che, dietro tanta spettacolarità, vive, e forte, una personalità veramente speciale, tanto delicata quanto “fumantina”.

E non è che l’omaggio al Lennon di White Album (sì, soprattutto Lennon) arrivi per caso, in quanto se ne intuisce tra le gentili effusioni musicali la variazione sulla Bourrée in Mi Minore di Johann Sebastian Bach, in origine scritta per liuto, quel Bach così vicino ai discorsi pianistici di Hiromi, come nelle geometrie di Kaleidoscope (nelle quali tanto Philip Glass quanto Paul Bley), o quel Beethoven di Whiteout (Il “Chiaro di Luna”, sonata per pianoforte n. 14 in Do diesis minore) tradotto in una preziosa variatio jazzistica, o quel modernismo d’agitazione primonovecentista di Spectrum, divertito nell’irruenza sorridente delle capriole Rag di Mr.C.C., nel climax ascendente del secondo brano non da lei firmato e dedicato a George Gershwin (maestro delle maestrie newyorkesi della Nostra) di Rhapsody in Various Shades of Blue (sì, la meravigliosa  “Rapsodia in Blue”!), a dir delle Miscellanee tinte di una certa ondivaga nostalgia con la quale Hiromi gioca con un’affabilità tutta sua, per una moderna pièce di teatro musicale al di fuori di parodie e saccenti scarabocchi démodé.  

Chapeau!

Fabrizio Ciccarelli

Hiromi Uehara: Yamaha CFX Concert Grand Piano

Track Listing: Kaleidoscope; Whiteout; Yellow Wurlitzer Blues; Spectrum; Mr. C. C.; Once In a Blue Moon; Rhapsody in Various Shades of Blue; Sepia Effect.

Tutti i brani sono scritti da Hiromi Uehara , ad eccezione del brano 5 di John Lennon e Paul McCartney e del brano 8 di George Gershwin .

 

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