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Gianfranco Menzella Quartet, Double Face, AlfaMusic 2019

Scusatemi tanto, ma quando decido di ascoltare un album evito accuratamente di leggere le Note di Copertina per non farmi influenzare dal giudizio espresso da altri, quasi sempre persone che di Musica ne sanno più di me e meglio di me.

Però sono io che ascolto e che avverto (passatemi il termine) l’Osmosi tra quei temi, quei soli, quell’interplay e me stesso, che (checché se ne dica) pur rimango in quel momento il Destinatario della Musica.

Ebbene, stessa vicenda è accaduta per il Gianfranco Menzella Quartet con Double Face, e a partire da quel titolo così intrigante per chi, come il sottoscritto, ha studiato Filologia ed Estetica nei tempi in cui Strutturalismo e Psicanalisi, pur non andando perfettamente a braccetto, trattavano molto spesso del problematico “tema del doppio” (da Le metamorfosi di Ovidio, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson, dal Dorian Gray di Oscar Wilde al Visconte dimezzato di Italo Calvino, al Sosia di Fëdor Dostoevskij, a L'Horla di Guy de Maupassant e all’ Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello) .

Bene, ma quel “tema del doppio” veniva quasi sempre ignorato nelle sue indubitabili varianti musicali.

Ma erano Tempi Antichi, diciamo così, che non tenevano in adeguato conto le duplici nature di Mozart, Beethoven o Puccini, e tanto meno il fenomeno Jazz che invece presentava eccezionali testimonianze in tal senso, come nel caso di Thelonious Monk, Charlie Parker, John Coltrane e di tutta una straordinaria generazione d’Inventori che Gianfranco Menzella non “recupera” ma “vive” nella loro poliedrica essenza. In questa prospettiva, chi mai più indovinato se non Cedar Walton nell’esplosivo “volo a planare” di Bolivia, Benny Golson nell’impeto fluttuante di  Killer Joe, Horace Silver nella suadente nube informe di Peace, Joe Henderson nell’agile calibro swing di Serenity? Certamente capolavori dell’Hard Bop più universale che si possa immaginare.

E, tanto per immaginare se stessi in una galassia di tale eleganza, due brani originali dal sapore mordente e personale che (Oddio nelle vene Art Blakey e le sue band formidabili!) The Princess e The Mouse quali segnali di Quintessenza Jazz, un Jazz di Pathos e di padronanza emotiva, una Questione interna che il musicista materano, con il calibrato pregio espositivo di Bruno Montrone al piano, Joe Magnarelli alla tromba, Luca Fattorini al contrabbasso e Adam Pache alla batteria, risolve nella piena e rotonda affabilità  del suo sax in ogni necessità d’equilibrio, di percezione artistica, di autodescrizione analitica.

Dunque, quale allora il Senso del Doppio di Double Face? La Natura Hard Bop plurima e difforme del sassofonista di Lucania, complessa e meravigliosa Magna Grecia tra New York e Vicende private forse non solo d’Arte, tentazioni visive e spontanee che danno Fantasia alla Storia e Storia alla Fantasia.

Poi leggo le Note di Fabio Lacertosa e mi colpiscono queste parole: “Il silenzio risonante e la banda…Ma, se abbiamo imparato una lezione dal Jazz, è che tutto può e deve far ballare, anche il silenzio”. Mi ritrovo in questo Doppio tra Alchimia dei Sensi e Metafisica della Meditazione, un Doppio comunque senza cesure, Apollineo e Dionisiaco, in fondo sintetizzava il Genio modernissimo di Friedrich Nietzsche, il filosofo “troppo umano” più vicino ad intendere i motivi più profondi della Musica.  

Ma l’ascolto può più della mera riflessione filosofica (che, comunque, non può non seguire). Naturale, allora che “Questo è bravo” dicano quelli che a casa mia ascoltano ciò che ascolto quando non sono in cuffia. Ed io ci rifletto. E alla fine, più che rifletterci, riascolto l’album con minori difese tecniche e posture ergonomiche. 

Ne sono convinto: dar Fantasia alla Storia e Storia alla Fantasia.

Fabrizio Ciccarelli           

Gianfranco Menzella sax

Bruno Montrone piano

Luca Fattorini double bass

Adam Pache drums

SPECIAL GUEST Joe Magnarelli trumpet

  1. BOLIVIA (Cedar Walton)
  2. KILLER JOE (Benny Golson)
  3. THE PRINCESS (G. Menzella)
  4. THE MOUSE (G. Menzella)
  5. PEACE (Horace Silver)
  6. SERENITY (Joe Henderson)

Produced by Gianfranco Menzella for AlfaMusic Label&Publishing

Production supervision Fabrizio Salvatore

Sound engineer Alessandro Guardia

 

 

 

 

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