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Giuseppe Cappello,  I canti della polis, Edizioni del Faro 2019 

Della poesia lirica e politica di Giuseppe Cappello d’improvviso si coglie l’intuizione ad inizio e fine del suo ultimo libro di poesie, I canti delle Polis: “Un gioco di giorni…l’anima si distende al di là di ogni tempo…scontorna il cristallo nella cosmesi naturante di una luminescenza turchese”(1) quando “Ogni giorno di più il tempo nel cieco passo dell’essere”(2).

La metrica ed il Lessico, chiari nell’intenzione d’esser incisivi e istintivi, nascono da una natura passionale mediata dal Logos rigoroso dell’Autore, senza comunque che manchi, dietro essi, una profonda e lucida riflessione che non mente mai circa gli entusiasmi (leopardiani, sartriani, nietzschiani, aristotelici) che danno vita alle motivazioni stesse del Dover Dire, del Dover Condividere, del Dover Fare, come ben sa chi conosce Giuseppe Cappello come artista e, soprattutto, come libero docente di Pathos e Physis, come uomo  che dice, mai  Ars gratia artis, quel che c’è da dire senza intellettualismi sopraffatti dalle congiunzioni dell’Esatto e dell’Assoluto degli Imperativi Categorici. E con un impegno che per brevità diremmo “politico”, ove il termine s’incontra col Senso più nobile di Polis, da cui filologicamente deriva, che la Storia delle Parole ad usum Delphini da secoli ha dimenticato.  

Prima fra tutte la sua personale Urbe :“Bella, la più bella, ma senza poesia…In ogni tuo vicolo il torrente dell’Essere, oppure del Nulla...della melanconia. Non hai figli che non siano di Dio, Oppure dei bruti”(3) , Urbe di tutti gli uomini nella quale cercare, mai con la certezza di trovarla, “L’illusione di dire il vero, noi che del vero più ormai non siamo, persi i volumi sinuosi. La musica e la danza, Persa la carne”(4) , nella quale cercare la Libertà di una Polis che non è più in Onestà, sopraffatta “quando avrai trovato il pizzo, quando avrai trovato chi ti chiederà in cambio la libertà…il tavolo a cui poi tutte le mafie si ritrovano” (5); una Polis che accarezza la famiglia “dentro una cornice di riferimenti ampi, tra storia, memoria collettiva, conoscenza, utopia, riflessioni esistenziali, che non indulgono mai all’intimismo piccolo-borghese, allo scetticismo e alla resa” (6).

Il Verso del Nostro è ispirato spesso al quotidiano, al suo quotidiano e alle sue quotidiane passioni: alle memorie per il Suono umano di Gordon Matthew Thomas Sumner, lo Sting già operaio nella periferia a nord di Newcastle upon Tyne e insegnante d’Inglese fino alle sorprendenti performance con i Police, fancy gentleman nel quale il Nostro da tempo si riconosce in una metallica Metropolis più che perfettibile nella democrazia dell’Agorà di Pericle e, prima ancora, nelle visionarie Psicomachie di Omero sulle variazioni  più che attuali  della metafora del naufrago sull’isola deserta di Message in the bottle (Reggatta de Blanc, 1979) : “Si è rotta la bottiglia/Leggo il suo messaggio/Ma va il mio pensiero tiberino sulla sua ala di ruggine / A risolvere e trovarti ancora sulla banchina del Tyne/A Broadway irriducibile/Piuttosto sempre in scena dentro l’antico teatro dell’anima”(7).

La Coscienza dell’Ottimismo oppure l’Ottimismo della Coscienza?   Personalmente credo che i battiti eterni della Ragione abbiano ancora motivo d’Essere nell’Amore di Giuseppe Cappello per una Polis d’onesta Politica, una Concordia discors (Orazio ed Empedocle docent) che dia Armonia ad un positivo contrasto d’Idee che questo mondo avvelenato dalla supponenza di un Ego ipertrofico continua ad ignorare, nonostante le Bellezze che altro non chiedono che “preghiera di speranza”(8) o fare “della Terra un discorso della Polis” (9).

Un colloquio che da tempo Giuseppe Cappello ha intrapreso fermandosi ad ascoltare chi intende ascoltare. Perché Tutti abbiamo bisogno di Tutti.

Fabrizio Ciccarelli

1.La finestra dell’Oltrepo

2.Il nostro tempo

3.Il canto apocrifo della Città

4.Evanescenze duepuntozero

5.La malversazione della libertà

6. cit.Stefano Cazzato, sulla rivista Rocca del’1.11.2019, pag. 61.

7.La verità dei fiumi  (a Sting)

8.Vi chiederei

9.La voce delle terra

 

 

 

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