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LUSI

Never Fault Behind The Scenes

Tosky Records 2015

La soluzione alle problematiche del rinato Hard Bop italiano non la si trova certo aderendo ad una dottrina che faccia della filologia mistica il proprio centro dell’essere, oppure appropriandosi di un disciplina ordinata nei modi strumentali e nelle scelte ad inviti “rivoluzionari”.

La questione importante è affrontare i quesiti interiori e risolverli, se possibile, in spazi musicali extraterritoriali e, soprattutto, evolutivi.

 

Lusi è un sassofonista di solari visoni estetiche, è un autore (come dimostrano i 9 brani originali) privo di calligrafie e proteso ad una lettura dei propri monologhi interiori secondo una spazialità armonica lirica e riferibile alla cultura Blue del divagante solipsismo di Wayne Shorter, spesso interpretato (prima che scoperto) nei suoi lati più intimi, problematici, assorti in una psicologia di metafore cromatiche ed evoluzioni solistiche. In altre parole, Lusi affronta la quintessenza del proprio proscenio jazzistico al di là della visibilità più ovvia, narrando quadri di Vita cui spesso le Notes dimenticano di dar ascolto, come nella chiusura dell’album (“Never Fault Behind The Scenes”) quando l’inquietudine del “malfunzionamento emotivo” trasforma le brune potenzialità del clarinetto basso in un Presente dedicato alle rotazioni informali di Charlie Mingus, come per l’Eric Dolphy nell’ “Original Faubus Faubles “ ( Charles Mingus presents Charles Mingus, Candid Records 1960).

Del resto, fin dall’Incipit dell’album, l’idea di Lusi è liberare la forza emotiva in mobilità che diano corpo, per un ottimo Quartetto, ad un interplay tanto elegante quanto coinvolgente (“October 10th”), alla trasformazione dell’impegno esecutivo in sensazioni avvolgenti e di intensa espressività (“Out of my Lips”), alla ricerca degli aspetti più intimi del proprio essere narratore di lirismi quanto mai consoni alla sua natura artistica (“I Remember Three Things”, “Bavin”, “One for Sylvie”) .

Conosciamo Lusi da tempo, pensiamo di conoscere di lui la spontaneità comunicativa ed il Metodo musicale col quale intende descrivere il proprio centro gravitazionale: un’ipotesi di Viaggio che ha, a nostro avviso, ancora tanto da dire.

Fabrizio Ciccarelli   

 

Gianluca Lusi (saxes)

Andrea Rea (piano)

Reuben Rogers (double bass)

Gregory Hutchinson (drums)

  1. October 10th (G.Lusi)
  2. Out Of My Lips (G.Lusi)
  3. I Remember Three Things (G.Lusi)
  4. Bavin (G.Lusi)
  5. Isn’t A New Day? (G.Lusi)
  6. Another Note (G.Lusi)
  7. One for Sylvie (G.Lusi)
  8. Mother (G.Lusi)
  9. Never Fault Behind The Scenes (G.Lusi)

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