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Nato ad Avezzano nel 1975, è considerato uno dei migliori sassofonisti italiani. Eclettico musicista con alcuni anni di carriera artistica alle spalle. Ha iniziato a suonare il sassofono all’età di 7 anni. Diplomato al Conservatorio di Musica “A. Casella” di L’Aquila si è già brillantemente esibito nei grandi circuiti italiani: Roma, Perugia, Chieti, L'Aquila, Napoli, Bologna, Ancona.
Dal 2000 al 2002 partecipa a Nuova Goriza in Slovenia, ai meeting internazionali ed ai laboratori di improvvisazione jazz, con il sassofonista Peter Epstein con il quale si esibisce.
Frequenta sotto la guida attenta di Maurizio Giammarco, il corso monostilistico professionistico di improvvisazione jazz. Nel marzo 2004 finalista all'I.M.U.A. - International Massimo Urbani Award - Concorso Internazionale per Solisti Jazz. Consegue il diploma alla "Berklee School di Boston" durante la rassegna "Umbria Jazz Clinics 2005" nella città di Perugia, per aver frequentato il corso di perfezionamento di musica jazz, improvvisazione e musica d'insieme. Nel febbraio 2008 in tournèe negli U.S.A., conclusasi presso la prestigiosa "THE UNIVERSITY OF SOUTHERN" di Hattiesburg nel Mississippi, si esibisce con alcune delle migliori big band statunitensi. In tale occasione ha avuto modo di suonare con il sassofonista e direttore d’orchestra Larry Panella, il pianista Bill Carrothers, il contrabbassista Russell Welch ed il batterista Darrian Douglas.
È stato Docente e Direttore della Facoltà di Sassofono presso l’Università della Musica di Roma.
Ha all’attivo alcune registrazioni live, in sala di incisione ed una colonna sonora. Il disco più importante è senza ombra di dubbio “Gotha 17”, coautore con Luigi Masciari dei brani in esso contenuti, nel 2008 prodotto e distribuito dalla Casa Discografica Splasc(h) Records, recensito dal corrispondente canadese per Vinilemania Paul J. Youngman e considerato, dal giornalista Fabrizio Ciccarelli per jazzitalia, uno dei migliori lavori discografici del 2008.
Solista di talento Gianluca Lusi collabora abitualmente con artisti di fama nazionale ed internazionale come Maurizio Giammarco, Massimo Moriconi, Massimo Manzi, Luigi Masciari, Pino Jodice, Aldo Bassi, Luca Pirozzi, Pietro Iodice, Giovanni Amato, Andy Gravish, Kyle Gregory, Gianluigi Goglia ed altri.
Ha avuto modo di suonare con Riccardo Arrighini, Greg Badolato, Jeff Galindo, Jim Kelly.
Definito dalla critica un “talento del jazz” che con i suoi virtuosismi sa incantare e coinvolgere il pubblico. La giornalista Maria Morena Ragone per Jazzitalia, nel recensire il primo disco di Gianluca “Viaggio”, disse: quando ascolti Gianluca è forte la tentazione di lasciarsi letteralmente "guidare" da una sonorità capace di risentire, contemporaneamente, della pulizia dei suoni garbarekiani e della duttile creatività nel fraseggio di netta matrice shorteriana, in una delicata fusione che è costante ricerca di un equilibrio difficile ma possibile.
News: nuovo disco in uscita.
Talento, duttilità, spessore umano ed entusiasmo sono caratteristiche principali dei musicisti che, attraverso la condivisione di idee musicali, hanno dato vita ad un disco di notevole caratura, che contiene brani originali frutto della ricerca creativa ed espressione della musicalità raffinata ed allo stesso tempo incisiva di Gianluca Lusi (sassofonista, clarinettista e compositore) e Luigi Masciari (chitarrista e compositore).
Il nuovo progetto, è composto da musicisti di spicco nel panorama nazionale ed internazionale. Una sessione ritmica di eccezione con al basso elettrico Gianluigi Goglia ed alla batteria Massimo Manzi, un pilastro della musica italiana. Due sono gli ospiti speciali: il direttore d’orchestra e pianista Pino Jodice ed il trombettista statunitense Andy Gravish, che ha collaborato tra l’altro con l’indimenticabile Frank Sinatra.
Il gruppo si apprezza per la compattezza e compostezza dei musicisti, per il sound elegante e comunicativo, di grande effetto in virtù di moti emotivi estremamente personali e coinvolgenti. Un'intesa naturale che scaturisce direttamente dalle emozioni finendo nelle note, nei timbri, nelle dinamiche, nei ritmi. Non solo forma, spettacolo, concessione al grande pubblico, ma anche e soprattutto grande sostanza di jazz.
Ci sono tutti i presupposti per un disco di altissima qualità che, gli appassionati ed i cultori del jazz, sicuramente apprezzeranno.
E siamo di fronte ad un musicista Gianluca Lusi, di sicuro interesse e grandissimo valore, del quale si apprezza in particolar modo l’espressività pulsante e la carica dinamica di un vero leader e talento delle blue notes italiane che, con passione, studio, coerenza e idee musicali, sta delineando un indiscutibile e completo percorso artistico e professionale di primo piano, nella musica jazz italiana.
Intervista a Gianluca Lusi e Luigi Masciari
Dopo aver pubblicato uno dei migliori album jazz dell’anno scorso, Gianluca Lusi e Luigi Masciari si accingono a dare i ritocchi finali per un nuovo cd, atteso con molta curiosità dal mondo delle blue notes.
Per questo motivo incontriamo i due musicisti per una chiacchierata a 360 gradi.
1. Come nasce questo secondo progetto Lusi / Masciari?
Luigi: ”Dopo la realizzazione del disco “Gotha 17”, pubblicato nel 2008 dalla Splasc(h), siamo stati in giro per l’Italia per la promozione e abbiamo sperimentato diverse formazioni, oltre a quella con cui avevamo registrato (Iodice, Pirozzi). In particolare, l’incontro con Massimo Manzi e Gianluigi Goglia è stato molto interessante, tanto da indurci a pensare ad un nuovo disco, con sonorità diverse dal primo, in cui valorizzare le caratteristiche della nuova ritmica”.
2. Com'è stata vissuta la collaborazione nel disco con Andy Gravish e Massimo Manzi, e ripetuta nei live in giro per l'Italia?
Gianluca: ”Andy Gravish è un grande artista, con cui avevamo avuto modo di suonare dal vivo in alcuni concerti. è un vero professionista, sempre pronto a mettersi in gioco, aperto alle nuove idee ed al dialogo con i musicisti. Dunque è stato un vero onore poterlo avere ospite nel brano “Cinque Rune”, una mia composizione. La collaborazione con Massimo Manzi, invece, è più radicata, perché lo conosco da anni, fin dalle mie prime esibizioni. Massimo ha portato in questo progetto, oltre alla sua innegabile qualità di batterista, anche l’entusiasmo necessario per creare un’atmosfera di lavoro estremamente rilassata e proficua”.
3. Che ruolo ha la composizione nel vostro percorso artistico?
L.: ”Nel mio caso, la composizione nasce dall’esigenza di combinare una spinta creativa con lo studio della tecnica e dell’improvvisazione, che mi porta ad esplorare le potenzialità del linguaggio jazzistico in tutte le sue manifestazioni”.
4. Gianluca, qualcuno ti ha paragonato a Shorter...
G.: ”Sicuramente sono lusingato; Wayne è uno dei miei punti di riferimento, soprattutto a livello compositivo,dove lo considero per certi aspetti inarrivabile…spero quindi di essere sulla buona strada e ringrazio per il complimento”.
5. Gianluca, che cosa significa essere sassofonisti in Italia?
G.: ”Posso rispondere a questa domanda riferendomi al caso specifico del jazz che quindi mi riguarda. Oggi in Italia ci sono molti eccellenti musicisti anche tra i “giovani” e gli “spazi” dove potersi esprimere sempre meno, c’è così una grande concorrenza e quindi un livello medio molto alto. Ancora di più tra i sassofonisti è evidente questa competizione per l’importanza che storicamente ha questo strumento nel jazz.
6. In che modo avete scoperto la passione per il jazz?
L.: ”Il jazz mi affascina perché è un genere in cui lo strumento è fortemente valorizzato, ma il discorso tecnico non è mai fine a se stesso. Il jazz nasce infatti come musica di fusione in cui si incontrano diverse culture e dunque esprime un’universalità ed un'umanità che mi toccano profondamente”.
G.: ”Prima dell’estate del 2000 avevo ascoltato qualcosa ma senza poter approfondire, anche perché stavo finendo gli studi al conservatorio. Poi quell’estate in occasione di un seminario in Slovenia, conobbi il sassofonista Peter Epstein che teneva un corso di improvvisazione jazz; rimasi talmente affascinato da quelle sonorità e dal suo linguaggio che capii quale sarebbe stato il mio percorso musicale.
7. Gigi, come ti sei avvicinato alla musica ed alla chitarra?
L.: “Da piccolo ho preso lezioni di pianoforte, ma fin dall’adolescenza la chitarra è diventata il mio strumento, perché amo molto il rock e mi interessava formare una band con i miei amici. Poi ho cominciato a prendere lezioni di chitarra jazz e da allora non mi sono più fermato. Ho deciso di fare della musica il mio mestiere perché questo mi rende felice e perché non potrei fare nient’altro con altrettanta passione”.
8. Qual è il primo concerto che ricordate?
L.: ”Pat Metheny group nel tour di “We live Here”… un concerto carico di emotività…
G.: ”Quest’esperienza è sempre legata alla Slovenia: nelle due settimane di corso la sera c’erano sempre concerti dal vivo, sia nei locali che nel teatro Nova Goriza dove Peter Epstein si esibì con due chitarristi sudamericani,di cui non ricordo il nome; si trattava di un progetto che andava oltre la mia conoscenza musicale del tempo,chiaramente rimasi sbalordito, quella musica riusciva a trasmettermi delle sensazioni indescrivibili.
9. Il primo disco ascoltato? Il primo comprato?
L.: ”Mi vengono in mente le arie cantate dalla Callas, che risuonavano in casa, perché mia nonna è sempre stata appassionata di lirica”.
Comprai “Thriller” di Michael Jackson. Avevo circa sei anni ed ero un suo fan…
G.: ”Francamente non ho un ricordo nitido di ciò che ascoltavo da bambino… in compenso ricordo il “mio” primo disco di jazz: ”Charlie Parker with strings”.
10. Qual è il brano che vi sarebbe piaciuto scrivere?
L.: “Blue in green” di Bill Evans: dieci battute, con un mondo dentro!
G.: ”Infante eyes” di Wayne Shorter… perchè riesce a sintetizzare tra le righe la storia di un linguaggio complesso come quello del jazz.
11. Quali musicisti vorresti essere?
L.: ”Dipende dalla giornata! In realtà, però, ciò che vorrei non sono i mille talenti dei grandi, ma la loro capacità, che è unica, di esprimere il loro mondo”.
G.: ”Premettendo che “da grande” vorrei essere Gianluca Lusi, i musicisti dai quali traggo maggiore ispirazione sono l’altista Cannonball Adderley ed il tenorista Mickael Breacker. Pur essendo diversi hanno qualcosa in più come fluidità di fraseggio, libertà armonica, suono… tutte cose che non puoi inventare, ma sono il risultato di una vita di studio.
12. Luigi, mi viene allora spontaneo chiederti quali album hai ascoltato ultimamente?
L.: ”Ho ascoltato davvero con piacere l’ultimo disco che Danilo Rea ha realizzato per “L’espresso”; un lavoro essenziale che va dritto al punto: fare musica…
13. Tre nomi per la classica, tre per il rock, tre altri a vostra scelta.
L.: ”Per la classica: Bach, Mozart e Rachmaninoff. Per il rock: Hendrix, Zappa ed i Genesis. A mia scelta: A. Holdsworth, K. Wheeler e Joe Henderson.
G.: ”Per la classica: Brahms, Debussy, Strvinsky. Per il rock Led Zeppelin, Pink Floyd e Jimi Hendrix. A mia scelta: G. Benson, B. Evans, K. Jarrett.
14. Chi di voi vuole dirci quali sono i vostri progetti futuri?
G.: ”Ho imparato a non fare progetti, perché il futuro dipende dagli incontri, dagli stimoli e dalle esperienze che facciamo. Mi auguro che siano tanti ed interessanti, come è stato finora”.
Fabrizio Ciccarelli
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