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antonio apuzzo

Intervista ad Antonio Apuzzo 

Antonio Apuzzo, Gentle Giant, I giganti del prog-rock,( Libro e CD), Stampa Alternativa 2010

Antonio Apuzzo è sassofonista, clarinettista, compositore e didatta.

Attivo concertisticamente dal 1975, ha partecipato a numerose rassegne nell'ambito del jazz e della musica contemporanea e registrato trasmissioni televisive e radiofoniche (Rai Tre e Radio Tre).

Ha inciso cinque lavori discografici con Orselli Apuzzo Lalla Trio,  tre con l’Ibrido Hot Six,  uno con l'Orchestra e il Coro della SPM di Villa Gordiani, tre con l'ensemble di Tony Rusconi e uno in veste di leader.

Ha fatto parte dell'Orchestra nazionale dell'AMJ  e della Sidma Orchestra, con la quale ha suonato nel 2003, sotto la direzione di Andrei Homzy, una nuova versione di Epitaph di Charles Mingus.

Nel 1998, su commissione di Radio Tre, ha scritto con il compositore Mauro Cardi l'opera Luz, per trio jazz e settetto da camera.

E' stato presidente della Scuola Popolare di Musica di Villa Gordiani di Roma (1999-2001) ed è titolare della cattedra di musica nel Liceo “Machiavelli” di Roma.

Da segnalare la realizzazione del testo universitario  Il jazz nella tradizione afroamericana, scritto in collaborazione con Luigi Onori e l’inserimento di una sua composizione nella fase finale dell’ International Songwriting Competition 2007.

Nel 2010 ha pubblicato il testo “Gentle Giant  I giganti del prog-rock” edito da Stampa Alternativa (con Cd allegato “Ibrido Hot Six plays Acquiring The Taste” ) e in occasione dell’uscita del libro ha suonato, insieme alla band, con i due ex Gentle Giant, Gary Green e Malcolm Mortimore.

Quasi un atto dovuto quello di ricordare la creatività di uno delle formazioni più innovative del periodo “Prog”, che, attraverso un linguaggio musicale fortemente espressivo e affabile, ha dato un senso stilisticamente inconfondibile ad album che di diritto entrano nella storia della musica contemporanea.

 

Ne parliamo con l’ideatore del progetto.

  

 

 

 

 

 

[foto di Luca Fiaccavento - www.lucafiaccavento.net]

 

Perché mai l’interesse di un jazzista per i Gentle Giant?

 

Come molti della mia generazione, sono nato musicalmente, a livello di ascolto, con il prog rock, e i Gentle Giant sono stati uno dei miei gruppi preferiti.

Quando nel 2005, l’Ibrido Hot Six era alla ricerca di nuovi stimoli per ibridare ulteriormente il proprio repertorio, composto da brani originali e rielaborazioni di composizioni di Coleman, Coltrane, Mingus, Dolphy, mi è sembrato naturale cercare tra i suoni del rock più creativo e la musica dei Gentle Giant  mi è apparsa ancora attuale e assolutamente contemporanea.

Ho scelto i pezzi più adatti alla nostra formazione, composta da me alla ance, Pino Capomolla ai flauti, Francesco Fratini alla tromba, Gianni Di Ruzza all’oboe, Gianluca Taddei e Sandro Lalla ai contrabbassi, e insieme abbiamo realizzato un approccio  fedele al  “testo” originale  ma anche aperto a spazi di natura improvvisativa.

Da allora i brani del “Gigante Gentile” sono parte integrante del repertorio dell’Ibrido, come dimostrano i nostri lavori discografici, in particolare “L’Eclisse” , pubblicato nel 2009 dalla Dodicilune.

In seguito è nata l’idea di scrivere il libro “Gentle Giant : I giganti del prog-rock”, idea sostenuta da Gianfranco Salvatore per la casa editrice Stampa Alternativa.

 

Quella del progressive fu un’epoca densa di fermenti innovativi e di ibridazioni tra stili tradizionalmente lontani per il gusto del pubblico: jazz e folk, rock e classica sinfonica, blues ed elettronica e via dicendo. Quale posto occupano i Gentle Giant in questo panorama?

 

I Gentle Giant occupano un posto di primo piano, perché hanno saputo esprimere una scrittura originale, in grado di fondere in maniera equilibrata le diverse culture musicali dei membri della band, attraverso le grandi capacità compositive di Kerry Minnear, il cui background “colto” faceva la differenza.

 

Cosa cambiò nella band quando smise di essere “spalla” e furono altri ad aprire i concerti? Ricordiamo quando furono gli Area di Demetrios Stratos ad aprire quello di Roma

 

In realtà i Gentle Giant continuarono a fare da “spalla” ancora per diversi anni. Dipendeva dai posti in cui suonavano e dall’organizzazione dei vari tour.

E’ vero però che in Italia, dopo la prima serie di concerti con i Jethro Tull, ebbero un grande successo e quindi furono subito invitati come band principale.

Il risultato fu che dal 1972 al 1976, diventarono una delle formazioni più amate nel nostro paese.

 

A fine anni Settanta arrivò il Punk…….vorrei commentare la seguente affermazione di Kenny Minnear : “non ci sentivamo minacciati dal Punk, penso fosse divertente, anche se mi disturbava, in quanto cristiano, dal punto di vista etico”.

 

In generale i membri della band ebbero un atteggiamento molto aperto nei confronti del punk, pur essendo molto lontani da quella visione musicale.

Penso che l’affermazione di Kerry Minnear, al di là della notazione di carattere etico-religiosa,  rifletta questa posizione.

 

Da un punto di vista tecnico quanto le improvvisazioni della band si possono intendere come, diciamo così, “intuizione jazzistica”?

 

La musica dei Gentle Giant è molto strutturata, lo spazio per l’improvvisazione è relativo, anche se Kerry Minnear (tastiere e vibrafono), Gary Green (chitarra) e Ray Shulman (violino) avevano spazi per assoli improvvisati.

Più che di “intuizione jazzistica”, parlerei di momenti di collegamento tra le varie sezioni di un brano, in cui predomina una certa cultura blues.

Naturalmente questo vale fino al 1976-1977, perché nell’ultimo periodo la musica del “Gigante Gentile” perse il carattere sperimentale dei primi intensi anni di attività.

 

Avendo arrangiato ben otto tra i più significativi e noti brani della band, quanto pensi abbia influito la tua cultura blue? Una scelta intenzionale oppure una “lettura obbligata”?

 

In realtà dal 2005 ho arrangiato undici brani dei Gentle Giant.

Nel Cd allegato al libro, l’Ibrido Hot Six suona l’intero “Acquiring The Taste”, uno dei dischi più visionari di quel periodo. Uno degli otto brani è stato arrangiato da un altro componente della formazione, Pino Capomolla. Inoltre ho creato alcuni collegamenti “Giant Links” , con funzione di introduzione e coda ad alcune composizioni dell’album.

Come ti dicevo, ho cercato di rispettare la musica originale, creando spazi per l’inserimento di parti improvvisate.

Penso che la nostre versioni strumentali , per un organico comprendente flauti, oboe, tromba, ance e due contrabbassi, esaltino la vocazione cameristica della musica dei Gentle Giant, una musica fortemente contrappuntistica, in cui anche le parti vocali hanno un’anima strumentale.

  

 

 

 

 

[foto di Luca Ficcavento - www.lucafiaccavento.net

Il tuo libro ha un andamento molto confidenziale, diaristico vorrei dire, un racconto emotivo sulla storia della band ma anche sulle tue risposte interiori nei confronti della loro musica.

 

Sono d’accordo con la tua impressione generale.

Nel libro ci sono diversi livelli di scrittura: quello storico narrativo, con un prologo dedicato alla prima formazione degli Shulman, “Simon Dupree & The Big Sound”, l’avventura musicale dei Gentle Giant raccontata in tre parti ed un epilogo incentrato sulla recente formazione di Gary Green e Malcolm Mortimore, i “Three Friends”.

C’è poi un piano più strettamente musicale, con la guida all’ascolto del Cd, in appendice, impreziosita da trascrizioni tratte dai brani di “Acquiring The Taste”, oltre l’analisi più o meno dettagliata di tutti i brani incisi dai Gentle Giant, analisi che scorre insieme alla parte storico-narrativa.

Il testo è completato da ricordi personali e una doppia intervista con Gary Green e Malcolm Mortimore.

In definitiva, un libro da leggere  ma anche da “ascoltare”.

 

Cosa ricordi a livello umano e artistico dell’esperienza tua e degli Ibrido con Gary Green e Malcom Mortimore?

 

E’ stata un’esperienza bellissima, una splendida settimana trascorsa con musicisti veramente unici, in quanto a disponibilità e generosità.

Abbiamo suonato al Naima di Forlì e al Crossroads di Roma, presentando un repertorio piuttosto corposo, con brani tratti da “Acquiring The Taste”, “Three Friends” e “Octopus”, senza dimenticare la presentazione del libro alla Casa del Jazz di Roma.

E’ difficile descrivere la musica, soprattutto quando si è direttamente coinvolti, ma penso che, attraverso il repertorio “strumentale” dei Gentle Giant, siamo riusciti, come Ibrido più Gary e Malcolm, a dare vita ad un’inedita miscela di rock- jazz , lontana però dagli stereotipi del genere.

Un ensemble dal forte impatto, un autentico ottetto “progressive” !

 

Quali progetti nel tuo cuore ?

 

Vorrei portare avanti la promozione del libro, coinvolgendo ovviamente anche l’Ibrido Hot Six.

Spero, in generale, di avere più occasioni per presentare e far conoscere la nostra musica., che è frutto di un lavoro molto accurato e profondo.

Per ora non ho altre idee che agitano il mio cuore ma, visto che parliamo di cuore,  mi piacerebbe ripetere l’esperienza umana e artistica con Gary e Malcolm.

Confido in qualche organizzatore “illuminato”.

 

Fabrizio Ciccarelli

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