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Interviste
Intervista a Sergio Coppotelli
di Fabrizio Ciccarelli
E’ da poco uscito il suo ultimo album, “Eclectic Taste” (Alfamusic 2012), già da noi recensito (http://www.4arts.it?dirDet=1&catD=social&idCont=16232&int=it) . Approfittiamo per parlarne con Sergio, esuberante decano del jazz italiano.
Ciao Sergio, innanzitutto grazie per averci concesso questa intervista. Iniziamo dall’affettuosa partecipazione all’album da parte dei migliori jazzisti italiani: un atto dovuto alla memoria storica delle bue notes italiche…
Caro Fabrizio, rispondo alle tue domande dell'intervista riguardo al mio vissuto musicale ( ti confesso che sono molto intriganti) alle quali sono ben felice di rispondere: è come riaprire lo scrigno dei miei ricordi molto lontani. Prima di tutto voglio ringraziare tutti i musicisti e le vocalist che hanno partecipato a questo album (alcuni dei quali ho tenuto a battesimo) e hanno voluto riconoscere in me - con affetto e stima - un musicista storico che ha saputo conciliare impegno e serietà professionale con la grande passione per il jazz confermando le sue doti di compositore, arrangiatore e strumentista.
Omaggi al grande jazz ma anche riflessioni su tue creazioni: quale pensiero invisibile lega le une alle altre? Puoi spiegarci la scelta della tracklist?
La scelta della tracklist è stata puramente occasionale: ricalca quasi le registrazioni dei brani che si sono susseguite anche secondo le disponibilità dei musicisti. Il pensiero invisibile che lega le mie creazioni, le une alle altre, è impresso proprio nel titolo di questo disco, "Eclectic Taste", perché si vuole fare una rivisitazione delle creazioni che si sono susseguite nel tempo della mia vita.Se si pensa che brani come “Persone”,” My greatest last love”,” Samba love Brasil”e “Non sbattere la porta”, sono state composte quasi 50 anni fa, “My Favourite and Romantic Waltz “all'età di 15 anni, fino ad arrivare a brani più recenti partendo da “Summer dream”, “Un altro giorno senza te”,” Walking in the park”,” Just in my age”, “La Trottola”, è chiaro che partendo dai 15 anni, un'età in cui il jazz era già entrato nelle mie vene folgorato da Django Reinhardt (ero al quarto anno di chitarra classica e suonavo Bach) il mio excursus musicale a tutt'oggi è molto lungo. Che cosa lega i vari momenti musicali che si sono succeduti in tutti questi anni? La passione per la musica e il jazz in particolare. Tenendo fede alle mie scelte musicali con la volontà e l'onesta di non tradirle mai.
Il cd inizia con “Just in my age” e termina con “Persone”, due brani molto sentiti sia da te che dai tuoi comprimari. E’ un caso o hai inteso mandare un messaggio a chi ascolta?
Il brano iniziale "Just in my age" è quello che chiude il disco con "Persone" ed è puramente occasionale. Naturalmente ho tenuto conto di variare, come faccio di solito nei miei concerti, le atmosfere dei brani,cercando di mandare un messaggio a chi ascolta, anche a persone meno ferrate in jazz. E' chiaro che ad ogni brano ho voluto dare, specialmente nella cover di “Giant Steps” e “My Favourite Things”, oltre che ai miei, un'impronta particolare che mi contraddistingue sempre negli arrangiamenti, per dargli una nuova veste.
Attraversi molti generi “blue”, bossa, bop, hard, blues, ballad: quale senti più vicino al tuo modo d’intendere la musica?
Ho cercato, pur attraversando molti generi musicali,di privilegiare soprattutto tutto ciò che riflette vero amore e poesia per la musica di qualsiasi genere. Naturalmente l'amore per il Jazz ha prevalso su tutto,al quale ho dedicato tutte le mie esperienze (dalla musica classica), professionali , compositive, oltre un profondo studio nella ricerca della vera essenza di questa arte che mi ha permesso,nel mio piccolo, di costruirmi una cifra stilistica e creativa, supportata da una tecnica alla quale ho dedicato molta attenzione senza mai sovrapporla alla poesia.
Il mondo non si ferma mai, tanto meno il tuo…se dovessi ricominciare da capo quali scelte non faresti?
Rifarei tutte le scelte che ho fatto nelle varie circostanze della vita, anche quella di aver avuto il coraggio di rifiutare un vantaggioso contratto offertomi da Carosone nel 55', nel pieno della sua fama, che prevedeva la sua prima tournèe in America oltre ad un concerto alla “Carnegie Hall”. Di questo rifiuto Renato rimase molto offeso, anche perché dopo pochi mesi accettai una proposta di far parte di un quintetto costituito dal suo ex sassofonista Riccardo Rauchi, anche lui amante del jazz, per formare un nuovo gruppo, dove io avrei avuto una parte rilevante e che, di lì a poco, attraverso la televisione e vari dischi di successo avrebbe avuto una notevole affermazione . Così mi sono trasferito a Milano dove ho avuto l'opportunità anche di conoscere e suonare con tutti i musicisti jazz dell'area milanese come Valdanbrini, Gianni Basso, Franco Cerri e tanti altri. Con tutto il rispetto per Renato, la sua musica mi portava fuori dal mio percorso musicale, che a conferma di quanto già detto non avrei mai tradito.
Cosa ne pensi dell’attuale panorama del jazz italiano? Che differenza trovi con quello nel quale hai iniziato a suonare?
Il panorama del jazz italiano lo trovo molto interessante, evoluto con riconoscimenti a livello internazionale. E questo è un traguardo che sino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile. Riguardo al jazz che ho iniziato a suonare nel ’45, rispetto ad oggi la differenza è notevole. Pur avendo attraversato e apprezzato vari periodi storici del jazz fino all'Hard Bop e Free Jazz, il momento in cui questa musica ha incominciato a contaminarsi, con le varie forme musicali, l'elettronica e altre di pseudo jazz, ho visto snaturare la vera essenza di questa musica. E questo, per quel che mi riguarda, è la cosa che più mi dispiace. Quando mai Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Sonny Rollins e tutti i più grandi si sarebbero avventurati su questa strada iniziata da Miles Davis? E' una domanda che mi rivolgo spesso e alla quale non so dare risposta.
Una testimonianza su tutte: quale performance ti è rimasta nel cuore?
Le performance che più mi sono rimaste nel cuore sono due. Durante una serie di concerti al Teatro dell'Opera, nell'ambito della Rubrica della terza rete RAI "Un Certo discorso Musica," l'Orchestra della Rai di cui ho fatto parte per molti anni fu impegnata e diretta dai più importanti jazzmen del calibro di Gil Evans, Archie Shepp, George Russel. E' stata l'occasione per mettermi in luce soprattutto con Gil Evans che, dopo avermi ascoltato suonare durante le prove, capì subito le mie possibilità tecniche e jazzistiche, tanto da assegnarmi delle parti di notevole difficoltà, dandomi così la possibilità al tempo stesso di eseguire molti assoli di improvvisazioni ad alto livello, alla stessa stregua di solisti come Lee Konitz e altri di cui non ricordo i nomi, che mi valsero alla fine del concerto da parte di Evans il più bel complimento della mia vita : "Sergio, I am glad to hear you". Un 'altra importante performance l'ho avuta durante un meeting con Jim Hall, ospite un giorno a casa mia. Dopo aver ascoltato con molto interesse alcune registrazioni dei miei concerti, abbiamo finito per prendere naturalmente le chitarre in mano e con una registratore di fortuna ci siamo esibiti in un confronto diretto suonando un mio brano, improvvisando in piena libertà senza alcuna prova. La sua sorpresa e meraviglia, pur sapendo che ero il chitarrista dell'Orchestra della RAI e un suo seguace, fu che durante l'improvvisazione le mie frasi esprimevano un concetto più moderno e tecnico del jazz, con un feeling altrettanto importante, tanto che alla fine del brano mi disse : "Sergio you got it" .
Posso chiederti un’appendice alla tua storia musicale?
Oltre a comporre brani di musica di vario genere,dal 65 al 78 circa ho avuto un trascorso di compositore di canzoni. Determinante fu l'incontro con Antonio Amurri il quale con molta intuizione delle mie qualità musicali mi affidò dei testi che mi diedero l'occasione, mai avuto prima, di scrivere delle canzoni interessanti scoprendo cosi un talento di cui non avrei mai sospettato. Lo stesso Bruno Martino, con il quale sono stato legato moliti anni, ritenendole adatte alla sua personalità scelse di inciderne alcune anche per dare un tocco di modernità al suo stile. Una in particolare," E Non sbattere la Porta", ebbe un gran successo commerciale e fu scelta anche come sigla di un programma televisivo. Anche Rita Pavone ne era entusiasta, ma era legata alla RCA e non le fu concesso di Inciderla. Anche un altro brano intitolato,"Che Sarà di noi", piacque moltissimo a Mina che, ascoltandola durante un incontro con me presente in casa di Amurrri la scelse fra tante per inciderla. Purtroppo, molto provata per il grave incidente nel quale fu coinvolto il marito, sconvolse tutti i suoi piani e la cosa svanì. Aggiungo che questi brani sono inseriti nei Cd di Bruno distribuiti a livello internazionale e aggiungono alla mia carriera qualcosa in più che mi rende molto orgoglioso.
Che differenza c’è tra “eseguire” e “interpretare”? Te lo chiedo perché nell’album mi sembra che tu “immagini” più che “riproporre”.
La differenza fra "eseguire e "interpretare” non me la sono mai posta. Penso però che quando eseguo un brano , specialmente una ballad, cerco di interpretarla con tutto il feeling che mi ispira, dove naturalmente l'immaginazione naviga al di sopra del momento creativo che non sarà mai più uguale anche se eseguissi lo stesso brano mille volte. E' chiaro che nell'album ci sono momenti dove eseguire e interpretare si susseguono . Se devo eseguire un tema insieme ad un altro strumento lo dobbiamo suonare in perfetta sintonia e interpretarlo nel modo che richiede, dove immaginazione ed esecuzione sono un tutt’uno.
Che dire del tuo incontro con l’attenta Alfamusic?
La nostra conoscenza risale già a moliti anni fa, quando il Maestro Stefano Trasimeni mi invitò a realizzare con l'Alfa un disco in Quartetto, con importanti musicisti che mi hanno sempre accompagnato, “ Blues in the Sky”. Da allora ci siamo sempre tenuti in contatto con sincera amicizia e stima fino a realizzare in solitaria, con la chitarra da solo, un altro disco intitolato “Goin’ Solo”, precedente a quest'ultimo. Come vedi la scelta di affidarmi a questa Label non è stata occasionale.
E adesso cosa possiamo attendere da Sergio Coppotelli?
Che cosa ci si può attendere da Sergio nel prossimo futuro.... mi verrebbe da dire che cosa farò da grande? Se a 82 anni sono riuscito a realizzare un disco, "Eclectic Taste”, facendo appello alla passione, alla volontà, all'entusiasmo, con notevole dispendio di energie nonostante l'età, a 83 , se le motivazioni saranno le stesse e le energie mi sorreggeranno, vorrei iniziare una seconda carriera con un disco intitolato :"E non finisce qui!"
Fabrizio Ciccarelli
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